L’era glaciale 2 – Il disgelo

Squadra che vince non si cambia, e così il mammut Manny, il bradipo Sid e la tigre dai denti a sciabola Diego, dopo essere sopravvissuti alla glaciazione nel primo, esilarante episodio de L’era glaciale, tornano sul grande schermo, questa volta per vedersela con i pericoli del disgelo. Per una sorta di effetto serra ante litteram, infatti, l’innalzamento improvviso della temperatura sta provocando il rapido scioglimento di un ghiacciaio che minaccia di sommergere tutta la valle e gli animali che la abitano. Per scampare all’incombente inondazione, inizia così una dispe- rata migrazione durante la quale lo strampalato trio colleziona improbabili avventure e inaspettati incontri, tra cui quello con un altro terzetto al loro livello, composto da due dispettosissimi opossum e una mammut che crede di esserlo. In questa fiera della follia, dove, tra l’altro, non mancano ferocissimi dinosauri acquatici, tribù di bradipi nani, avvoltoi canterini e l’immarcescibile scoiattolo Scrat alle prese con la sua proverbiale ghianda, le gag si susseguono a ritmo forsennato e si finisce per ridere spesso e di gusto. Ne viene fuori un film godibilissimo che strizza l’occhio un po’ all’Arca di Noè, un po’ a Mission Impossible e un po’ ai gloriosi musical hollywoodiani, mettendo in scena uno spaccato di preistoria fantasmagorico e un po’ fuori di testa. Il messaggio ecologista è dominante – il global warming è il pretesto narrativo principale del film, mentre il cruccio esistenziale di Manny, considerato l’ultimo della sua specie, è quello di essere a rischio di estinzione – ma non è il solo. In un’epoca in cui si torna a parlare di identità nazionali e culturali da difendere e di scontri di civiltà, il finale è un inno alla tolleranza e all’esaltazione della diversità (e quindi, per certi versi, spiazzante), con Manny che sceglie di andare con il suo improbabile branco invece che i suoi simili. Come per dire che, oltre che dalla storia, si può imparare qualcosa anche dalla preistoria… Regia di Carlos Saldanha Cristiano Casagni

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