Le nozze e il grido

Leone Boccalatte, scrittore biellese, ha dedicato la sua vita alla letteratura, sia nell’insegnamento presso gli istituti superiori della sua città, sia con opere proprie e traduzioni di Schiller e Hölderlin. Il suo ultimo libro Le nozze e il grido (Edizioni Santi Quaranta) è dedicato al padre, artista eclettico e indomabile ricercatore di assoluto. A rovistare tra le vecchie carte, si trova di tutto. Appunti, abbozzi, magari delle buone ispirazioni. Più spesso scarti, roba che sarebbe pietà dimenticare. Ecco qui una storia. Scritta, rielaborata… . Un manoscritto, quello che l’autore ritrova, in cui si racconta il tragico conflitto e lo sterminio delle popolazioni di due comuni montani: le urla strazianti dei morti ancora risuonano nelle valli ogni anno, alla vigilia dei morti. Ma anche lettere, appunti, riflessioni personali. Boccalatte, nel leggere quelle carte è coinvolto emotivamente e, soffermandosi su certi passi, rivive particolari della vita del padre, sue esperienze, l’incessante e testarda ricerca di armonia nell’arte della musica e della scrittura, i lunghi silenzi, le attese. Affascinanti e ricchi di mistero, quegli scritti diventano la porta attraverso la quale entriamo nel fiume tumultuoso dell’esistenza del vecchio Boccalatte, fin dagli anni della formazione, scoprendo una vocazione artistica mai domata, continuo pungolo nella carne, ferita sanguinante. Emerge una storia drammatica ed eloquente, ricca di inflessioni filosofiche, di aspirazioni alte e nobili, di autentica ricerca spirituale, raccontata sul ritmo di un lessico dove la prosa e la poesia si intersecano e si abbracciano continuamente. Non più una semplice successione temporale di eventi ma una dimensione di eternità che sconvolge e affascina. All’uomo non resta che il presente, colto nel profondo dell’anima, come unica possibilità di pacificazione: Ogni avvenimento ha vibrazioni che lo spirito e il cuore sanno intuire meglio della logica… È la potenza dell’intuizione, più che la stessa tecnica, a decidere rapporti e differenze. Nella profondità dunque si sciolgono, si plasmano e rinnovano – in un’altra, quasi vertiginosa metamorfosi – immagini e pensieri, ritmi, musiche; soprattutto più nobili e più limpide ne riemergono o splendono le forme: una profondità, una pienezza ch’è insondabile pace nel tumulto. Come per il padre, anche per l’autore non c’è tempo che si consuma, ma solo una fiamma viva e rigeneratrice che tocca le profondità delle coscienze: Bisogna interrogarci, discendere nel buio e nei silenzi dove matura ed opera una rivelazione: esaminarci, insistere. Un sogno ci rigenera, ci forma: l’uomo è la creazione della propria instancabile e fervida, viva immaginazione. Si rinasce per l’acqua e per il vento, per le lingue, per l’opera del fuoco; ancora nelle croci e nel silenzio degli alberi e dei rami…. Un libro decisamente dotto, che richiede pazienza d’amore nella lettura, capacità di distillazione nel tumultuoso magma di pensieri, azioni e riflessioni di cui è pieno. Ma anche romanzosaggio – abbiamo sentito l’eco di Pomilio – nel quale si intravede la perenne lotta tra il bene e il male attraversata luminosamente dall’esperienza di sofferenza e di salvezza di Cristo: Cristo – l’Agnello – è in agonia, fino all’ultimo giorno. Non solo nella Messa, ma in ogni tradimento dell’Amore. Volontà d’espiazione in certe anime. La Grazia sembra quasi incenerirle, ancorarle ad un grido, a un abbandono: di Cristo sulla Croce.

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