Le nuove strade del folk italiano

Si può farlo rockeggiando alla De Gregori, o cavalcando l’onda lunga delle posse e della sub cultura hip-hop come i salentini Sud Sound System. Si può scavare nelle miniere della tradizione con l’approccio da etno-ricercatore rigorosissimo come fa Ambrogio Sparagna, oppure cercare inedite e spericolate sintesi tra la balera e il folk d’autore come da anni propone il misconosciuto ma bravissimo Riccardo Tesi con la sua Banda Italiana. Infinite strade percorre il folk del Terzo Millennio, patrimonio sempiterno di popolo, di culture musicali, e non, diversissime tra loro come diverse sono le mille Italie che s’incrociano percorrendo lo Stivale. Alcune per blasone, talenti ed estroversione, più o meno note di altre. Penso alla Campania dei bottari di Avitabile o delle suggestioni ritmiche di Nando Citarella con i Tamburi del Vesuvio; ma anche alla Sicilia suadente dei già noti Agricantus e dei Nuclearte, a quella guascona e mediterranea di Roy Paci & Aretuska, quella iper-ritmica del percussionista Alfio Antico e quella delle contaminazioni folk-jazz-cantautorali degli Aquasanta e dei PietrArsa di Mimmo Maglionico. In effetti il Sud è da sempre all’avanguardia nella valorizzazione, protezione e divulgazione (le tre strategie fondamentali di qualunque sopravvivenza) del proprio patrimonio folklorico. C’è la Calabria dei formidabili Il Parto delle Nuvole Pesanti, la Basilicata dei notevoli Pantarei. E la Sardegna dove sulle tracce degli indimenticabili Tazenda s’esprimono la rediviva e sorprendente Marisa Sannia e la bravissima Brunella Selo; senza dimenticare quella dei vari gruppi a Tenores che recuperano tecniche vocali millenarie. Tra il Salento e la Calabria meridionale operano i Nistanimèra, una formazione che si sta impegnando nel recupero di due idiomi antichissimi a rischio di estinzione (il greco di Puglia e quello di Calabria). E da quelle parti val la pena citare anche il progetto Etnoritmo originario del barese, e l’eccellente lavoro del mandolinista brindisino Mimmo Epifani. Ma anche su piazze molto meno frequentate è pos- sibile reperire autentici tesori e piccole perle nascoste. Dalla Liguria al Friuli, dalla Romagna all’Abruzzo. Perfino nel serioso Piemonte non è raro imbattersi in produzioni di notevole spessore: c’è chi, pur partendo da basi folk, modernizza linguaggi e ritmi come han fatto di recente i Marmaja, ma c’è anche chi, nel silenzio del sottobosco, produce opere di valore quasi scientifico. È il caso dei cuneesi A Fil De Ciel che hanno da poco debuttato con un disco che attualizza con buon gusto e passione la cultura occitana, più o meno sulla medesima lunghezza d’onda dei più noti Lou Dalfin. Nel Monferrato ha operato per anni il notevole ensemble della Ciapa Rusa, e dalle parti di Ivrea, Laura Conti e Maurizio Verna han da poco pubblicato un disco, Sfiam d’Argal straordinario per rigore e preziosità. Ovviamente dischi come questo non è roba che trovate nei supermercati, né in edicola o negli autogrill, e talvolta neppure in gran parte dei pochi negozi specializzati sopravvissuti all’ecatombe discografica in corso. Ma c’è Internet, e con un po’ di pazienza gli appassionati potranno mettersi sulle loro tracce, foss’anche solo per curiosità o per gustarseli in concerto. Noi lo consigliamo caldamente: non solo per le gradite sorprese che potrete avere, ma anche perché a poco serve lamentarsi con la pochezza dell’offerta se poi non si fa nulla per incoraggiare quel che c’è di buono. E chi l’ha detto che il commercio equo e solidale, non possa valere anche per la nostra musica? CD Novità OASIS DON’T BELIEVE THE TRUTH (Sony Music) Dopo dodici anni di carriera, i rissosi fratellini Gallagher non hanno ancora sciolto un enigma di fondo: trattasi di grande band o solo di grande bluff? Il nuovo album non fuga i dubbi fin qui accumulati, anche se a detta di molti questo è il loro album migliore dagli esordi. STEVE STIILLS MAN ALIVE (Talking Elephant Records) Nettare per le orecchie dei nostalgici. Coi vecchi compari Neil Young e Graham Nash ospiti di sala, uno dei padri fondatori del country-rock torna con un pugno di nuove (e sostanzialmente inutili) canzoni: la classe di sempre basta a renderle gradevoli, e ad assolverlo con formula piena. f.c.

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