L’eredità di una presenza

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Appena Michele pronuncia la parola Libera, un vento leggero si alza deciso, portando via gli ultimi scampoli di nuvole e recuperando al sole una giornata che non era cominciata proprio nel migliore dei modi. Da quel palco, il nostro pronuncia il titolo della canzone che il complesso Progetto 1 sta per intonare, e che è insieme un invito e un modo d’essere: una sintesi azzeccata per una giornata speciale. Non che gli altri anni all’appuntamento del 1° maggio vi fosse qualcosa in meno, ma è vero che quest’anno, per la prima volta, c’è qualcosa in più, che sa di eredità. Michele, con la sua voce calda e l’entusiasmo tutto partenopeo, è uno dei tanti giovani che animano questa giornata, e il palco è quello del Teatro all’aperto di Loppiano, la cittadella dei Focolari a una manciata di chilometri da Firenze. L’occasione è l’ormai tradizionale manifestazione che i Giovani per un mondo unito offrono, insieme con tutti gli abitanti della cittadellla, a più di cinquemila giovani, accorsi da ogni dove. Si può vivere così: parole che cambiano la storia è il titolo scelto per quest’anno. Parole che hanno cominciato a prendere forma sotto le bombe della guerra a Trento, e che oggi riecheggiano in quasi ogni nazione della Terra. Inutile fare finta di niente, il pensiero corre a lei, a Chiara Lubich, che con la sua partenza per il Cielo neanche due mesi fa, ha interpellato migliaia di giovani sugli aspetti più diversi della loro vita. Tante sono state le occasioni d’incontro tra la fondatrice dei Focolari e le nuove generazioni, dai grandi raduni, i Genfest nati proprio qui a Loppiano, a giornate come questa, o a incontri più ristretti fino ai colloqui personali. Potessero parlare i testimoni di tutti questi anni, racconterebbero come ogni incontro con Chiara sia stato un momento spesso risolutivo per la propria vita, che li ha portati più vicini a Dio. E oggi, qui a Loppiano, c’è proprio l’attesa dei grandi incontri. Come prima. Non si respira l’aria mesta, né la rassegnazione che accompagna i periodi di lutto. Anche perché non è vero – mi racconta Loretta, che tradisce un certo accento marchigiano – che Chiara non c’è più. Noi amiamo dire che è partita, ha raggiunto il Cielo, ma da lassù certamente ci guarda e ci sprona ad andare avanti meglio di prima, per vivere il nostro ideale. Dal palco, i presentatori sembrano farle eco esprimendo lo stesso pensiero. E allora via, ancora una volta alla scoperta di questa eredità, questo ideale che ha cambiato davvero la storia di milioni di persone. Tra queste c’è Lakis, dalla Grecia, che è riuscito, scoprendo questo ideale che è Dio-amore, a sanare piano piano tante ferite di un passato familiare doloroso. Racconta lui stesso che la luce del Vangelo che Chiara mi spiegava era così forte da sostenermi anche in quei mesi. Anch’io voglio amare in questo modo, senza limiti, perciò ho deciso di imparare meglio qui l’arte di amare e poi portarla nel mio Paese, in Grecia. Davvero posso dire che tutto vince l’amore, come ci ha detto tante volte Chiara. Oppure c’è Jessi, della Spagna, che racconta come ha aiutato una sua amica rimasta incinta a scegliere la vita e non l’aborto, sostenendola concretamente in tanti aspetti della sua gravidanza. Poi c’è Imma, dal Rwanda, che ha perso tutta la famiglia nella terribile guerra civile degli anni Novanta, ma che è riuscita a trovare la forza di perdonare gli assassini, ritrovando pienamente la felicità. E fanno capolino, dietro le poche parole che si raccontano su un palcoscenico, la straordinarietà di ogni esistenza e il coraggio avuto per amare in queste situazioni. Con loro, dall’Italia, dal Pakistan, o dall’Egitto, tanti sono i giovani che donano l’esperienza di vivere, nelle situazioni più normali, belle o difficili, le parole del Vangelo che Chiara ha sempre detto essere vita. In fondo, proprio lei ci ha confidato tante volte come qui a Loppiano si sentisse a casa, perché vedeva come si concretizzava, in tanti aspetti, l’ideale che Dio le aveva donato. E oggi sembra davvero di stare, ancora per un po’, nel suo salotto, ad ascoltarla, quando i contributi audio e video sul grande vidi wall al centro della scena ridonano stralci dei suoi discorsi ai giovani, allorché ripete con forza la scelta di andare avanti sempre ad amare nonostante tutto, di non mollare, di vivere per qualcosa di grande e per una gioia piena che si realizza solo nell’incontro con Gesù e, di conseguenza, nell’amore al fratello che realizza l’unità. Come una mano lava l’altra, e l’occhio del fratello ti fa scorgere cose che tu stesso non potresti capire, così succede che vi siano persone solo all’apparenza esterne a un’esperienza, che riescono a far capire a chi ci è invece dentro fino al collo, la reale portata di quanto si sta vivendo. Proprio questo accade con una delegazione di sette monaci buddhisti thailandesi che, insieme a un’altra delegazione di giovani, della Rissho Kosei-kai giapponese, vogliono portare il loro saluto a tutti i presenti. Uno di loro, vice rettore dell’università reale per l’insegnamento del buddhismo nella città di Chiang- Mai, mi confida a microfoni spenti di essere venuto qui, con gli altri, per portare la forza dell’ideale dell’unità, perché è vero, come ci insegna il buddhismo, che dobbiamo ricercare un livello sempre più alto della nostra felicità, facendo sì che tutta la società sia felice. Ed è importantissimo allora che le persone si amino, come ci ha insegnato Chiara. Sentimento di casa allora, ancora una volta, in questa città. I bambini che giocano ai lati del grande prato verde, i ragazzi che ballano sulle musiche del Progetto 1, i più grandi che non nascondono la sorpresa di una scoperta che anche oggi si fa meraviglia per ogni età. Michele e gli altri componenti del gruppo, continuano a invogliare i presenti: Cerca quella luce abbagliante/ Da sempre dentro te/Grida contro il vento forte/E vola tra le nuvole/Scala con coraggio ogni cima/ Ne vale la pena/Non pensare più a te/Sprigiona la forza dell’Amore!/ Libera. Quanto volte il pensiero è corso oggi a Chiara. Perché, se è vero che non si può negare la sofferenza di un distacco, è altrettanto forte la gioia piena per una reale presenza.

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