L’Impressionismo punto per punto.

Impressionismo
Neoimpressionismo o impressionismo scientifico. Così George Seurat amava definire la propria arte, evidenziandone il legame con il famoso movimento artistico e al contempo la novità di uno stile molto più rigoroso. Uno sguardo d’insieme alle opere esposte a Milano è più che sufficiente per accorgersi dei punti di contatto e delle differenze. Del bagaglio impressionista si conservano i soggetti naturalistici o mondani, l’attenzione ai giochi di luce e di colore: ecco quindi le marine luccicanti, i paesaggi assolati, il camerino delle ballerine e gli spettacoli teatrali… Ma, nello stesso tempo, nulla appare più lontano dalla spontaneità e dall’immediatezza degli impressionisti. La Seine à Courbevoie ci propone una donna vestita alla moda con tanto di ombrellino e cane al guinzaglio. Il soggetto è fra i più tipici dell’impressionismo, ma la fugacità dell’istantanea è sacrificata in favore di un’immobilità quasi ieratica. Il soggetto non sembra preso di sorpresa, ma messo in posa dopo uno studio attento. Non a caso quella figura femminile viene subito riconosciuta da tutti non come una donna qualunque, quanto piuttosto come la donna, colei che comparirà a grandezza naturale nel quadro di Seurat, la Grande Jatte: stessa rigida silouette di profilo, stesso abito, medesimo ombrellino. Unica variante capricciosa: il cagnolino verrà rimpiazzato da un’improbabile scimmietta al guinzaglio. Ovvio che il ripetersi di un identico soggetto suggerisca un esercizio, una variazione sul tema studiata dall’artista nel suo studio, e non colta in diretta all’aria aperta, anche se il pittore si recava realmente nei luoghi di svago per immortalarne i soggetti. Fatto ciò, le figure entrano a far parte di un repertorio che l’artista può ordinare e orchestrare utilizzandole a proprio piacimento, in qualsiasi mo- mento. È così che tutto appare composto, sospeso, collocato fuori dal tempo, anche nei soggetti più movimentati. Emblematici in tal senso i due studi per Le Chahut, una sorta di cancan, dove le gambe delle ballerine appaiono allineate in un parallelismo così perfetto da risultare quasi alieno. Le danzatrici, identiche nella forma e nella posizione, appaiono come la traslazione di un unico personaggio, di un solo modello studiato e rielaborato dall’artista al fine di dipingere una realtà perfetta. Non è questo però il solo punto di scarto rispetto all’impressionismo. Al bando le pennellate veloci! Si ritorna a quelle controllate e rigorose, in un modo tutto nuovo. I moderni studi sulla percezione portano Seurat ad un’audace proposta che verrà poi adottata da tanti altri artisti e, almeno per un certo periodo, da tutti i pittori di primo Novecento: i colori non vengono più mescolati sulla tavolozza, ma accostati come piccoli tocchi di colore puro gli uni vicini agli altri; la mescolanza avverrà nella mente dello spettatore, che da una certa distanza percepirà non tanto le pennellate distinte, ma una unica fusione di colore, molto più vibrante e più brillante rispetto alle tinte mescolate tradizionalmente. È realmente un incanto per gli occhi e per la mente vedere accostati fra loro colori che creano il massimo contrasto. La cosa, in linea di principio, era già stata sperimentata dagli impressionisti e prima ancora da Delacroix, ma nessuno aveva avuto il coraggio di trasformare questo principio in un metodo rigoroso o, come dice Seurat, addirittura scientifico. La scommessa è vincente e la tecnica delle pennellate divise e dei colori complementari viene adottata dai pittori divisionisti, che oggi possiamo ammirare in mostra. I quadri di Seurat e dei suoi compagni di viaggio si susseguono in un vivace repertorio di cronaca: natura, città, ritratti, ma ogni brano del cosmo o dell’uomo appare spogliato di peso, volume, consistenza. Ogni cosa mostra di sé non tanto l’aspetto fisico, ma quello ideale, immaginato, mondato da tutti i difetti che la vita porta inesorabilmente con sé. È il mondo perfetto, immutabile ed eterno che un’intera generazione di artisti ha sognato e, in certo modo, realizzato a colpi di pennello e di colore, discreti, ma che hanno lasciato un segno. Daniele Fraccaro Georges Seurat, Paul Signac e i neoimpressionisti. Milano, Palazzo Reale, fino al 25 gennaio 2009 (Catalogo Skira).

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