L’incontro con Chiara Lubich e il Movimento dei Focolari

Secondo intervento alla presentazione del libro di J. Castellano Cervera, ocd: Il castello esteriore. Il “nuovo” nella spiritualità di Chiara Lubich, a cura di Fabio Ciardi, omi
Jesus Castellano e Chiara Lubich

Il Cardinale ha ricordato che nel suo lavoro ecclesiale padre Castellano non lasciava trasparire la sua spiritualità carmelitana, perché attento sempre alla più ampia realtà per la quale si poneva a servizio.

Lo stesso penso si possa dire per quanto riguarda la sua appartenenza al Movimento dei Focolari. Tutti conoscevano i suoi contatti con Chiara Lubich e con la sua opera, ma pochi sapevano o immaginavano che questo rapporto avesse avuto tanta incidenza sulla sua vita personale e anche sul suo insegnamento. Il libro che adesso abbiamo tra le mani ci fa scoprire un volto nascosto di Castellano.

Egli era infatti l’uomo dei movimenti ecclesiali, di tutti i movimenti ecclesiali che ha studiato e su cui ha molto pubblicato. In essi ha visto forze carismatiche nuove e vive. Per essi ha provato un particolare interesse, fino al bisogno della condivisione. Affermava candidamente che «non si possono conoscere i movimenti – essendo esperienze di vita – senza una certa partecipazione e uno sforzo di simpatia o almeno di empatia verso queste realtà ecclesiali».
 
Amico di tanti movimenti

I suoi rapporti fraterni e di amicizia con i loro iniziatori e i membri, la collaborazione da lui prestata a tanti di essi, lo faceva ritenere ad ognuno di essi come un membro del loro movimento.

Significativi gli attestati giunti in occasione della sua morte: «Sempre premuroso a sostenere la causa della maturazione ecclesiale del nostro Movimento – scrive Salvatore Martinez del Rinnovamento dello Spirito –, ebbe la bontà di collaborare con la nostra rivista Rinnovamento e di intervenire in molte occasioni formative del nostro cammino»; Maddalena Pievaioli, dell’Istituzione Teresiana, parla della «sua amicizia per l’Istituzione Teresiana»; Enzo Bianchi, Priore di Bose, lo ricorda come «indimenticabile amico».

J.B. Capellaro, responsabile del Movimento per un Mondo Migliore, così si esprime: «Rendiamo grazie al Signore per aver goduto della sua amicizia, della sua chiarezza intellettuale e della sua bontà carica di speranza».

Particolarmente intenso il legame con Kiko Argüello e Carmen Hernández, fondatori del Cammino neocatecumenale: la Santa Sede gli aveva affidato la revisione delle Catechesi di iniziazione al Cammino e quella liturgica degli Statuti. In occasione della morte i fondatori si sono resi presenti con il seguente messaggio: «Siamo vicini ai Padri Carmelitani, riconoscenti al Signore per tutto il bene che noi personalmente e tutto il Cammino Neocatecumenale abbiamo ricevuto dal Padre Jesús».
 
Vocazione all’unità

Forse questa capacità di “farsi uno” con tutti gli veniva soprattutto dal rapporto con il Movimento dei Focolari. Nel rapporto stretto e costante con Chiara Lubich, e con la sua spiritualità, egli ha trovato alimento per la vita spirituale, motivazione per coltivare i rapporti di comunione con tutti gli ambienti e vocazioni ecclesiali, ispirazioni per l’elaborazione della sua teologia spirituale.

È lo stesso Castellano a farci conoscere, con la sua testimonianza, la profonda affinità con l’Opera di Maria, dovuta alla sua passione per l’unità, aspetto centrale del carisma di Chiara. Scrivendo a Chiara il 28 agosto 1977, racconta che fin da piccolo aveva sentito la vocazione all’unità, «maturata nell’anima negli anni di preparazione al sacerdozio. Per mesi e mesi ho recitato il testamento di Gesù ogni sera prima di andare a dormire. È stata la mia preghiera – il cap. 17 di Giovanni – il giorno della mia ordinazione (25 aprile ’65) quando disteso per terra si cantavano le litanie dei Santi». Già nel 1973, in una precedente lettera a Chiara, le confidava che avrebbe ripreso a recitare la preghiera sacerdotale di Gesù (Gv 17), «seguendo l’esempio di san Giovanni della Croce che la sapeva a memoria e la ripeteva spesso».
 
Nella Scuola Abbà

Giovane formatore, nell’estate del 1969 aveva partecipato, con un gruppetto dei suoi studenti, alla Mariapoli di Rodez, in Francia. L’anno successivo era a quella di Burgos in Spagna, e nel 1971 a Léon, sempre in Spagna. Iniziava un rapporto sempre più profondo con i Focolari e particolarmente con la fondatrice.

Il suo impegno nell’Opera di Maria inizialmente fu di carattere prettamente spirituale. Si nutriva della sua spiritualità che alimentava la spiritualità carmelitana in una sintesi sempre più armoniosa e feconda. Poi fu chiamato a collaborare con varie iniziative, tra cui l’Università Popolare Mariana, la redazione della rivista di cultura “Nuova Umanità” e quella internazionale di spiritualità “Unità e Carismi”, l’Istituto Superiore di Cultura “Sophia”.

Nel 1996 fu cooptato nel centro di studi “Scuola Abbà” che, prima ogni settimana, poi ogni quindici giorni, si riuniva con la fondatrice, per approfondire la dimensione dottrinale del carisma dell’unità. Fu questa una esperienza che lo segnò profondamente. Chiara Lubich lo aveva invitato a far parte di questo gruppo di studiosi dopo che il 3 agosto 1996 egli le aveva comunicato nuovamente la propria «vocazione all’Opera» ed espresso «un grande desiderio di spendere tutte le mie forze per irradiare la sapienza della Scuola Abbà nella Chiesa».

Nella lettera di risposta Chiara gli scriveva: «La sua lettera del 3 c.m. mi ha portato una profonda gioia! Aspettavo il giorno nel quale Lei, risentendo forte nel cuore ‘la vocazione all’Opera’ e soprattutto alla sua sapienza, avvertisse il fascino d’impregnarsene sempre più, per quanto può, ‘per irradiare questa luce della Scuola Abbà nella Chiesa’, Deo gratias!» (7 agosto 1996).
 
Padre Jesús ha ricevuto tanto da Chiara e dal suo Movimento, ma ha anche dato tanto, soprattutto una lettura teologica della sua spiritualità. È stato un dono e una comunione reciproca, come Chiara stessa ha riconosciuto nel comunicare alla famiglia del Movimento la notizia dell’improvvisa partenza di Castellano: «Vero figlio di santa Teresa e di san Giovanni della Croce, padre Castellano aveva raggiunto, anche per l’incontro con l’Ideale, un’apertura veramente sorprendente: apertura alla società, alle sfide della modernità, al dialogo a più ampio raggio. La sua grande conoscenza della storia della mistica gli ha fatto cogliere la grandezza e la novità del carisma dell’unità. Perfetto carmelitano, era innamorato dell’Ideale che viveva con una purezza e semplicità da bambino evangelico… Ringraziamo Dio di avercelo fatto conoscere e chiediamogli di intercedere per noi».

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