Le nuove frontiere del vangelo

La Chiesa cattolica indiana si trova confrontata in questi ultimi anni a un volto inedito dell’induismo: quello violento. Come reagisce? “L’induismo è stato sempre aperto a tutti i valori senza guardare da dove venisse.Tuttavia non sono mai mancati piccoli gruppi di fanatici che non accettavano questa filosofia generale. Oggi queste minoranze indù vogliono fare dell’India quello che è stato del Pakistan ai tempi dell’indipendenza, nel ’47, quando volevano cioè che l’India diventasse un paese indù. Si propongono allora false teorie: prima che arrivasse il cristianesimo tutto sarebbe stato indù… Questi gruppi con la violenza e con diversi espedienti stanno cercando di far prevalere il loro punto di vista. “Abbiamo dovuto affrontare questo gruppo in modo particolare in questi ultimi tre anni, da quando si è scatenata una certa violenza contro i cristiani. “Alla base c’è una filosofia particolare, che vuole che tutto il paese abbia una sola religione. Il loro agire violento è contro l’ethos del popolo indiano e contro i padri fondatori come Gandhi, come Nerhu, che hanno voluto proclamare uno stato laico, con eguali diritti per tutte le religioni. E hanno voluto proteggere le minoranze con speciali norme: libertà di religione, libertà di educazione, libertà di associazione…” In questo contesto di incertezza, qual è invece lo stato del dialogo in- terreligioso in India? “Esistono sia in seno all’episcopato che a livello diocesano delle iniziative meritevoli. Sul piano locale questo dialogo risulta importante, perché quello della conferenza episcopale non è tanto un contatto interreligioso, quanto con il potere pubblico. “Si può dire che in genere c’è una apertura da parte dei non cristiani, perché la chiesa è “cattolica” in modo particolare e testimonia l’universalità attraverso le sue opere. Quindi non è tanto la fede predicata, ma la fede praticata che dialoga. Ad esempio, una Madre Teresa che ama, che abbraccia tutti, per gli indù è un esempio concreto, come d’altronde i cristiani che lavorano con i lebbrosi. E ciò dà fastidio ai gruppi fanatici. Due anni fa hanno bruciato vivo un missionario protestante australiano che lavorava con i lebbrosi, con il pretesto che operava conversioni… E hanno ucciso anche i suoi due figli. Nonostante ciò, sua moglie e sua figlia continuano a vivere in India e continuano il lavoro suo. Questa è testimonianza. “Ci sono due modi di dialogare: quello intellettuale, secondo le idee, e quello pratico, che si attua lavorando insieme. Quando gli indù e i musulmani abbracciano la loro fede. Non dobbiamo e non vogliamo nascondere la nostra identità: colui che ci motiva nel fare quello che facciamo, sia negli ospedali che nelle scuole, sia nelle opere sociali, è Cristo”. Qual è il modo migliore per dialogare? È quello di mantenere le proprie identità? “Sì, mostrare quello che crediamo con i fatti. Ad esempio, la prima parola pronunciata dalla moglie dell’australiano protestante ucciso è stata di perdono. Sono questi i gesti che mostrano che siamo veramente i seguaci del vangelo: “Amate i vostri nemici” . O ancora, tenendo aperte le scuole, dando accesso a quelli che non hanno la nostra stessa tradizione religiosa, si realizza un modo di evangelizzare indiretto, in cui ci si presenta come noi siamo”. La regola d’oro presente nelle diverse religioni, secondo lei, è una pista da praticare? “È essenziale, perché altrimenti ci sarà solo un dialogo parallelo, senza incontro. Ma se uno segue la regola d’oro incontra l’altro senza mischiare le cose, ciascuno dalla sua posizione e rispettando nelle nostre scuole, vogliono essere educati da maestri cristiani anche se non abbracciano quella degli altri, comprendendosi meglio l’un l’altro. E questo è il segreto della convivenza pacifica, gioiosa, armoniosa e amorosa”. Il papa ha detto che il XXI sarà il secolo dell’evangelizzazione dell’Asia. “Ne sono più che sicuro. Le difficoltà sono un buon segno. In Asia la chiesa è presente al 3 per cento della popolazione, anche se il 14 per cento dell’episcopato mondiale sta in Asia, così come il 33 per cento dei novizi e delle novizie, il 25 per cento delle religiose, il 10 per cento dei sacerdoti diocesani… “Quella del Santo Padre è una profezia che già si sta avverando. L’India è la quarta Conferenza episcopale mondiale. In Vietnam la chiesa è forte anche se travagliata. In Corea del sud sta galoppando, in Indonesia pure; e perciò anche le vocazioni abbondano, come per l’India che ha 23 mila preti e 80 mila suore. Per il futuro a noi tocca curare la qualità, perché facile che valori mondani entrino nel nostro modo di essere e ci guastino”. Cosa pensa del modo di dialogare tipico del focolare? “Lo apprezzo moltissimo. Conosco movimento da molti anni, dal 1964. Ringrazio il Signore di questo carisma che ha sparso nel mondo attraverso Chiara e il focolare. Oggi più che mai il mondo ha bisogno di questo carisma che vuol dire unità nella diversità. Allora quando questo carisma si sparge nel mondo, esso capirà che l’unità nella diversità rende la nostra esistenza più bella, più utile e meno conflittuale. Questo è un grande bene”. Cosa pensa dei movimenti nella chiesa di oggi? “Con essi, e coi loro diversi metodi, il Signore fa respirare la chiesa. Essi la “ossigenano”. La liturgia è il momento solenne dell’incontro del popolo di Dio con il loro Dio, uno e trino. Ma poi, durante la vita normale, abbiamo bisogno di questi organismi che alimentano la vita di unione con la divinità. “Penso che il Signore stia dando un segno molto forte alla sua chiesa, come il papa a più riprese ha detto: i laici hanno un posto importante nella chiesa e il Terzo millennio sarà quello dei laici. Ritengo che lo Spirito Santo abbia suscitato questi movimenti ecclesiali proprio perché i laici possano essere il sale della Terra. “Come nunzio apostolico ho visitato diversi paesi e ho costatato come in tutto il mondo il Signore stia suscitando laici che possono essere anche predicatori, possono essere lavoratori per i bisognosi, per gli emarginati. Questa è la specificità del carisma laicale. Oggi i laici devono sentirsi collaboratori con i preti, i religiosi e con la gerarchia. Collaboratori importanti, non solo supplenti”.

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