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Italia > Politica

Legge sul femminicidio, ministra Roccella: Spero sia votata all’unanimità

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Per la ministra della Famiglia, Eugenia Maria Roccella, l’Italia è il primo Paese ad aver tipizzato il reato di femminicidio. Restano le polemiche per le dichiarazioni del ministro Nordio in caso di malfunzionamento del braccialetto elettronico: le vittime si rifugino in chiesa o in farmacia

La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella in Senato. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

«Spesso mi viene chiesto: “Ma allora uccidere una donna è più grave che uccidere un uomo?”. No, noi non abbiamo mai creduto che le donne siano migliori e gli uomini peggiori o che ci sia una differenza etica, che ovviamente non c’è. C’è, invece, una differenza storica: c’è una differenza profonda legata al corpo sessuato e ad una storia lunghissima dell’umanità», che riguarda le violenze contro le donne. Per la ministra della Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, la necessità di un rinnovato impegno contro la violenza di genere è stata tradotta dal governo guidato da Giorgia Meloni in due leggi. La prima, la 168 del 2023, che punta al contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica, e il disegno di legge 1433/2025 sul femminicidio che, spiega la ministra, «sta facendo il suo percorso parlamentare e io spero che avrà la stessa unanimità che ha avuto l’altra. Anzi, dovrebbe avere uno slancio maggiore, perché siamo i primi i primi in assoluto ad aver tipizzato il reato di femminicidio».

In un recente incontro con i ministri per le Pari opportunità dell’Unione europea, afferma Roccella, «ci sono state almeno un paio di ministre che sono venute a chiedermi di mandare loro la documentazione» del disegno di legge 1433. Sarebbe splendido, ha spiegato, se altri seguissero l’esempio dell’Italia, perché se cambiano le legislazioni di diversi Paesi, potrebbe essere più facile fare pressione sull’Unione europea per fare un passo avanti sulla tutela delle donne. Purtroppo, commenta Roccella, «L’Europa è stata timida sulla direttiva europea» contro la violenza di genere. «Noi abbiamo provato a spingere affinché ci fosse il reato di stupro», che invece non è stato inserito, per la posizione contraria di 14 Stati membri, tra cui Francia, Germania, Bulgaria, Ungheria e Paesi Bassi.

La ministra Roccella ha parlato di femminicidio nei giorni scorsi a Palazzo Brasini a Roma, alla presentazione del libro bianco per la formazione “adeguata e omogenea di tutti i protagonisti del sistemaper l’eliminazione della violenza maschile contro le donne”, in un convegno promosso e organizzato da “Tra le donne” aps, presieduto da Elisabetta Giordano. Per ridurre le violenze di genere, per accogliere e prendersi cura delle vittime, è fondamentale formare non solo gli operatori che entrano in contatto con loro, ma anche il top management dei vari settori di intervento, come ha più volte sottolineato Vittoria Doretti, direttrice dell’Area dipartimentale Promozione ed etica della salute dell’Azienda USL Toscana Sud Est, coautrice del testo insieme a Paola Di Nicola Travaglini, consigliera della Corte di Cassazione.

E la questione diventa davvero rilevante in quanto l’opinione pubblica è fortemente influenzata dalle dichiarazioni e dalle azioni dei rappresentanti istituzionali e politici. Non a caso nell’ultima settimana si è discusso molto delle affermazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nel question time in Parlamento, rispondendo ad una domanda delle senatrici Giusy Versace e Michaela Biancofiore sull’uso del braccialetto elettronico contro la violenza di genere, ha spiegato che il funzionamento di questo dispositivo «è molto spesso, e lo è sempre più, incompatibile con i mezzi non solo di comunicazione, ma anche con i mezzi di trasporto delle persone. Nel momento in cui suona l’allarme, molto spesso la vittima si trova a una distanza che non è compatibile con l’intervento delle forze dell’ordine».

In pratica, ha spiegato Nordio, «la comunicazione funziona», ma tra i minuti che passano tra il warning (l’allarme) e l’intervento delle forze dell’ordine, l’aggressore può aver già raggiunto la donna. Nordio ha suggerito quindi alle vittime «di trovare delle forme di autodifesa, rifugiandosi in una chiesa, rifugiandosi in una farmacia: insomma, in un luogo più o meno protetto», perché molto spesso le forze dell’ordine non riescono ad arrivare in tempo. «Sarà il magistrato – ha concluso – a valutare quale sia la distanza sufficiente, tenendo conto anche di questi mezzi di locomozione che oggi purtroppo annullano le distanze che un tempo magari potevano essere considerate sufficienti».

Queste affermazioni del ministro Nordio sono state fortemente criticate, perché hanno dato l’impressione di una grande difficoltà di gestione dello strumento del braccialetto elettronico. Una prova, del resto, sono le tante donne uccise dagli ex partner, nonostante gli assassini avessero questo dispositivo legato alla caviglia.

Saman Abbas e il padre Shabbar Abbas in due immagini combinate. 19 dicembre 2023. ANSA

Tornando alla necessaria formazione per gli operatori che entrano in contatto con le donne vittime di violenza maschile, la ministra Roccella ha spiegato che il governo cercherà di tradurre il libro bianco per la formazione in linee guida generali. Non ha però nascosto un’ulteriore difficoltà. «Una non dico gelosia, ma una volontà di auto-amministrarsi», anche nel campo della formazione, senza delegarla a terzi, delle varie istituzioni coinvolte: forze dell’ordine, personale sanitario, operatori giudiziari, etc. Per Roccella «c’è da lavorare», partendo dal punto ferma rappresentato dalla parte operativa contenuta nel libro bianco. In pratica, dall’esperienza, dal lavoro, dalla dedizione di quanti già si impegnano per accogliere, difendere, proteggere, le vittime di violenza. È un lavoro di rete, che va continuamente ricalibrato e migliorato.

La battaglia non è stata ancora vinta. «Ho appena letto un libro su Saman Abbas» (diciottenne pakistana uccisa perché non voleva tornare nel suo Paese di origine per un matrimonio combinato. Per il suo femminicidio i giudici hanno condannato all’ergastolo i suoi genitori, uno zio e due cugini, ndr)». La ragazza, ha spiegato la ministra, «era andata a fare una denuncia per violenza, ma non ha avuto il codice rosso» perché «aveva solo una cicatrice piccola, che, secondo gli operatori, non era sufficiente» per avviare il sistema di protezione. Una valutazione, questa, che ritiene la violenza contro le donne solo fisica, rispondendo a criteri ormai datati.

Nel disegno di legge sul femminicidio, invece, sono colpite le condotte che intendono «discriminare la donna in quanto tale o sono compiute con odio nei confronti della stessa e quando, altresì, si tratta di comportamenti che sono finalizzati a reprimere i diritti, le libertà e le espressioni della personalità di una persona perché appartenente al genere femminile». Un passo avanti necessario, ma non ancora sufficiente.

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