L’influenza dei polli

Si susseguono le cifre sui casi d’influenza aviaria che riguardano l’uomo ma nonostante la strage di polli, estesa in un’area geografica molto vasta, con danni economici incalcolabili, il numero dei casi umani resta fortunatamente molto limitato. In conformità a ciò l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ed il nostro Ministero della salute non hanno ritenuto opportuno mettere in atto restrizioni particolari verso i paesi colpiti dall’epidemia. Al momento siamo sì alla presenza d’esseri umani contagiati dai polli, ma non c’è trasmissione del virus tra persone. Cosa che sarebbe più grave e pericolosa. Con l’occasione, il nostro Ministero ha deciso di realizzare una rete di sorveglianza dei virus che colpiscono gli animali, animali, l’Influ-Vet, che farà capo all’Istituto zooprofilattico di Padova. Queste notizie rassicuranti contrastano con quanto annunciato giorni fa da autorevoli giornali, come il Time, secondo i quali si profilava all’orizzonte un’altra spagnola, la terribile epidemia del 1918 che si propagò in tutto il mondo mietendo milioni di vittime. Coloro che hanno diffuso queste notizie ignorano che all’epoca non esistevano né il microscopio elettronico, né la biologia molecolare, tecnologie che oggi consentono di individuare rapidamente i virus e di allestire entro breve tempo vaccini adeguati a fronteggiare epidemie del genere. Evidentemente bisogna costruire un’etica della notizia! Ma a parte ciò bisogna riconoscere che, comunque, un’ennesima epidemia viene dall’est. Come la Sars, l’Asiatica, la peste nera del 1347. Perché nascono sempre in questa zona del globo per diffondersi successivamente con danni umani ed economici incalcolabili? La risposta ormai certa viene dallo studio delle malattie che colpiscono vasti strati della popolazione in un determinato ambiente. L’epidemiologia, questo il suo nome, ci afferma che il fenomeno è dovuto allo stile di vita tutta asiatica di allevare volatili e maiali insieme, in condizioni climatiche favorevoli. La forte densità della popolazione, la vendita di queste carni ancora vive completa il ciclo. In questo caso il virus dei polli, l’H5N1, ha provocato una strage di questi volatili, si è diffuso nei maiali che sono diventati una sorta di laboratorio, nel quale frammenti di virus dell’influenza umana si sono uniti ad una porzione di quello dei polli. Il rimescolamento genetico di questi due tipi di virus ne ha creato uno nuovo di fronte al quale l’uomo, se infettato negli allevamenti o nei mercati dove si vendono animali ancora vivi, non è difeso dal proprio sistema immunitario, perché si trova a fronteggiarlo per la prima volta. Il problema dunque potrebbe essere risolto modificando il sistema d’allevamento e quello di vendita. Ma si tratta di cambiare abitudini radicate nella popolazione. Un compito difficile se non si creano organismi internazionali dotati di potere reale.

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