Libertà di coscienza?

Il degrado etico e civile in cui è piombata, con allegra spensieratezza, la prassi politica nostrana non può non far rizzare i capelli
Manifestazione
Non voglio essere catastrofale, ma il degrado etico e civile in cui è piombata, con allegra spensieratezza, la prassi politica nostrana – e non solo – non può non far rizzare i capelli. E sorprende che troppo spesso non si vada più in là della fatalistica rassegnazione o, nel migliore dei casi, di una soltanto declamata recriminazione.

 

Quel di cui c’è assoluta necessità è invece una rigenerazione delle coscienze. E, grazie a Dio, nelle nuove generazioni non mancano le premesse. Più positive e promettenti di quel che si tende a pensare. Ma occorre non stare con le mani in mano e darsi da fare subito e in concreto. Non a caso ho parlato di rigenerazione delle coscienze. Perché, in politica come del resto in ogni altra attività, tutto e sempre è questione di coscienza. Non una coscienza a fisarmonica o di fatto latitante nel valutare situazioni e nel prendere decisioni. Ma formata, retta, rigorosa e vigorosa: espressione e baluardo della dignità e della responsabilità umana.

 

Per costatare quanto questo semplice e irrinunciabile presupposto di ogni agire politico rischi di essere lontano mille miglia dall’andazzo comune, basti fermarsi su di un’espressione in voga, con sconcertante sconsideratezza, nel linguaggio di molti dei nostri politici. L’ho sentita, l’ultima volta, lo scorso luglio, nel corso dell’ennesimo accapigliarsi su questioni gabellate come di decisiva importanza per poi esser subito dopo archiviate. Ebbene, sentenziava uno dei tanti responsabili di partito, in “questa” questione ai parlamentari appartenenti alla nostra fazione “lasciamo” (proprio così) libertà di coscienza!

 

Quel che è peggio è che la cosa è talmente data per scontata che nessuno, per l’ennesima volta, ci ha fatto caso. E invece si tratta di un’affermazione, o meglio di un’idiozia, gravissima e che non si può più far passare sotto silenzio: se vogliamo invertire la corsa verso l’autodistruzione politica e morale verso cui rischiamo di essere travolti. E sì: perché la libertà di coscienza non è regolata da nessun partito né da qualsivoglia altra aggregazione. Essa infatti è il sacrario dell’identità e della responsabilità personale di fronte alla verità e al bene e, per chi crede, di fronte a Dio. Solo i totalitarismi – e sappiamo a quale costo – hanno programmaticamente infranto questo inviolabile principio. Oggi siamo caduti tanto in basso da non

renderci neppure più conto della portata e delle conseguenze di un’affermazione come quella di cui sopra.

 

Come se ciascuno di noi, facendo politica o qualunque altra cosa, non fosse sempre, ogni volta e in ogni caso, chiamato a render conto sino in fondo alla propria coscienza delle sue scelte e delle sue azioni. In definitiva: di sé stesso.

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