L’Italia ha bisogno di un anno di qualità

È l’anno dell’unità d’Italia. Per la 150° volta. Non poco. Ma c’è bisogno di una nuova unità. Quale? Un’unità democratica, popolare, solidale.
copertina cn 01/2011

È l’anno dell’unità d’Italia. Per la 150° volta. Non poco. Ormai non possiamo più, noi italiani, trincerarci dietro il consueto autolesionistico pessimismo – «siamo una giovane democrazia… non sappiamo cosa sia uno Stato unitario… gli altri sono meglio di noi…» –, dobbiamo camminare con la schiena dritta, in un contesto che non appare troppo favorevole, né a livello nazionale né internazionale. In fondo siamo il Paese al mondo con la tradizione artistico-culturale più ricca, i nostri paesaggi incantano chiunque, la nostra proverbiale giovialità ancora resiste, il made in Italy è tra i più ricercati marchi e i nostri atavici difetti permettono all’orbe terracqueo di sorridere.

 

Certamente, però, di questi tempi l’unità d’Italia pare invecchiata, le rughe affiorano. Nemmeno le imprese calcistiche sembrano più riuscire ad unirci, al punto che qualcuno teme per l’integrità della nazione o addirittura la auspica. C’è bisogno di una nuova unità. Ma quale? Un’unità democratica, popolare, solidale. Quella che è una perché molteplice, e può essere molteplice perché prima è una. Quella che si occupa degli ultimi, non solo dei primi della classe, e opera per la valorizzazione delle ricchezze dell’altro, oltre che delle proprie, perché il vantaggio che ne risulta è reciproco. Quella che sa fare proposte condivise perché sa ascoltare la parte avversa e che riesce a far pagare a tutti le tasse, ed equamente, in modo che le tasse diminuiscano per tutti. Quella che, perché sicura della propria identità, riesce ad essere accogliente; oppure, ed è molto meglio, quella che nell’accoglienza trova la propria identità. Quella che sa che l’unità ha bisogno di pace, giustizia ed uguaglianza per essere libera, e che non unisce solo i luoghi, e nemmeno solo le menti, ma anche i cuori.

 

Seguiremo attentamente questo 150° anniversario, nei suoi eventi ma soprattutto nelle sue tematiche, come la coesione sociale, il rapporto tra Stato e Chiesa, il federalismo. Ma cercheremo di trovare l’unità d’Italia anche nei suoi luoghi, nelle sue città, per cogliere ovunque le nuove vie di coesione, solidarietà e fraternità. Come sempre cercheremo di farlo col nostro stile di ascolto, senza gridare, alla ricerca testarda di quel che unisce piuttosto di quel che divide, del bene comune: «Il Cristo, nato per noi, ispiri i responsabili, perché ogni loro scelta e decisione sia sempre per il bene comune», ha auspicato il papa a Natale. Faremo tutto ciò anche col vostro aiuto, care lettrici e cari lettori, privilegiando la qualità del prodotto e non solo e non tanto la quantità.

 

L’anno passato è stato un anno di grandi novità per Città Nuova: nuovo formato, nuova grafica, sito web diventato un quotidiano, l’iniziativa dei libretti “Passaparola”. Abbiamo avviato tali novità con decisione, seppur in un contesto non facile, come l’abolizione delle tariffe postali agevolate. Quest’anno sarà perciò, doverosamente, un anno di perfezionamento. Un anno di qualità. Così avrete qualche rubrica nuova, avviamo dei forum nei quali confrontare posizioni diverse in ascolto reciproco, il sito diventerà sempre più multimediale. E così svilupperemo la rete dei corrispondenti regionali e nazionali, i libretti diventeranno 12, la grafica e le foto saranno curate ancora di più…

 

Buon anno, insieme, allora, un anno di qualità!

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