L’Iran, elezioni e scambio di prigionieri

L’Iran si appresta a “eleggere” (degli 80 candidati, 74 sono stati esclusi dal Consiglio dei Guardiani) il 28 giugno il suo nuovo presidente dopo la morte di Ebrahim Raisi. Alcuni fatti di cronaca relativi alla repubblica islamica trapelati in questi giorni suggeriscono che intorno al regime c’è un intero mondo di contrasti, molto più intricato di quanto in Europa si riesca ad immaginare. Ed è molto interessante scoprire almeno un po’ l’impegno e la ricchezza della diaspora iraniana.
Il diplomatico svedese Johan Floderus torna a casa dopo essere stato imprigionato in Iran. Aeroporto di Arlanda a Stoccolma, Svezia, il 15 giugno 2024. Foto: Regeringkansliet EPA/Tom Samuelsson via Ansa

Il 15 giugno 2024 si è concluso un inquietante scambio di prigionieri tra Svezia e Iran. Un diplomatico dell’Unione europea e cittadino svedese, Johan Floderus, e un iraniano con cittadinanza svedese, Saeed Aziz, arrestati in Iran (Floderus rischiava la pena di morte per “presunto” spionaggio e Aziz una condanna a 5 anni per non si sa cosa) sono tornati in Svezia. In cambio, Hamid Noury, un oscuro funzionario del regime iraniano arrestato e condannato all’ergastolo in Svezia alcuni anni fa, è stato graziato ed è tornato in Iran.

Noury era stato dichiarato colpevole da un tribunale svedese di crimini avvenuti nel 1988 in Iran: Amnesty international ritiene che Noury abbia giustiziato forse 5 mila prigionieri nella prigione di Gohardasht, in Iran, in particolare membri dei “mujahideen del popolo iraniano” ed altri dissidenti politici. Naturalmente Teheran ha sempre negato tutto (perfino l’esistenza dei dissidenti), anche perché all’ordine del massacro non sarebbe stato estraneo l’allora giudice Ebrahim Raisi, più tardi divenuto presidente dell’Iran e tragicamente scomparso a maggio scorso nello schianto di un elicottero.

Il sospetto, chiamiamolo così, era che l’arresto, la detenzione e il processo a Floderus in Iran fosse fin dall’inizio funzionale allo scambio con Noury che poi si è realizzato. Tutta questa vicenda ha, nonostante tutto, evidentemente creato dissensi e critiche contro il governo svedese per la liberazione di Noury, considerato dalle organizzazioni di fuoriusciti iraniani ben presenti in Svezia, e non solo in Svezia, uno dei boia del regime.

Particolarmente indignato il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (Cnri), di cui fa parte l’Organizzazione dei Mojaheddin del Popolo Iraniano. Il Cnri è un’organizzazione democratica presieduta da Maryam Rajavi, eletta a capo di una sorta di parlamento in esilio impegnato a favorire il crollo del regime degli ayatollah fuori e dentro l’Iran.

Pur non potendo qui addentrarci nel variegato e complicato mondo della dissidenza iraniana all’estero (nazionalisti, monarchici, gruppi di sinistra e gruppi etnici, iraniani della diaspora in esilio: sono molte le opposizioni, spesso anche in contrasto fra loro) è comunque interessante “leggere” le vicende iraniane attraverso i numerosi e talora informatissimi siti web presenti in rete. Per esempio: iran-hrm.org e it.ncr-iran.org (sito in italiano del Cnri), oppure iranintl.com, iranwire.com, ma anche il portale dei curdi iraniani: hengaw.net.

Nei giorni scorsi da queste fonti di informazione, e da quelle delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, è emersa anche un’altra storia. È la vicenda di una delle molte persecuzioni del regime. Vittima una famiglia cristiana evangelica. Ne dà brevemente notizia il 13 giugno 2024 anche asianews.it. In carcere in Iran dal 15 agosto 2023, Hakop Gochumyan, cristiano armeno, è stato condannato in questi giorni a 10 anni di carcere, mentre la moglie Elissa, che era stata arrestata con lui, è stata rilasciata il 19 ottobre (dopo 2 mesi di carcere a Evin) su cauzione, equivalente a circa 40 mila dollari, ed è tornata in Armenia per ricongiungersi con i figli, rimandati a casa in settembre con un parente.

Ma ciò che sconcerta è perché Hakop Gochumyan sarebbe stato condannato. Nella sentenza, emessa dopo 10 mesi di carcere preventivo, «i giudici, non avendo riscontrato prove certe» – riferisce asianews.it –, hanno usato una disposizione del codice penale che punisce per «supposizione di reato», per «attività di proselitismo deviante» e per appartenenza e leadership di «una rete di cristianesimo evangelico».

In realtà, potrebbe essere anche un’altra la motivazione non esplicitata (e certamente non giuridica) per la condanna di Hakop Gochumyan: una sorta di avvertimento alla famiglia, o di rivalsa contro il padre di Elissa, Rafi Shahverdian, che era riuscito a fuggire dall’Iran nel 1993, e che a Yerevan (dove è morto nel 2023 in esilio) era diventato un pastore evangelico armeno molto stimato. È l’idea che suggerisce, un sito armeno evangelico: churchinchains.ie.

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