Libertà religiosa e reciprocità

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Manifestare ovunque e in ogni momento la propria fede non è solo un desiderio dell’animo umano, è anche un diritto fondamentale che domanda tutela, ma non sempre la trova. Avvenimenti recenti nel Tibet e in Orissa mostrano ancora la difficoltà di riconoscere che la libertà religiosa è forse l’unico dei diritti umani che consente alla persona di manifestare le sue aspirazioni, di relazionarsi con la verità, di proteggere la sua coscienza, scoprendo il senso del dono, della condivisione. Un’autentica libertà, dunque che non contrappone il credente al cittadino, rafforzando piuttosto l’unità delle due dimensioni, insieme alla facoltà della persona di proporre una visione di società, della convivenza, delle istituzioni e delle regole senza che la sua scelta di fede sia motivo di discriminazione o un ostacolo alla partecipazione nel corpo sociale. Una libertà non limitata al culto individuale, ma che fa dei credenti una comunità capace di formare, di istruire, di essere solidali e di partecipare ai processi decisionali all’interno di un Paese. Senza dover rinnegare la fede.

Oggi la mobilità umana dilata ulteriormente i confini delle religioni che richiedono ovunque tutela per i loro riti e culti. Sembra un altro effetto del modello globale. Ma che non si è imposto in modo generalizzato, visto che in alcune aree un sentimento religioso differente dalla tradizione o dall’ideologia è impedito e addirittura perseguitato. Si invoca allora la reciprocità di trattamento, quasi facendo della libertà religiosa un motivo di negoziato, dimenticando che la religione esclusiva o l’ideologia dominante sono espressione di rifiuto e di timore dell’altro, a cui concorrono elementi etnici, culturali, socio- economici o legati all’ascendenza. Il pluralismo religioso, invece, scaturisce dal riconoscimento del primato della persona e della sua dignità che caratterizza lo Stato moderno, chiamato a riconoscere diritti e libertà, a tutti.

La vera reciprocità ha i nomi nuovi della fraternità, della comunione, della coesistenza pacifica, realizzate mediante il dialogo e la mutua comprensione, ma soprattutto favorendo una maturazione della società civile capace di coinvolgere anzitutto quanti temono la libertà. La realtà, spesso violenta, porta a ritenere impossibili questi obiettivi, dimenticando come la dimensione religiosa autenticamente vissuta da persone e comunità sia uno dei fondamenti di una società rinnovata.

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