Lettore, torna a casa

Come aiutare i bambini (e noi stessi) a raggiungere il pieno potenziale umano

Gli scienziati sono preoccupati per il futuro della razza umana, perché l’intelligenza media sembra diminuire, per lo meno nel mondo occidentale. Alcuni di loro incolpano le persone intelligenti e istruite, le quali tendono a fare meno figli. Un’analisi forse limitata, visto che i comportamenti umani dipendono da molte variabili. Maryanne Wolf, neuroscienziata, autrice del famoso libro Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge (Vita e Pensiero), propone un’altra spiegazione.

Lettura profonda

Da molto tempo Maryanne studia cosa accade nel cervello di adulti e bambini, quando si legge su schermo digitale invece che su carta. Nel suo ultimo libro – Lettore, vieni a casa (Vita e Pensiero) –, spiega che leggere non è naturale per gli esseri umani, bisogna impararlo. E in particolare ci vogliono anni per la formazione dei processi cerebrali di “lettura profonda”: sono quelli per richiedono tempo e concentrazione, ma ci donano pensiero critico, capacità di riflessione, immaginazione ed empatia.

Il modo in cui leggiamo, insomma, influenza il modo in cui pensiamo. Leggere, infatti, «significa entrare nella vita degli altri, per imparare cosa significa essere un’altra persona, per poi ritornare arricchiti e cambiati, emotivamente e intellettualmente». La lettura ci fa sentire meno soli davanti alle nostre emozioni, è un antidoto alle paure e ai pregiudizi perché cambia «la prospettiva con cui guardiamo alle cose»: la “conoscenza compassionevole” degli altri, infatti, combatte la cultura dell’indifferenza.

In pratica, la lettura ci aiuta a diventare più umani, per cui «i bambini possono non raggiungere il pieno potenziale di essere umani se non imparano a leggere in profondità». Molte cose andrebbero perse, per tutti, se perdessimo la pazienza cognitiva di immergerci nei mondi creati dai libri.

Tldl

La lettura su mezzi digitali e l’immersione quotidiana tra social media e videogiochi impediscono, però, proprio la formazione dei processi cognitivi profondi. Vivere in un mondo di “distrazioni”, bombardati da stimoli continui, significa dividere la nostra attenzione tra vari dispositivi, in fretta, saltando da uno all’altro. Diventiamo “dipendenti” da stimoli e novità. Come conseguenza, la lettura sullo schermo è superficiale (skimming), a saltelli qua e là (skipping), con scorrimento veloce del testo (browsing), o abbandono dello stesso perché noioso e tldl (troppo lungo da leggere). La chiamano “mente da cavalletta”, frutto dell’influenza dei mezzi di comunicazione su come pensiamo. Un’influenza che porta a uno sviluppo ridotto della corteccia prefrontale (l’area del cervello che si concentra sul compito da svolgere), per cui i bambini crescono in balia delle distrazioni, e come si toglie loro lo schermo “si annoiano”.

Il cervello plastico

Il nostro cervello, soprattutto in gioventù, è plastico, cioè si modifica in funzione del nostro stile di vita: più leggiamo su schermi digitali, più si rinforza la parte superficiale, emotiva e veloce, mentre si atrofizza la parte più lenta e profonda, quella del pensiero critico, della meditazione e dell’autocoscienza. Lo stile di lettura superficiale, infatti, non è adatto a testi densi, pensieri complessi, parole rare; solo quando leggiamo con attenzione siamo in grado di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. È evidente, quindi, che la formazione al ragionamento critico è il modo migliore per “vaccinare” giovani e adulti contro informazioni manipolatorie. Il problema è proprio questo: per chi è già ricco ed equilibrato dentro di sé, il mondo digitale è una straordinaria opportunità di avanzamento; per chi invece parte da una posizione svantaggiata, socialmente e mentalmente, il rischio è regredire ed essere manipolato.

Libreria di Palazzo Roberti (Bassano del Grappa - VI)
Libreria di Palazzo Roberti (Bassano del Grappa – VI)

Allarmi

Leggere “bene” aiuta anche a memorizzare i concetti, permettendo il formarsi del proprio personale bagaglio di conoscenze. Invece oggi tanti insegnanti riportano cambiamenti in peggio nelle capacità degli studenti: scrivono male, sono impazienti, faticano ad approfondire concetti complessi. Per cui, proprio mentre nel mondo aumentano i contatti tra culture diverse, è iniziato «un imprevisto declino di empatia» (cioè la capacità di capire l’altro) tra i giovani.

Saggezza digitale

Come affrontare il domani, allora? Insegnando ai bambini la “saggezza digitale”, cioè a saper valutare ciò che è «buono, cattivo, attraente o dannoso» in Rete, e a controllare la propria attenzione, la propria capacità di ricordare quello che si legge online. L’obiettivo è «lo sviluppo di un cervello bi- alfabetizzato», capace di dare tempo e attenzione alla lettura profonda, indipendentemente dal mezzo usato, cartaceo o digitale che sia. Perché altrimenti il passaggio alla lettura su schermo fa diminuire non solo il desiderio di leggere, ma anche la capacità di essere “rapiti” da quello che leggiamo. Scrive la Wolf: leggo per incontrare «ciò che si trova oltre la mia immaginazione, al di fuori della mia conoscenza ed esperienza di vita», fino a «riavere il mio antico cuore di bambina».

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EFFETTI DELLA TECNOLOGIA SUI BAMBINI

Troppi stimoli digitali, che cercano di catturare l’attenzione dei bambini, riducono la loro capacità di memorizzare le cose importanti e quindi di comprendere i concetti. Troppi stimoli, infatti, li privano «della motivazione e del tempo necessari per costruire i propri mondi interiori. Stiamo creando una generazione di bambini distratti, con deficit dell’attenzione indotti dall’ambiente». Anche perché i dispositivi digitali creano assuefazione. Quindi non bisogna mettere un giocattolo tecnologico in mano al bambino di due anni, il tablet non è il nuovo ciuccio!

Il bambino ha invece bisogno dei genitori, che lo guardano, gli parlano e gli leggono storie. Entro i 10 anni (ognuno con i suoi tempi) i bambini dovrebbero imparare a leggere, senza fretta e con attenzione, su libri di carta, non su schermo. «Se in questo periodo non imparano a leggere in modo fluido, dal punto di vista dell’istruzione è come se scomparissero», perché certi circuiti cerebrali del pensiero non si formano proprio, e quindi i bambini non sanno pensare in modo corretto, né provare empatia per gli altri. Certo, c’è anche il lato opposto della medaglia: «Se i nostri bambini diventeranno molto bravi a gestire fonti multiple d’informazione, possiederanno capacità sempre più importanti per molte professioni del futuro».

L’importante è “bilanciare” reale e virtuale. Facendo prima consolidare le capacità di lettura (su carta), di scrittura a mano, di immaginazione e di ragionamento del bambino, e solo poi aprendolo al digitale. Questo significa che dai 5 ai 10 anni si può cominciare a introdurre anche la lettura su schermo, ma con prudenza, in modo che il bambino sviluppi entrambe le modalità: lettura lenta e riflessiva su carta (prima), e lettura veloce e multitasking su digitale (poi). Sempre spiegandogli l’importanza di «leggere per cercare il significato e non la rapidità». In questo modo crescerà bilingue, pronto per il mondo di domani.

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