Tra vecchie certezze…
Partiamo dai veterani con una fantastica Federica Brignone che, a 9 mesi dal terrificante infortunio, torna in gara da protagonista con un sesto posto che sa di miracolo sportivo.
E a proposito di veterani andiamo all’eterno Roland Fischnaller che, alla “veneranda” età di 45 anni, continua a riscrivere la storia dello snowboard alpino. L’azzurro, infatti, dopo il trionfo a Cortina d’Ampezzo e Scuol, conquista anche lo slalom gigante parallelo di Simonhöhe, in Austria, superando in finale l’idolo di casa Fabian Obmann. Per l’atleta classe 1980, il successo austriaco rappresenta il trionfo numero 25 – e il podio numero 55 – nei 16 anni di carriera ad altissimo livello. Un successo che vale un’Olimpiade per l’azzurro che, ai microfoni della FISI commenta: «Per me è una vittoria fantastica, da condividere con i compagni. Posso finalmente dire di essermi qualificato per la mia settima Olimpiade, mi rende veramente orgoglioso, mi sto godendo le gare, non potrei chiedere di meglio. Sono fiducioso». E fiducioso è anche Aaron March, l’altro veterano azzurro che, dopo aver perso la semifinale contro Fischnaller, vince la finalina contro il coreano Sangho Lee, e sale sul gradino più basso del podio, regalando all’Italia il doppio podio nella prova austriaca. Con questo terzo posto, inoltre, March guida la classifica generale con 515 punti, seguito da Maurizio Bormolini a quota 491 e la classifica dello slalom gigante parallelo con 410 punti, mentre Bormolini resta leader provvisorio dello slalom parallelo con 132. Lo squadrone azzurro di snowboard, quindi, con atleti del livello di Fischnaller e due atleti leader nelle rispettive specialità, può dirsi più che fiducioso per il prossimo appunto a 5 cerchi.
E fiduciosa può essere anche l’Italia del biathlon che chiude il weekend di Lasa con un doppio trionfo. Si inizia, infatti, con il capolavoro di squadra con il trionfo nella staffetta mista di Wierer, Vittozzi, Hofer e Giacomel che mancava all’Italia dal 2019. Dopo 7 anni di attesa, gli azzurri riescono a portare a casa il successo numero 7 della stagione e il podio numero 16 in una prova corale di altissimo livello conclusa da Giacomel che commenta così l’impresa della squadra: «Penso che i miei compagni hanno svolto una gran lavoro. Ero nella posizione di attaccare e ci sono riuscito, è un bel giorno per essere italiani, oggi è stato qualcosa di speciale».
Come speciale è il podio – a sole 24 ore di distanza da quello di squadra – di Lisa Vittozzi che è terza nella mass start che chiude la tappa di Coppa del Mondo di Nove Mesto: un podio con vista sul febbraio olimpico per l’azzurra di Sappada che cede solo nel finale di fronte alle francesi Julia Simon e Oceane Michelon. Per la nostra Lisa si tratta del terzo podio stagionale dopo la vittoria nell’inseguimento di Hochfilzen ed il terzo posto nello sprint di Ruhpolding.
…e nuovi volti da campioni
E dai veterani passiamo alla nuova generazione di campioni con atleti giovani, giovanissimi, che partono da 16 anni. E dai più giovani, anzi, dalla più giovane partiamo perché ai Campionati Europei di Lasa l’Italia scrive una pagina memorabile dello slittino su pista naturale monopolizzando il medagliere con ben tre titoli continentali. E tra questi titoli, quello che più ha rubato la scena, è stato quello di Nina Castiglioni che, a soli 16 anni, è la nuova regina d’Europa nello slittino singolo femminile. L’altoatesina, nata nell’ottobre 2009, infatti, firma il miglior tempo in entrambe le manches e chiude con il crono complessivo di 2’08″59, imponendosi con autorevolezza su tutte le altre e raccogliendo idealmente il testimone di Evelin Lanthaler, dominatrice delle ultime 5 edizioni.
A fare compagnia a Nina sul tetto d’Europa ecco anche il singolare maschile con il podio tutto azzurro guidato da Daniel Gruber e seguito da Alex Oberhofer nel podio completato da Fabian Brunner.
E anche nel doppio maschile l’Italia conferma il suo strapotere con i fratelli Matthias e Peter Lambacher che conquistano il titolo europeo con il tempo di 1’08″34, precedendo gli austriaci Maximilian Pichler e Nico Edrlinger e l’altra coppia azzurra formata da Tobias Paur e Andreas Hofer.
E dall’en plein dello slittino passiamo allo sci alpinismo con il primo podio in carriera per un altro giovane campione, il 24enne Matteo Sostizzo che, con il terzo posto nel vertical di Andorra sale per la prima volta in carriera sul podio di Coppa del Mondo. Il vicentino ha chiuso la sua gara alle spalle dell’elvetico Remi Bonnet e dell’austriaco Paul Verbnjak e regala all’Italia una medaglia che in questa specialità mancava da due anni, dal terzo posto di Federico Nicolini a Schladming.

Giovanni Franzoni, primo classificato, è ancora sul podio dopo la discesa libera maschile della Coppa del Mondo di sci alpino FIS a Kitzbühel, in Austria, il 24 gennaio 2026. Ansa EPA/ANNA SZILAGYI
E chiudiamo la carrellata di trionfi di giovani campioni con il primo successo in carriera in discesa libera per la giovane stella che ci aveva già stregato nelle scorse settimane: il 24enne Giovanni Franzoni che trionfa nella discesa libera di Kitzbuhel. L’azzurro riuscendo a dominare la Streif di Kitzbühel – battendo, tra l’altro, l’immenso Marco Odermatt – diventa il quarto azzurro di sempre a trionfare nel tempio della velocità, dopo solo Dominik Paris (3 volte nel 2013, 2017 e 2019), Kristian Ghedina nel 1998 e Peter Fill nel 2016 è il terzo italiano della storia a vincere una gara di Super G e di discesa libera nella stessa stagione, impresa riuscita soltanto a Kristian Ghedina e Dominik Paris.
Il classe 2004 di Manerba sul Garda, al secondo successo della carriera – a soli 8 giorni dalla vittoria nel superG di Wengen – commenta così la sua impresa: «Questo è davvero un sogno, sto tremando dall’emozione. Per me è stata una giornata speciale: in partenza avevo in mente Matteo Franzoso perché l’anno scorso condividevamo la stessa camera e per me era la prima volta qui – dice l’azzurro ricordando l’amico –. Ho pensato subito che fosse il momento giusto per dedicargli ‘La Gara’, perché questa è la gara che tutti vogliono vincere. Non so bene come abbia fatto, è stata la miglior dedica che potessi fargli. Non tutti possono vincere a Kitzbuehel, io ce l’ho fatta».
E Giovanni, insieme a tutti gli altri campioni azzurri ce l’ha fatta, non a vincere una medaglia, non a salire sul podio, ma a regalarci delle emozioni che sappiamo rivivremo ancora più intensamente in quel di Milano-Cortina.