Lloyd Cassel Douglas: i romanzi furono il suo pulpito

Il pastore luterano è passato alla storia letteraria come autore di best seller sulla figura di Cristo e dei suoi primi discepoli
Richard Burton nel film "La tunica"

Tra gli anni Trenta e i Novanta dell’Ottocento s’impose in Europa e anche all’estero una rosa di romanzi ambientati all’epoca della classicità romana e dei primi cristiani, romanzi di milioni di copie vendute dai quali vennero tratti film anch’essi di straordinario successo: si va da Gli ultimi giorni di Pompei di Edward Bulwer-Lytton (1834) a Fabiola o la Chiesa delle Catacombe di Nicholas Wiseman (1853), da Ben Hur di Lew Wallace (1880) a Quo vadis? di Henryk Sienkiewicz (1896), titolo che meritò all’autore polacco il Nobel.

Malgrado la serie, il filone storico-biblico era tutt’altro che esaurito. Gli anni Quaranta del Novecento, infatti, registrarono la pubblicazione negli Usa di due best seller nei quali la vicenda di Gesù s’intreccia a quella dei suoi primi discepoli e alla diffusione del vangelo: La tunica (1942) e Il grande pescatore (1948).

Lloyd Cassel Douglas

Lloyd Cassel Douglas, autore di entrambi i titoli (ora riproposti da Itaca editrice) e già famoso per Magnifica ossessione e il film omonimo che ne fu tratto, era un pastore luterano statunitense che per trasmettere il messaggio evangelico ad un vasto pubblico aveva avuto l’idea geniale di scrivere romanzi al posto di testi teologici e spirituali che pochi avrebbero letto. Con ciò non faceva che seguire le orme di un altro ecclesiastico, cattolico stavolta: l’arcivescovo di Westminster e poi cardinale Wiseman, autore di Fabiola, la matrona romana convertitasi al cristianesimo durante la persecuzione di Diocleziano.

Il travolgente successo de La tunica e Il grande pescatore, rinverdito dal successivo adattamento per il grande schermo realizzato da Hollywood con la solita magniloquenza e spettacolarità, consacrò Douglas il più amato autore di romanzi storici ispirati dalla Bibbia del Novecento.

Protagonista del primo titolo non è un personaggio dei Vangeli canonici, ma un oggetto: la tunica senza cuciture appartenuta a Gesù, che due diverse tradizioni vogliono attualmente custodita a Treviri (Germania) e ad Argenteuil (Francia). La storia inizia col giovane tribuno Marcello Gallio, inviato in Palestina a presiedere le truppe di frontiera e costretto ad eseguire la condanna a morte di un “rabbi” sovversivo (aveva minacciato di distruggere il tempio di Gerusalemme!).

Dopo la crocifissione di Cristo, il romano si aggiudica ai dadi la sua veste, ma profondamente turbato da quell’uomo e da quell’indumento che sembra dotato di poteri soprannaturali, avverte il bisogno di redimersi dal peccato di aver crocifisso un innocente. Travestito da mercante di stoffe, Marcello inizia un pellegrinaggio che dai luoghi frequentati da Gesù lo conduce fino a Roma, dove il nuovo imperatore Caligola ha instaurato un regime di terrore e di persecuzione dei cristiani. La sua indagine su quel giusto lo porterà alla conversione.

S’intreccia a questa vicenda “apocrifa” la storia d’amore del tribuno con Diana, lei pure convertitasi al cristianesimo: insieme s’avvieranno al martirio. Prima però la giovane riesce ad affidare la tunica, pervenuta nelle sue mani, ad uno schiavo perché la consegni «al Pescatore». Una conclusione che già prefigura il secondo romanzo.

Nel Grande pescatore la veste indossata da Cristo verrà effettivamente consegnata al capo degli apostoli Pietro. Se nella Tunica Douglas si concentra su due protagonisti pagani – il tribuno Marcello Gallio e la nobile Diana – e sulla loro adesione alla nuova fede, stavolta al centro della narrazione è un giudeo che dopo una vita di lavoro dedita alla pesca s’imbatte nel «figlio del falegname», supera l’iniziale scetticismo e, conquistato dal fascino di quel maestro diverso dagli altri, inizia a seguirlo.

Parallela a quella di Pietro è la movimentata vicenda di Fara, figlia del tetrarca di Galilea Erode Antipa, e del suo innamorato Voldi. Lo scenario è quello di un mondo dominato da violenza, sopraffazione, guerra, nel quale un uomo di umili origini, rozzo e impulsivo come Simone figlio di Giona è stato scelto per annunciare un modo di vivere non di questo mondo, ma che inizia qui e ora.

Anche con questo secondo romanzo dall’incalzante ritmo “cinematografico” Douglas cattura il lettore attraverso un sapiente intreccio di personaggi e avvenimenti, finalizzato a mettere in luce ciò che ha condotto i primi cristiani a credere in Gesù, ma anche le sfide interne ed esterne che le prime comunità di credenti, nel loro espandersi, si trovano ad affrontare.

Ben meritata la popolarità raggiunta da questa dilogia, a conferma di quanto l’autore stesso aveva dichiarato: «Sono in tanti ad avvertire il disperato bisogno di una guida etica e spirituale, ma hanno paura di cercarla in una seria pubblicazione didattica. La mia convinzione è che molti possono essere avvicinati con successo attraverso un romanzo che fornisca l’ispirazione desiderata in una forma a loro gradita».

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