Venendo spesso a Roma per motivi vari, ho imparato a conoscerla in tanti suoi aspetti e peculiarità, che la rendono unica al mondo. Ma con il passare del tempo, conoscendo meglio i suoi abitanti, ho imparato ad apprezzarli perché ricchi di qualità. Di Roma rimasi colpita fin da quando in terza elementare, la maestra ci raccontò la sua storia, un misto di leggenda e di verità, che ha dato origine alla capitale d’Italia meglio conosciuta come la “Caput Mundi”.
Nella mia testa rimase un universo popolato di dei e di umili pastori, ma anche di agricoltori, del fiume Tevere, che l’attraversa ancora, di una lupa che allevò due gemelli, Romolo e Remo, figli forse di una vestale alla quale furono sottratti perché li fece nascere pur essendo consacrata alla dea Vesta e al suo fuoco sacro. Poi questo mio mondo immaginario si arricchì via via dei 7 re, che la governarono, dei 7 colli sui quali si estese ingrandendosi a dismisura e popolandosi di gente varia, attirata dalla sua bellezza e dalle sue contraddizioni. Quante battaglie, quanti condottieri e coraggiosi soldati, quante leggende a cui diedero vita matrone romane, gente del popolo, persone umili e coraggiose come Muzio Scevola, Attilio Regolo e perfino le mitiche oche del Campidoglio…Poi fu la volta di imperatori folli ed invincibili, geniale e fragili, ma in grado di far conoscere il nome di Roma ovunque per le imprese belliche di tutti i tipi, per la lingua latina, segno di cultura e di prestigio, per autori ed artisti, per straordinarie invenzioni quali strade, opere in muratura, templi, acquedotti, reti fognarie.
Crescendo e studiando, capitai nella Capitale sempre più spesso per partecipare a congressi culturali di vario genere e, quindi, riuscii a girarla in lungo ed in largo. Con gli altri congressisti veniva spontaneo ripetere: «Anvedi questo? Anvedi quest’altro?» Che meraviglia! Infatti è una città che offre scorci e paesaggi unici, piazze iconiche, vicoli pieni di vita, stratificazione di rovine antiche e di architetture successive, capolavori rinascimentali e barocchi, che si fondono con architetture moderne. Amata dal cinema, famosa per le scenografie di Cinecittà, per i suoi celebri attori, interpreti di film indimenticabili, Roma, grazie alla straordinaria concentrazione di storia, di arte, e anche per il fatto di essere la sede del Vaticano, è veramente una città incantevole. Ti cattura con la magia di certi posti e monumenti, con la varietà delle sue piazze e fontane, ville e giardini e con una celebrazione in particolare che avviene per la festa dell’Immacolata, l’8 dicembre. Si tratta di un evento speciale che unisce l’omaggio dei Vigili del fuoco, quello del Santo Padre e dell’intera città alla Vergine Maria. Prima dell’alba i vigili del fuoco, salgono su una lunga scala per deporre una corona di fiori sulla statua della Madonna in piazza di Spagna (piazza Mignanelli) in segno di rispetto. Poi c’è la visita del papa, che oltre a rendere omaggio all’Immacolata si raccoglie in preghiera e rivolge un messaggio ai fedeli, secondo un rito che risale al 1950. È veramente un’importante cerimonia sentita e commovente, che unisce fede, tradizione e presenza sia di varie autorità che di gente comune.
Ciò che in tanto splendore attira è la gente cordiale e scanzonata che la abita. Già il taxista, fin da quando ti prende i bagagli, si mette a tua disposizione con disponibile gentilezza. E se ci sono incertezze nell’indirizzo indicato, anche dopo averlo pagato e ripreso i bagagli, scende dall’auto per verificare che sia tutto a posto. I romani sono schietti ed ironici, in certi momenti pungenti; il loro linguaggio colorito è spesso intriso di espressioni forti, simili a quelle usate dal poeta Belli nelle sue poesie. La loro parlata, il romanesco, riflette la storia e l’ anima della loro città. È una lingua ricca, espressiva, senza troppi fronzoli, specchio di un popolo pieno di colore e di autenticità.
Roma è piena di ristoranti, di trattorie in ogni angolo all’insegna della convivialità e dell’ amicizia, perché trovarsi attorno ad un tavolo per i romani è importante: si parla di tutto, si mangia, si scherza e si beve per accompagnare e gustare i loro piatti tipici. Ma andare allo stadio, all’Olimpico, e vedere giocare la Roma è un’avventura irripetibile con quei cori, quel tifo. E ti senti di cantare con Antonello Venditti: «Dimmi cos’é che ci fa sentire uniti, anche se siamo lontani? Grazie Roma, che ci fai piangere e e abbracciarci ancora, che ci fai vivere e sentire ancora una persona nuova!».