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Italia > dai lettori

L’eredità di Fabrizio Frizzi

di Paolo De Maina

- Fonte: Città Nuova

Lettera: tutti piangiamo la morte di un “amico”, di uno di famiglia, ma riusciremo a imitarlo nella quotidianità, come probabilmente vorrebbe?

ANSA/ ETTORE FERRARI

In questa comunicazione dal lessico alquanto imbarazzante e a volte violento, c’è stato un piccolo capitombolo, a causa della morte improvvisa e nonostante i timori, inaspettata di Fabrizio Frizzi, Nel fiume di lacrime e di inchiostro versati e che forse si verseranno ancora, si raccolgono solo parole un po’ in disuso da sembrare demodé: gentile, buono, gentleman, generoso, sorridente. Tanti si domandano come possa un volto televisivo, per sua “natura” inavvicinabile, che forse non si incontrerà mai, destare una così forte emozione all’annuncio della sua morte? Le risposte degli esperti, dei colleghi, dei commentatori, per quanto cariche di emozione, commozione e gratitudine non mi soddisfano. Certo uno di noi, come dice Bruno Vespa, il fratello di tutti, come dice Magalli….

Ma provando a caderci dentro questa storia si rischia di ammettere che nonostante quello che non solo appare ma si sta tatuando indelebile nelle nostre coscienze, l’egoismo, il rifiuto degli altri, l’indifferenza, ecc. basta uno spiraglio di luce che affiora cautamente la nostalgia del “bene” e delle sue conseguenze. Se si ritornasse all’antica volontà dei tempi lontani dove il popolo dichiarava il “santo subito”, forse Fabrizio Frizzi lo sarebbe e non per volontà del sacro share o in nome dell’auditel, ma perché ha toccato le corde anche più coriacee dell’animo umano per il solo fatto che più di se, gli interessavano gli altri e ciò che faceva, per quanto ben pagato e di successo, era fatto con passione e professione anch’esse lessico un po’ desueto.

Si dice che non sarà facile trovare un altro uomo Tv come lui e forse per lungo tempo sarà così, ma io povero illuso e utopico esserino sogno che tanti impiegati qualunque, maestre/i, casalinghe, operai, artigiani e udite, udite, politici, possano poter pensare più agli altri che a se, sorridere anche fragorosamente come lui, donare qualcosina non dico il midollo, e fare le cose con passione. E mi piacerebbe che non si dedicasse una strada, uno studio tv a Fabrizio, ma un’Italia, un’ “Europa, Europa”, che “scommettiamo che”? sarebbe migliore…

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