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In profondità > Chiesa cattolica

L’ecumenismo del Vangelo

di Massimo Toschi

- Fonte: Città Nuova


Continua la riflessione sull’incontro avvenuto a Cuba tra papa Francesco e il patriarca di Mosca, Kirill. Due uomini di Dio chiamati a tracciare la via dell’unità e della pace tre le chiese

Kirill e Francesco

Tutto molto semplice, diretto, senza retorica e senza enfasi: semplicemente un incontro di fratelli e tra fratelli. Un incontro nel Vangelo e del Vangelo. Dunque un ecumenismo non delle dottrine, delle diplomazie, degli aspiranti teologi politici, che si candidano ad essere professionisti del dialogo pronti a firmare tutto, perchè tutto rimanga fermo. Un ecumenismo che vive la grazia segreta del martirio, che non cerca di fuggire, ma di restare, di rimanere secondo la forza inerme del Vangelo.

 

 

Papa Francesco sceglie la via della semplicità evangelica: nessuna condizione se non la gioia dell’incontro, che nasce dal Vangelo. L’abbraccio con il fratello per narrare insieme il Vangelo dell’unità e della pace. Ciò che unisce Francesco, Kirill e Bartolomeo è l’appello del Signore a vivere il Vangelo e nient’altro, e a viverlo fino al martirio, come numerosi cristiani testimoniano in tante parti del mondo.

 

 

Quando la chiesa dei poveri diventa per grazia di Dio la chiesa dei martiri e quando la chiesa dei martiri diventa la chiesa dei poveri appare il mistero dell’unità della Chiesa e tra le Chiese. Al centro di questo mistero di unità stanno i poveri e la pace. Questo vale in Siria, in Palestina, nel Medio Oriente, a Gaza, ma anche in Ucraina, dove anche di recente i cristiani si sono uccisi, gli uni contro gli altri.

 

Tutto questo è stato seminato da papa Roncalli quando ha convocato il Concilio, quando ha consegnato la chiesa dei poveri di fronte alle attese del Sud del mondo, e quando ha narrato la pace delle vittime, al cuore della crisi di Cuba, alla vigilia di uno scontro militare atomico, per cui si prevedeva l’uccisione di un terzo dell’umanità.

 

 

Oggi quella semina vede i suoi primi e straordinari frutti. Cuba diventa la porta dei poveri del Sud del mondo, della pace, della fraternità, che i fratelli visitano per comprendere meglio il Vangelo e l’appello del Signore a essere uno. Papa Francesco e il patriarca Kirill celebrano la fraternità con le parole del salmo: «Come è dolce e soave che i fratelli stiano insieme». È davvero dolce e soave la fraternità, che nutre il primato dei poveri e la ricerca della pace. Questi sono gli abiti del mistero dell’unità della chiesa. Nessun trionfalismo, ma la gioia dei discepoli che vivono la visita del Signore, la sua misericordia, come dono per l’intera umanità.

 

 

In questo tempo del Vangelo e dello Spirito di Dio, altri eventi si stanno avvicinando: le celebrazioni di Lutero, il concilio pan-ortodosso, lo sguardo pieno di tenerezza verso la Cina e la grande Asia. Sono davvero eventi universali che chiedono un cuore grande per essere accolti e vissuti nella tenerezza di Dio.  I segni dei tempi diventano segni di Dio e della sua misericordia, segni che anticipano le nostre attese, talora prigioniere di calcoli politici ed ecclesiastici. Alla fine dell’incontro è stato siglato un documento conclusivo. Questo tempo domanda il Vangelo e nient’altro.

 

Leggi articoli precedenti:

Paolo Loriga, A Cuba via Gerusalemme,  http://www.cittanuova.it/c/452574/A_Cuba_via_Gerusalemme.html; 

Michele Zanzucchi, La grandezza di un incontro, http://www.cittanuova.it/c/452384/La_grandezza_di_un_incontro.html

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