L’Italia della vela

Caterina Marianna Banti, 30 anni, è campionessa europea e bronzo al mondiale nel Nacra 17 full foiling, il catamarano olimpico

Caterina, volevi diventare una velista fin da bambina?

Da bambina ho vissuto in Somalia ed Eritrea, dove mio padre lavorava come studioso di glottologia prima di diventare Prorettore dell’Orientale di Napoli. Ho sempre fatto sport, ma sono salita in barca la prima volta solo a 13 anni seguendo mio fratello di tre anni più piccolo che già faceva vela a livello agonistico. Non ho però proseguito, perché volevo dedicarmi allo studio e alla mia attività come Scout Agesci.

Cosa ti ha insegnato il tuo periodo all’estero? Ho conosciuto culture diverse imparando che il dialogo non solo è possibile, ma è una necessità dell’uomo. Ho conseguito una laurea in Studi Islamici all’Orientale  di  Napoli e vissuto due anni in Tunisia impegnandomi nel dialogo interculturale e interreligioso.

E come hai deciso di intraprendere la campagna olimpica?

A 21 anni, quasi per gioco ho fatto da prodiera a mio fratello Giacomo sull’Hobiecat 16. Mi si è aperto un mondo e ho scoperto la sconfinata passione per la vela, uno sport che ti mette a contatto con la natura e che presuppone grande preparazione atletica, ma anche grande concentrazione, impegno e studio. Il mio maestro di allora, Matteo Nicolucci, seppe trasmettermi questa passione e io fui sempre più coinvolta da questo sport scoprendo che l’impegno messo negli studi era lo stesso che dovevo mettere nella vela: studio e determinazione, spirito di sacrificio e costanza.

Come è iniziata la tua avventura sul Nacra 17 e il sogno olimpico?

Nel 2012 il catamarano venne reintrodotto come classe olimpica e io cominciai la campagna olimpica regatando con Francesco Porro. Nel 2013 abbiamo concluso 14^ al Mondiale e siamo entrati in squadra nazionale. Sono stati anni in cui ho imparato molto, ho dovuto accettare i miei limiti e le mie paure. Sono maturata tanto come atleta, ma soprattutto come persona. Nel 2015 ho cambiato compagno regatando con Lorenzo Bressani, un eccellente velista professionista.

Oggi sei in coppia con Ruggero Tita, atleta delle Fiamme Gialle. Com’è nato il vostro sodalizio sportivo?

Ruggi, come lo chiamiamo nel mondo della vela, ha 25 anni ed è stato ai Giochi di Rio sul 49er. A marzo 2017 abbiamo cominciato la nostra campagna olimpica verso Tokyo 2020 grazie anche alle Fiamme Gialle, al mio circolo (Circolo Canottieri Aniene) e alla Federazione Italiana Vela che ci hanno supportato nella nostra scelta e ci aiutano nella nostra attività agonistica. Oggi con un oro  all’Europeo e Bronzo al Mondiale siamo ancora più motivati verso il nostro sogno: una medaglia olimpica.

Al Mondiale fino all’ultimo eravate primi, poi un incidente vi ha fatto perdere le prime posizioni: avete rimpianti?

No, nello sport, come nella vita, bisogna imparare dagli errori per migliorarsi: bisogna avere l’umiltà per accettarlo. Quando siamo tornati a terra dopo l’ultima prova e sapevamo di essere terzi, Ruggi ed io ci siamo abbracciati e ci siamo detti che la prossima volta sarà oro. Bisogna sempre ricominciare.

Per due anni sei stata istruttrice Optimist presso il Circolo Ali6 Club Vela, la barca dei bimbi dai 6 anni che si avvicinano alla vela…

Lavorare coi bimbi è meraviglioso, perché non hanno filtri e sono entusiasti. Ho cercato di trasmettere loro non solo la tecnica velica, ma soprattutto la lealtà, la sana competizione sportiva, il gioco di squadra attraverso l’aiuto reciproco, il senso del sacrificio. Un bimbo di 6 anni che si trova in mare con 5 gradi e le onde, deve superare molte paure e deve potersi fidare dell’istruttore che deve saper essere vero punto di riferimento. Oggi non alleno più, ma i miei piccoli atleti sono sempre nel mio cuore e appena posso li vado a trovare, loro seguono le mie gare e tifano entusiasti.

 

 

Verso Tokyo 2020

Il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha comunicato a World Sailing la decisione di introdurre i foil sui Nacra 17. Cos’è il foil? Una sorta di appendice sotto gli scafi – inventata negli anni ’60, ma tornata ora di moda grazie ai materiali più leggeri – che consente di andare molto più veloci, anche con poco vento.

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