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In profondità > Chiesa cattolica

Le Ostie imperfette

di Luigi Laguaragnella

- Fonte: Città Nuova

I ragazzi detenuti nel carcere minorile di Bari hanno preparato i piccoli pezzi di pane, simbolo della loro vita, che saranno distribuiti durante la messa del Giovedì Santo

Comunione (Foto Karel Herbst – wikipedia CC BY-SA 3.0)

Per il secondo anno consecutivo, dopo la preparazione delle essenze profumate per comporre gli oli del Crisma per il triduo pasquale 2022, i ragazzi dell’Istituto Penale per i Minori N. Fornelli di Bari hanno realizzato le ostie che verranno distribuite ai parroci della diocesi del capoluogo pugliese durante la Messa Crismale del Giovedì Santo in Cattedrale.

I giovani detenuti hanno impastato gli ingredienti del pane nel laboratorio eucaristico dal titolo “Eucarestia, il pane del perdono”. Svolgere tale progetto all’interno del carcere è un simbolo dal forte impatto inclusivo, di una Chiesa che non esclude, ma si tratta di un chiaro segnale rivolto a tutte le coscienze per ricordare che non esistono “avanzi di galera” e si deve sempre lasciare spazio agli “scartati” della società.

La comunione, infatti, è un corpo che contiene l’intera umanità in tutte le sue sfaccettature, capace di superare ogni tipo di confine e di sbarre.

Il laboratorio eucaristico si collega alle linee pastorali del sinodo, nei cosiddetti cantieri di Betania, su cui l’arcidiocesi di Bari-Bitonto è impegnata. Si è concepito l’ambiente del carcere come un cantiere attraverso cui rimettere insieme i cocci della vita e ricostruire tante giovani vite. Il percorso con i ragazzi è un vero e proprio cantiere di artigianalità.

Le particole sono realizzate a mano, una diversa dall’altra, non perfettamente sferiche, imperfette come la vita dei ragazzi che le hanno impastate, come i limiti che appartengono ad ogni essere umano, ma agli occhi di Dio mani di vite sempre uniche e preziose, degne di compassione. “Per lui non siamo persi, ma unici e irripetibili” afferma un ragazzo.

Il pane consacrato che viene spezzato è il mezzo di speranza capace di liberare dalle catene a cui i ragazzi del Fornelli sono legati; grazie al loro contributo diventa, perciò ulteriore dono prezioso per la gente che parteciperà alle celebrazioni pasquali, e, per tale motivo, diventa primo passo di per-dono, quello che spezza i legami del dolore e del male.

Proprio coloro che vengono etichettati come scarti della società si sono sporcati le mani per un servizio dal significato molto umano e sacro allo stesso tempo.

Grazie all’esperienza laboratoriale i ragazzi lasciano in eredità un grande segno umano, che potrà dare al sacrificio eucaristico un particolare gusto. Ai sacerdoti e ai fedeli che riempiranno le chiese nelle prossime giornate, tra i particolari e suggestivi riti liturgici dovrebbe riecheggiare anche l’augurio di uno dei ragazzi del “Fornelli”: «Spero che ogni volta che alzerete quelle ostie durante la consacrazione possiate sentire le nostre mani che ve le hanno preparate, possiate vedere i nostri volti, i nostri cuori. In quel piccolo pezzo di pane ci sono le nostre storie, ci siamo noi e i nostri errori e il nostro cammino di conversione».

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