L’inutile strage

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È il 28 marzo. Finalmente la linea telefonica con Baghdad funziona. All’altro capo del filo, in una comunicazione disturbata dall’eco lontana della guerra, una delle voci più autorevoli del mondo cristiano presente in Iraq, mons. Salomone Warduni, ausiliare del patriarca di Babilonia dei Caldei, chiesa fra le più antiche del mondo. La sua parola è chiara, senza ambiguità, senza diplomazia. Mons. Warduni, sull’esempio del papa polacco che dà voce ai senza voce, grida la disperazione della sua gente, dei cristiani ma anche dei musulmani, che hanno dinanzi a sé la prospettiva di settimane, forse mesi di terrore. Tuttavia nelle parole di mons. Warduni non viene mai meno la speranza. Qual è la situazione attuale a Baghdad? “È senz’altro drammatica, ben più di quello che probabilmente vedete in televisione. È una situazione assurda: Dio vuole la pace, Dio non vuole mai la guerra, non vuole che si uccida l’altro. Invece adesso succede proprio il contrario: ci si toglie la vita reciprocamente, per odio, per rancore, per interesse. Noi iracheni, e tutti gli uomini e le donne del mondo, ci chiediamo il perché di questa guerra; perché, come diceva il papa, non c’è nessuna ragione o giustificazione alla guerra. Ma allora, perché si sacrificano tanti giovani, non solo i nostri, ma anche quelli americani? Anche loro sono figli di Dio, con un padre e una madre che vogliono loro bene, e che invece adesso stanno portando armi micidiali che ammazzano i fratelli di un altro popolo. Anche questi soldati ora sono stanchi, non hanno da mangiare, sono avvolti dalla sabbia, sono ossessionati dai rumori delle armi”. Secondo lei, mons.Warduni, qual è la ragione di questa guerra? “Quando guardo i bambini che piangono, tante mamme che gridano, tante ragazze e donne che sono disperate, gli ammalati che muoiono senza medicine, i vecchi che perdono la loro vecchiaia per niente, mi chiedo proprio quale sia la ragione di questo massacro. Si diceva che essa stava nelle armi possedute dall’Iraq; ma è veramente questione di cannoni? L’America, cosa sta facendo? Aveva sperimentato le sue armi nel 1991 sopra le nostre teste, e ora vuole ancora sperimentarne di nuove, per costruirne altre sempre più tecnologiche e più distruttive? Dicevano che noi in Iraq avevamo tante armi nascoste: ebbene, il mondo ha visto che non avevamo quei mezzi di distruzione di massa. E anche se li avessero trovati, da dove sarebbero venuti? Da chi li avrebbero avuti gli iracheni? Bisognerebbe chiedere al resto del mondo, anche a Bush stesso”. Tra le ragioni addotte della guerra, vi era quella di liberare l’Iraq” “Liberare l’Iraq da che cosa? Perché non si cerca piuttosto di liberare l’America e il mondo dalla distruzione della moralità, dal paganesimo, dalla lontananza da Dio, dalla distruzione della famiglia? Non sono anche queste delle nuove schiavitù? Direi invece che quella che stiamo subendo è una guerra di interessi, di petrolio, di cupidigia, di denaro e di ricchezza”. Come sopravvivete? “Da 13 anni siamo sottoposti nell’embargo, siamo ormai stremati senza più niente. Che cosa vogliono ancora da noi? Vogliono che lasciamo anche le nostre case? Non è facile abbandonarle quando si è cacciati da altri popoli! Coloro che invadono la nostra nazione debbono sapere che quando un ladro penetra nella propria casa, è molto difficile che lo si lasci entrare senza reagire”. Che cosa si può fare, ora? “Bisogna pregare. Bisogna fare pregare tutte le genti, perché il mondo creda, perché gli uomini che credono in Dio non possono fare questa guerra. Noi predichiamo la pace, l’unità, la fratellanza universale del mondo intero. La guerra è un’azione criminale contro tutto il mondo, contro la famiglia cristiana, contro la famiglia musulmana, contro la famiglia umana”. Come si svolge la vita dei cristiani, che sono 700 mila, in questo periodo? “La comunità cristiana vive come tutto il resto del popolo iracheno. È per questo che ieri abbiamo diffuso un appello a tutti gli uomini di buona volontà, assieme agli altri responsabili delle Chiese cristiane in Iraq. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio, di vivere con lealtà nel nostro paese. È vero, talvolta dei fanatici assimilano il cristianesimo all’occidente, all’America. Ma anche Bush ha contribuito a rafforzare questa opinione sbagliata, quando ha parlato di una crociata, già all’inizio della campagna contro l’Iraq. Ma fortunatamente ciò che sta facendo il papa, ciò che stanno facendo milioni e milioni di cristiani in tutto il mondo – cioè pregare, chiedere la pace, dimostrarla coi fatti -, credo che faccia effetto sui nostri amici musulmani. Non è una guerra di religione, tra cristiani e musulmani, questa contro l’Iraq!”. Concretamente? “Concretamente nella comunità si cerca di aiutarsi più che si può, mettendo in comune i pochi beni che abbiamo e gli aiuti che ci arrivano. Le nostre chiese e le nostre case sono aperte per soccorrere chiunque ne abbia bisogno. Qui al patriarcato abbiamo un centro per il catechismo, con tante stanze e tanti posti letto: chi vuole venire può farlo, e c’è chi già l’ha fatto. Abbiamo soprattutto la preghiera, la nostra arma potente, la fiducia in Dio. Ogni giorno recitiamo il rosario e celebriamo la messa. Ho consigliato poi a tutti i cristiani di ascoltare la voce del papa, che ha fatto di questo 2003 l’anno del rosario: pregare il rosario, cercare di recitarlo in famiglia, prima di dormire, accompagnati dalla Madonna, la regina comunità c’è accoglienza regina della pace, lei che ha accompagnato Gesù in tutta la sua vita e che ci segue in questa situazione tragica “. Come sono i rapporti coi musulmani? “Non abbiamo grandi problemi con loro. Per la strada non si assiste a segni di insofferenza o di contestazione. La comunità musulmana sa che le nostre chiese e le nostre case sono aperte a tutti. Tra le due comunità c’è accoglienza reciproca”. Cosa volete dire alla comunità internazionale col messaggio dei responsabili delle Chiese cristiane in Iraq? “Abbiamo scritto il messaggio per amore al nostro popolo, ma anche per amore a tutti i popoli della Terra. La guerra distrugge. Avrete forse visto già qualche breve immagine dei morti, dei prigionieri di guerra: dobbiamo avere misericordia di tutti, e dobbiamo avere fiducia nel Signore. Crediamo nel Dio dell’amore, colui che non vuole la guerra, ma la pace e la tranquillità. Egli vuole che tutti i popoli vivano godendo dei propri diritti. Con questo messaggio abbiamo gridato e gridiamo sempre: vogliamo la pace. I problemi non si risolvono con la guerra. Per questo imploriamo: che la guerra cessi immediatamente! Che quelli che possono mettere fine ai combattimenti lo facciano! Così non si perderà nulla, ma al contrario si guadagnerà tutto. Bisogna essere coraggiosi e costruire la pace con il dialogo, col colloquio, col vedersi e col parlarsi in faccia, senza schiacciare gli altri, senza lasciare che i giovani si uccidano con le armi”.

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