L’invidia che distrugge il legame sociale

È vero, siamo un po’ tutti più poveri, più preoccupati del futuro, più insicuri e frustrati, ma non possiamo permettere che invidie piccole e grandi distruggano i nostri ambienti di vita e le nostre comunità

L’invidia è il più efficace solvente delle relazioni sociali, nel senso più stretto del termine: scioglie i legami sociali tra le persone e le condanna alla solitudine. Ci misuriamo ogni giorno con l’invidia, in forme certamente più intense che nel passato. Si invidia al ricco la ricchezza, al politico il potere e l’autorità, al giovane la giovinezza, al bello la bellezza, al colto la cultura, all’intelligente l’arguzia.

Tanto sono tollerate la mediocrità, la banalità, il politico inetto ma onesto (si dice), il collaboratore mediocre ma devoto, il burocrate ottemperante, la donna impegnata in futili conversazioni e sottomessa, quanto sono criticate e contrastate collettivamente l’eccellenza, l’arguzia, il coraggio, l’ardimento. Virtù che oggi hanno davvero pochissima considerazione sociale.

Se poi uno è giovane, preparato, magari un po’ arrogante e di bell’aspetto, il suo destino sociale è segnato. Se poi quel giovane è “una” giovane, preparata e spigliata, certamente avrà vita ancora più difficile.

Mi è capitato di recente di incontrare un giovane collega in università diventato professore ordinario molto giovane. Preparato e brillante. Per felicitarmi con lui gli ho detto con candore: «Beh, allora faremo una festicciola con i colleghi». «Meglio di no. Temo che siano molti i colleghi in collera con me. Il mio successo è visto come un impedimento al loro».

Osservo ogni giorno piccole invidie: lo studente che interviene con proprietà di linguaggio in aula è guardato con sufficienza dai compagni, la collaboratrice bella e intelligente del quinto piano è tenuta un po’ alla larga dalle colleghe, il dipendente troppo sollecito nel suo lavoro è mal sopportato dai colleghi, persino le persone che sorridono e sono gentili vengono viste con sospetto e invidia.

Che avranno poi da sorridere quando il mondo va così male?

È vero, siamo un po’ tutti più poveri, più preoccupati del futuro, più insicuri e frustrati, ma non possiamo permettere che invidie piccole e grandi distruggano i nostri ambienti di vita e le nostre comunità.

L’invidia è il vizio che blocca l’Italia, afferma il rapporto Eurispes 2016; «La regola principale – è scritto – è impedire all’avversario di vincere, prima ancora di impegnarsi a vincere in prima persona. E questo non ci permette di trasformare la nostra potenza in energia».

Ci vuole un’iniezione collettiva di calvinismo che ci porti a rovesciare i valori dominanti: talenti, capacità innate o acquisite, persino le ricchezze degli altri sono un bene collettivo.

Misurarsi con persone di talento e circondarsi dei migliori, superando il disagio delle nostre inadeguatezze, può risvegliare in noi energie che non sappiamo di avere. Il talento è contagioso (la mediocrità pure).

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