L’emergenza ambientale nel mar di Marmara in Turchia

La crisi ambientale in Turchia legata alla massiccia diffusione della mucillagine marina, una materia organica potenzialmente molto dannosa, mette a rischio l'intero ecosistema. Molti pesci e animali marini sono morti o stanno morendo per soffocamento.
(AP Photo/Kemal Aslan)

«Il mar di Marmara è diventato un mare morto. Dobbiamo intervenire al più presto possibile». L’allarme è di Erol Kesici, consigliere scientifico dell’Associazione turca per la conservazione della natura. Gli fa eco Mustafa Yucel, ricercatore dell’Università tecnica del Medio Oriente (Metu) di Ankara, una delle più prestigiose università turche: «Stiamo assistendo ad un disastro mai visto prima. Ma se agiamo adesso, in cinque o sei anni potremmo portare il mare fuori da questo stato comatoso».

Il mar di Marmara, l’antica Propontide su cui ha navigato la storia degli ultimi 3mila anni, mette in comunicazione l’Egeo con il Mar Nero ed è un bacino di poco più di 11mila kmq, profondo mediamente 500 metri, situato fra lo Stretto dei Dardanelli, a sud, e il Bosforo, sulle cui rive sorge Istanbul, a nord. Si tratta di un’area densamente popolata: sulle coste mar di Marmara vivono circa 25 milioni di persone.

(AP Photo/Kemal Aslan)

Da alcuni mesi il mar di Marmara è sempre più invaso dalla mucillagine, un fitoplancton (muco o saliva di mare) che sta minacciando la vita stessa delle sue acque. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma in crescita da almeno 40 anni. E non si tratta di un fenomeno spontaneo. I cambiamenti climatici provocati dall’uomo e, soprattutto, l’inquinamento da un incontrollato smaltimento di rifiuti industriali e urbani sono alla base della crescita esponenziale della mucillagine che sta sempre più invadendo questo mare quasi chiuso e grande poco più dell’Abruzzo.

In particolare, la proliferazione delle alghe responsabili della produzione di mucillagine è indotta dalla congiunzione di due fattori: un eccesso di nutrienti derivanti dall’inquinamento e l’aumento della temperatura dell’acqua provocata dai cambiamenti climatici.

La mucillagine, aumentando in modo esponenziale, come sta accadendo nel mar di Marmara, sta intasando i motori delle barche da pesca e rendendo inutilizzabili le reti, ma, quello che è peggio, molti pesci e animali marini sono morti o stanno morendo per soffocamento. Lo spesso strato superficiale di mucillagine crea infatti una barriera al ricambio di ossigeno nell’acqua, rendendo così sempre più difficile la vita sotto la superficie. In aggiunta, la massa gelatinosa costituisce un ambiente ideale per la proliferazione di batteri e virus, che si diffondono contagiando pesci ed altre forme di vita marina.

Ma anche l’intenso traffico navale che attraversa il mar di Marmara non favorisce certo la protezione dell’ambiente. Le acque del bacino sono attraversate ogni giorno da 130-140 navi (50mila l’anno). E pensare che c’è un progetto in corso per incrementare questo già intenso traffico navale con il raddoppio del canale naturale del Bosforo mediante lo scavo di un canale artificiale parallelo, pochi chilometri ad ovest di Istanbul. E si sta già inevitabilmente immaginando che fra qualche tempo si dovrà scavare un altro canale per raddoppiare lo Stretto dei Dardanelli.

Per il momento il governo turco ha dovuto mettere in atto una vasta operazione per raccogliere ed eliminare la mucillagine. Si spera che l’intervento non si limiti a fare pulizia ma che affronti le cause.

(AP Photo)

Anche perché se il fenomeno dovesse estendersi anche al mar Nero o all’Egeo con una proliferazione di queste dimensioni il problema diventerebbe enorme, un vero e proprio disastro.

Il premier turco Erdogan ha affermato in questi giorni (come riferisce l’Agenzia di stampa Anadolu): «Salveremo i nostri mari, in particolare il mar di Marmara, da questo problema della mucillagine». E aggiunge che una squadra di 300 esperti sta ispezionando le sponde del bacino, gli impianti di trattamento delle acque reflue e di smaltimento dei rifiuti solidi per trovare la fonte dell’inquinamento.

La “vendetta” della mucillagine ai danni prodotti dall’uomo ha se non altro allertato l’opinione pubblica turca e internazionale sull’urgenza di mettersi una buona volta a ragionare sui progetti infrastrutturali (e in quella zona ce ne sono in vista diversi e di grandi dimensioni) non esclusivamente in termini di investimento e profitto, come avviene di solito, ma anche di impatto ambientale. Che non è “soltanto” accumulo di spazzatura, inquinanti, veleni, alghe o mucillagini. Ma un’alterazione dell’ambiente intesa come sistema di relazioni tra diversi fattori. Molti fattori: antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli. Ed anche economici.

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