L’Italia unita? Prima del 1861

Poesia ed arte hanno unificato da secoli il Belpaese.
G. fattori: "Ingresso di Garibaldi a Palermo".

Nel Settecento era di moda il Grand Tour. Cioè il viaggio culturale che i danarosi gentiluomini tedeschi o inglesi facevano “per il proprio piacere”, in Italia. Qualche nome? Wolfgang Goethe, che ha visitato tutto. E, dopo di lui, Byron. Prima di loro, nel Seicento, Rubens e Velàzquez, quando si veniva “in Italia” per imparare l’arte (e comprare opere).

 

Infatti, prima che Metternich la definisse una «espressione geografica», l’Italia era vista in Europa come un popolo definito da precise identità culturali e religiose, anche se non ancora politiche, con una caratteristica “polifonia” derivante dalla sua storia, quella delle “molte città”, diventate poi “ i molti campanili”.

 

La storia dell’unità culturale italiana è antica. Dante, a proposito della lingua, ne dà una definizione unificante: «Il bel paese dove il sì suona», Petrarca scrive una Canzone all’Italia, e siamo nel Trecento. Di Italia, come una “nazione”, ne parlano Machiavelli e Guicciardini, e si va in su passando attraverso Goldoni, Parini, Alfieri, per arrivare a Foscolo e Leopardi, per i quali essa è ormai la “patria”, già prima del 1861.

 

Una nazione dunque, cioè popoli che si sentono “unificati” da tradizioni, religioni e lingua. L’italiano, già dal Cinquecento, è lingua nazionale, anche se delle persone istruite all’epoca, prima dell’alfabetizzazione di massa che ora, grazie a cinema e televisione, gli ha fatto assumere i connotati di un linguaggio “misto” tra inglesismi e dialetti romanocentrici.

 

Elemento incisivo sulla “personalità Italia” è stata la religione cattolica con i risvolti artistico-culturali sotto gli occhi di tutti e poi con la presenza del pontefice. Se certi politici o commentatori televisivi e giornalistici avessero presente questo, che non è affatto un “particolare”, ci libererebbero dalle sciocchezze fatte passare per storia che oggi si sentono dire, scoprendo, come è appena successo, che la “lega lombarda” era una lega “italiana” (Legnano si canta nell’Inno di Mameli!) sostenuta, guarda caso, dal papa. E, per tornare alla lingua, lo sanno alcuni nostri commentatori che nel Sei e Settecento l’italiano era la lingua europea della cultura e della musica, che noi abbiamo esportato anche con l’opera lirica?

 

Siamo un solo popolo, polifonico certo, ma uno da secoli. Anche se poi, col Manzoni, si poteva cantare «liberi non sarem, se non siam uni», cioè unificati in uno Stato. Ce l’abbiamo fatta. Vale la pena mantenerla.

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