L’Italia del motocross è campione del mondo: Cairoli, trionfo e ritiro

L’Italia è campione del mondo a Mantova: dopo i trionfi del 1999 in Brasile e del 2002 in Spagna, il terzo successo nel Motocross delle Nazioni, il primo in casa. Protagonisti dell’impresa Guadagnini, Lupino e Cairoli, che due settimane fa ha aveva annunciato il suo ritiro.
Motocros Cairoli foto archivio LaPresse - Spada 16 Aprile 2017 Pietramurata (Tn) - Italia Sport Motocross FIM Motocross World Championship MXGP Nella foto: Antonio 'Tony' Cairoli

L’Italia è campione del mondo di Motocross! In questa magica estate dello sport azzurro, è arrivato a Mantova il terzo storico successo nel Motocross delle Nazioni, il primo in casa. Dopo quelli conquistati nel 1999 in Brasile e nel 2002 in Spagna, stavolta a centrare l’impresa sono  Cairoli, Guadagnini e Lupino, capaci di ribaltare i pronostici sotto la pioggia sopravanzando Olanda e Gran Bretagna. 19 anni dopo, il successo risulta particolarmente emozionante perché arrivato in casa, sotto il diluvio: solo quinta la Francia, sesto il Belgio.

Una gioia speciale per il mitico Tony Cairoli che, due settimane dopo avere annunciato in conferenza stampa ufficialmente il suo addio alle corse, va ad aggiungere questo straordinario successo ai 9 titoli, 93 vittorie e 177 podi portati in bacheca in quasi 20 anni di Motocross. La storica 222 del grande Tony Cairoli verrà ritirata: per l’occasione, il campione originario di Patti (Messina) è sceso in pista con il numero 46 di Valentino Rossi.

Il mito di Cairoli chiude in trionfo

E come desiderare un addio migliore, dopo l’annuncio di lasciare? «Il Motocross è la mia vita, resterà la mia grande passione e con KTM continuerò il mio percorso, anche se con un ruolo diverso» aveva affermato e scritto a Roma. «Ve lo devo proprio dire: non è stata una decisione facile da prendere, ma è arrivato il momento per chiudere un capitolo della mia vita e aprirne un altro, non può essere sempre velocità, fango e gloria – aveva scritto sul proprio profilo Instagram. – Non mi sono mai fermato a pensare come sarebbe stato questo momento e ora fa un po’ impressione essere qui davanti a voi. Lo sapete che non mi piace particolarmente parlare di me in pubblico, ma voi non siete un semplice pubblico, voi siete stati una parte importante anzi, fondamentale, dei miei ultimi 18 anni. A dirla tutta, voi siete stati i miei ultimi 18 anni. Ora avrò più tempo per Chase, per Jill e per me. Il mio pensiero va a mia madre, a mio padre, alla mia famiglia; a quegli anni in Sicilia quando le prime gare erano solo sogno e sacrificio, per tutti. Ogni volta che ho vinto un titolo, il mio pensiero andava a loro; ne sono arrivati nove di titoli, qualcosa che non avrei mai potuto immaginare quando, attorno a casa, bruciavo litri di miscela girando in tondo».

«Ho sempre detto che i numeri e le statistiche non significano molto per me, e lo penso davvero… io vivo il momento e la vittoria è solo il frutto del lavoro che faccio con passione ogni giorno. Vincere ancora mi piacerebbe, ovvio, ma non aggiungerebbe molto a quello che sono. Il mio primo titolo fu già qualcosa di incredibile, la realizzazione di un sogno per me e per la mia famiglia. Poco prima, a diciannove anni – aveva ricordato – stavo per smettere, poi la chiamata del team De Carli ha ridato slancio alla mia carriera. Quel giorno di ottobre la mia vita è cambiata e dopo diciott’anni siamo ancora qui, a lavorare e lottare, cercando di vincere ancora un titolo con la stessa squadra: una cosa unica nella storia del nostro sport e la nostra motivazione per questa sfida è sempre la stessa, come il primo giorno. In questo percorso ho avuto la fortuna di incontrare persone speciali, e oltre a Claudio, alla sua squadra e alla sua famiglia, ci tengo a ringraziare Pit Beirer, una persona eccezionale che è stata fondamentale nel farci sentire sin dal primo giorno parte della famiglia KTM. Di sicuro resterò nell’ambiente, il motocross è comunque la mia vita, resterà la mia grande passione e con KTM continuerò il mio percorso, anche se con un ruolo diverso. Voglio infine ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato in questa avventura, e i tantissimi tifosi che mi hanno sempre dato quella carica per dare il 222%. Mi aspettano ancora tante cose da fare nella vita dopo il 2021, ma intanto – aveva concluso – c’è ancora un obiettivo a cui dobbiamo pensare…grazie ragazzi!».

Il finale da brivido

Detto, fatto, con brividi dalla curva 1 di gara 3, quando Alessandro Lupino (Ktm) è stato sbalzato fuori dal tracciato ed è rientrato poco dopo curva 2: la direzione aveva deciso di infliggere una penalità di 10 posizioni al pilota del team poco dopo metà manche, di fatto obbligandolo a rischiare il tutto per tutto. Lupino occupava infatti l’ottava posizione e il conto dei punti in tempo reale era a pari merito con l’Olanda. Serviva un sorpasso, arrivato come nelle romantiche storie a neanche 5’ dallo scadere del tempo regolamentare, dopo due manche estenuanti e sotto una pioggia portentosa, per liberare l’urlo di gioia di tutto il pubblico accorso a Mantova  supporto degli azzurri e, probabilmente, a tributare l’ultimo saluto al mitico Cairoli e ai suoi degni eredi.

 

 

 

 

 

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