L’incendio

Alcuni mesi fa qualcuno, nel tentativo bruciare delle stoppie, appiccò il fuoco nel terreno confinante con il cortile di casa mia. Sebbene l’incendio fosse molto lontano, preoccupata dal forte vento, decisi di chiamare vigili del fuoco. Risposero che sarebbero intervenuti appena possibile. Il tempo passava e io continuavo a tener d’occhio l’incendio, quando mi accorsi che una sottile striscia di fuoco era arrivata alla recinzione del cortile. Nel giro di pochissimi minuti, favorito dal vento sempre più forte, il fuoco aveva invaso cortile retrostante la casa e raggiunto la nostra macchina parcheggiata lì fuori. Fuggii con i miei figli, portando con noi una vicina che, essendo malata, camminava a fatica. Mentre scendevamo le scale dal terrazzo, fiamme altissime già lambivano la ringhiera. Raggiungemmo una trattoria distante alcune centinaia di metri e chiamammo di nuovo i vigili facendo presente che nel cortile si trovava un serbatoio Gpl di 3.000 litri, già raggiunto dalle fiamme. Di quei momenti ricordo lo sgomento e il timore di vedere esplodere da un momento all’altro quel serbatoio, eppure dal profondo dell’anima scaturì immediata una certezza: Sei tu, Gesù abbandonato, ti riconosco, ti dico di sì subito. E quell’istante sperimentai una presenza di Dio così viva e tangibile da sentirmene avvolta, la pace e la certezza che tutto è grazia. Dopo quasi due ore arrivarono i pompieri e la protezione civile; nel frattempo il fuoco aveva divorato ettari di terreno tutto intorno. La nostra Panda era carbonizzata, ma il serbatoio del gas aveva tenuto e la casa era intatta, come una piccola oasi bianca in un deserto nero. Ero sbalordita! Nulla era stato toccato, persino gli oggetti sul terrazzo: un tappetino steso sulla ringhiera, proprio dove le fiamme avevano divampato per ore, una sedia pieghevole di stoffa, lo stendino e le fioriere con le margherite, intatte, come se una cappa invisibile fosse scesa sulla casa proteggendola dalle fiamme! E.S. – Italia Ero in Argentina ed entrando nel santuario della Madonna di Luján, per prima cosa ho affidato alla Madonna mio padre che avrebbe dovuto subire un intervento ai reni ad alto rischio. Allo stesso tempo, una sottile voce interiore mi suggeriva: Dimenticati di te, delle tue preoccupazioni, e vivi per quello che altri domandano a Gesù. Seguendo questa spinta interiore, ho cercato tutto il giorno di vivere dimentica di me per cogliere i bisogni e le necessità degli altri. Alla sera sono tornata nel santuario per ringraziare la Madonna della splendida giornata vissuta. Ho avuto l’impressione che lei mi dicesse: Adesso puoi chiedermi…. E io: Ti affido il mio papà…. La mattina seguente arriva una telefonata di mia madre che, piangendo, mi dice che papà è nuovamente ricoverato: ha perso sangue e solo la morfina riesce a calmare i dolori. Mi sono rivolta alla Madonna, quasi con un rimprovero: Ma ieri, proprio ieri, te l’ho affidato!. È stato solo un attimo: con fiducia, le ho riaffidato mio padre. Dopo tre mesi, la notizia: con quella crisi mio padre era riuscito a eliminare un grosso calcolo, per cui non c’era più la necessità di sottoporlo all’intervento chirurgico. O.M.K. – Cile

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