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Cultura > Personaggi

Le sfere di Arnaldo Pomodoro

di Mario Dal Bello

È scomparso a 99 anni il grande scultore contemporaneo. La geometria in dialogo con l’umanità.

Lo scultore italiano Arnaldo Pomodoro durante l’inaugurazione della mostra “L’invisibile rivela: quando la tecnologia incontra l’arte” a Milano, 1 ottobre 2015. Foto: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Quando ai Musei Vaticani si entra nel Cortile del Belvedere, si resta ammirati dall’imponente Nicchione del Bramante che racchiude il cosmo nella sua geometria rinascimentale. In dialogo – per nulla “stonato” – con l’ambiente intorno e l’enorme Sfera nel giardino.

Nella foto, “Sfera n. 4”, opera del 1964 di Arnaldo Pomodoro. Foto: ANSA / KUM, mostra permanente della Fondazione Pomodoro a Milano.

“Sfera con sfera”, la intitola Pomodoro nel 1990 ponendo il metallo bronzeo e dorato in colloquio con la natura e l’architettura che lo circonda: forma perfetta ma internamente lacerata. Le due sfere concentriche che ruotano su di un asse alla base creano una armonia diversa rispetto al Bramante, ossia di geometrie che si intersecano, si incontrano dialogando prima fra loro e poi con l’ambiente. 

È quel rapporto fra arte e paesaggio che sempre ha caratterizzato la produzione di Pomodoro, vicino alla cultura dell’Informale, poi ad artisti come Brancusi, Mondrian e Pollock interessati come lui alle forme perfette, pure, intellettuali. Ma che in Arnaldo sono ferite dalla resistenza fisica della materia. 

Ecco perché la sua arte visionaria conosce la sottotraccia del dolore, dell’umanità ferita. Le sue sfere, i cubi, i dischi, i cilindri, gli obelischi e le piramidi, forme geometriche sicure nella mente dello scultore diventano tuttavia al contempo instabili e insicure, pur essendo punti di riferimento come steli, al centro delle piazze: davanti al Ministero degli Esteri a Roma o al Palazzo di vetro dell’Onu a New York. 

Geometrie perfette ma internamente tagliuzzate, disordinate. Non è difficile leggere ed individuare in un artista tendenzialmente intellettuale e idealista il desiderio di un incontro tra la natura bellissima e l’umanità piagata e imperfetta che rende Pomodoro un ricercatore di nuovi equilibri, un artista monumentale eppure fragile, un drammatico visionario del contemporaneo bisogno di armonia.

La scultura di Arnaldo Pomodoro “Disco in forma di rosa del deserto” esposta durante l’anteprima della mostra “Quirinale Contemporaneo”, Roma, 30 maggio 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

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