Le priorità di Adriano Bordignon, neopresidente del Forum delle Famiglie

Il Forum delle Associazioni familiari ha eletto il nuovo presidente: è Adriano Bordignon, già a capo del Forum Famiglie del Veneto, che ha preso il posto di Gigi De Palo. Scopriamo chi è e quali sono le sue priorità. Nominati anche il consiglio direttivo e le vicepresidenti

Si chiama Adriano Bordignon, ha 46 anni ed è il nuovo presidente del Forum nazionale delle Associazioni familiari, un organismo complesso che riunisce 592 associazioni, per un totale di oltre 5 milioni di famiglie. Trevigiano, Bordignon è sposato ed è padre di tre figli, è direttore del consultorio familiare Centro della Famiglia di Treviso e presidente di Ebicom, l’ente bilaterale del commercio, servizi e turismo della Provincia di Treviso. Da aprile 2021 ha ricoperto la carica di presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Veneto.

Candidato unico alla vigilia delle elezioni, Bordignon ha ottenuto il consenso e il plauso delle organizzazioni che compongono il Forum, prendendo il testimone dal suo predecessore, Gigi De Palo. Accanto a lui, in questo mandato, due vicepresidenti: Cristina Riccardi di AiBi e Pinella Crimì del Forum della Sicilia. Compongono il nuovo direttivo Lidia Borzì, delegata ACLI a famiglia e stili di vita, Alfredo Caltabiano, Ass. famiglie numerose, Roberta Castellan, Ass. papa Giovanni XXIII, Emma Ciccarelli, Ass. salesiani cooperatori, D’Alesio Paola, Forum Abruzzo,  Giovanni Giambattista, Forum Lombardia, Roberto Gontero, Forum Piemonte, Massimo Orselli, Ass. famiglie per l’accoglienza, Paolo Perticaroli, Ass. Azione per famiglie nuove, Paola Pisoni, Forum Trentino, Vittorio Ricchiuto, Ass. Rinnovamento nello Spirito Santo.

 

Adriano Bordignon, lei è il nuovo presidente del Forum delle associazioni. Qual è stata la sua reazione subito dopo la nomina?
Sono molto emozionato e pieno di gioia e di fiducia. Sono emozionato perché sento che sto prendendo il testimone di una grande storia. Una storia preziosa che parte da lontano e che merita di essere portata avanti con cura e dedizione. Sono anche grato perché chi ha assunto questo compito prima di me lo ha fatto con passione e con attrattività e ci lascia un corpo sociale, quello del Forum, vivo, dinamico, attivo e generativo.

Quali sono le sue priorità?
La scelta è vasta. Ci sono tantissime cose da fare, tantissime cose iniziate da continuare, ma direi che ci sono due linee principali: dobbiamo sempre di più rinforzare il nostro corpo associativo perché è la vita e la dinamicità di questa Italia, è ciò che anima le famiglie che dà prospettive e dà speranze. Quindi un grande lavoro sulle associazioni, sui Forum territoriali, che sono veramente l’acqua sorgiva che ci dà la possibilità di fare dei passi avanti. Dall’altro lato dobbiamo fare un grande lavoro di rappresentanza, dobbiamo portare avanti delle questioni di cultura generale, quindi riuscire a spostare il tema della famiglia da sterili dibattiti da bazar della politichetta alla questione nevralgica per il presente e il futuro del Paese e poi farlo subito, immediatamente, perché ci sono delle questioni che necessitano di una manutenzione immediata: la denatalità rappresenta un malessere delle famiglie, delle difficoltà che attraversano ogni giorno, anche un calo di fiducia e di prospettiva. Noi dobbiamo rianimare le proiezioni di desiderio delle famiglie, i progetti, e per fare questo serve un’azione pratica, servono trasferimenti economici, quindi potenziare l’assegno unico e renderlo più facilmente fruibile, serve una riforma della fiscalità che sia più a misura della famiglia e più a misura della Costituzione, quindi un’equità orizzontale che finalmente venga rispettata considerando i carichi familiari, servono poi servizi per la prima infanzia, soprattutto per la fascia 0-3 anni che siano più adeguati, perchè abbiamo un gap verso il mondo europeo che è estremamente significativo. Poi c’è la questione del lavoro femminile e del lavoro giovanile. Noi dobbiamo in qualche modo capacitare i giovani a costruirsi una vita, a fare progetti in un’età molto più anticipata rispetto ad oggi, perché è troppo tardi. Li lasciamo in bilico, sospesi, parcheggiati, invece hanno il diritto di fare delle scelte da subito. Lo stesso vale per le donne: troppo spesso ancora oggi costrette a dover scegliere tra una carriera lavorativa e la cura delle relazioni familiari, troppo spesso dentro un contesto lavorativo che le vede in posizioni di rischio e di complessità. Abbiamo un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa, ben 20 punti lontano da quello della Francia. Poi c’è la condivisione dei compiti della cura domestica, perché oggi sono ancora un appannaggio largamente femminile, insomma c’è tanto da fare: cose pratiche, a costo zero, ma anche onerose, impegnative, che hanno bisogno di prospettive di lungo periodo.

Perché è importante la famiglia nella società italiana?
La famiglia è il luogo delle relazioni, il luogo del civismo, dell’impegno, delle scelte non opportunistiche, della condivisione, della solidarietà. In famiglia abbiamo dei piccoli laboratori di umanizzazione, direbbe papa Francesco, da lì si cresce come esseri umani e come cittadini, come persone che possono restituire tanto al mondo. Poi ci sono anche delle ricadute pratiche: noi sappiamo che la maggior parte delle imprese in Italia sono a conduzione familiare e l’idea imprenditoriale è nata in famiglia, non in vitro, non in accademia, non in laboratorio, ma dall’esperienza delle famiglie.

Presidente, chi è nella vita Adriano Bordignon?
Io sono un uomo appassionato del mondo, che sente che è nato in un’epoca in cui possiamo fare delle cose preziose. Sono un marito, sono un papà di tre figli e penso che la cosa più bella sia stare insieme e camminare insieme agli altri e spendere la propria vita per un bene comune che è nostro e al contempo di tutti gli altri.

Quale sarà il suo primo atto da presidente?
Il primo atto da presidente sarà cominciare a girare i territori, a incontrare le associazioni, i Forum territoriali, perché questi sono la linfa, la base che poi irrora tutta l’energia per poter fare nuove proposte. Dobbiamo tornare nei territori, ridare speranza e ascoltare le persone e le organizzazioni.

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