L’infedele

Gad Lerner

L’infedele è il noto programma di approfondimento politico e culturale ideato e condotto da Gad Lerner. Da quasi otto anni su La7, ottiene ascolti in crescita. Merito di una formula coraggiosa, forse un po’ lontana dallo stereotipo che conosciamo, ma che permette un confronto solitamente pacato tra gli ospiti, creando lo spazio per una riflessione spesso non scontata.

Il titolo curioso infatti non è scelto a caso, e vuole richiamare due scelte precise: la prima è quella di confezionare un prodotto fuori dagli schemi, che non bada all’audience o agli interessi di qualunque padrone. Una scelta necessaria per ritagliarsi la libertà di affrontare qualsiasi tipo di argomento, anche molto elevato, si direbbe difficile, e portare all’attenzione del pubblico quei temi che altrimenti rimarrebbero sempre sullo sfondo: ecco la puntata sull’utilizzo del corpo delle donne in televisione, quella sulle favelas di Milano, quella sugli ultimi scandali finanziari e politici. Ma è anche da ricordare la puntata sulla sentenza del Crocifisso o quelle sui temi etici.

Argomenti che dividono, che mostrano la spaccatura esistente all’interno della società italiana, ma che Lerner riesce ad affrontare con uno stile particolare, molte volte discutibile, ma che cerca, nei suoi limiti, di sfruttare le diversità presenti nella nostra epoca. Il conduttore vuole «mettersi nei panni dell’altro, per capire ed entrare nelle ragioni di chi ci sembra sempre una minaccia, un infedele appunto».

Così Lerner parlò alla presentazione del programma, evidenziando in questo modo la sua seconda scelta editoriale, affascinante quanto rischiosa: affascinante perché permette al programma di proporsi come luogo di incontro tra pensieri diversi che formano un’opinione più completa sui vari temi.  Diventa rischiosa, però, quando lo stesso Lerner, preparato e qualificato, a volte si mostra poco disposto ad allontanarsi, anche solo per un attimo, dal suo punto di vista e dal suo background ideologico – come si è visto nella puntata dedicata al “caso Boffo” – per camminare insieme allo spettatore su una strada realmente “altra” che dia a questa infedeltà il sapore giusto di giustizia e libertà democratica, le vere rarità del piccolo schermo.

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