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Italia > Economia e Lavoro

Le novità fiscali per il 2016

di Massimiliano Casto

- Fonte: Città Nuova


Chi ha versato l'imposta sui rifiuti (Tari) per il 2015, senza saperlo ha coperto anche una quota di chi invece non l'ha pagata. E che dire della tanto annunciata diminuzione delle tasse, che invece si è talvolta è concretizzata con aumenti per le fasce più deboli della popolazione, come nel caso della Tasi? Un approfondimento dal nostro esperto in materia fiscale

banconote euro

Ogni fine anno si cerca di fare un bilancio di quello che è accaduto e di come si è vissuto. Ma fare una analisi in termini fiscali-tributari non è roba da poco! Un cosa è certa: malgrado i continui proclami di abbassare la pressione fiscale sugli immobili, il 2015 è stato caratterizzato ancora dalle tasse sulla casa – cioè dall’Imu e dalla Tasi – e dalla tassa rifiuti Tari. Se ci azzardiamo a fare una panoramica dell’ultimo decennio, ci accorgiamo con tristezza che l’Italia è il Paese europeo che ha fatto registrare la più alta crescita della pressione fiscale sulla casa, con un incremento di ben 4,2 punti che ha portato al 43,4% del Pil nel 2015. Se poi continuiamo parlando di Prodotto interno lordo, e se proprio vogliamo tirare le somme sulla crescita del Pil dello scorso anno, di fatto risulta ancora impossibile farlo, visto che l’Istat diffonderà il dato definitivo solo l’1 marzo 2016. Possiamo però analizzare un dato, e cioè che all’inizio di dicembre l’Istituto di statistica ha comunque sottolineato che il ritmo della ripresa è progressivamente rallentato: nel terzo trimestre il pil è aumentato dello 0,2%, dopo il +0,4% del primo e il +0,3% del secondo. Va anche ricordato che il governo, nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, aveva fissato l’asticella della crescita attesa allo 0,9%.

 

Con la legge di Stabilità per il 2016 tanto è stato fatto, a cominciare proprio dall’abolizione delle tasse sulla prima casa e a seguire un intervento straordinario sulle case popolari. Confermati i “super-ammortamenti” per dare uno stimolo alle aziende che investono in macchinari, le quali potranno ammortizzare il 140% del loro valore. Ci sono poi le nuove misure sul contante da mille a tre mila euro, nuove misure sui regimi fiscali delle partite Iva e gli autonomi. Sul fronte dell’edilizia, è stato confermato l’ecobonus, cioè le detrazioni delle spese di ristrutturazione e per il risparmio energetico e il bonus mobili. Tornando al 2015, si son viste le famiglie italiane lottare per far fronte al pagamento della Tasi che, ricorderete, spetta sia al proprietario sia per la prima che per la seconda casa. Inoltre nel caso di case concesse in affitto, l’imposta doveva essere divisa tra proprietario e inquilino, costretto a pagare una percentuale tra il 10 e il 30%. Quindi malgrado l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa con l’introduzione della Tasi, tutti sono stati colpiti, proprietari e inquilini, con l’aggravante che, nel passaggio tra Imu prima casa e Tasi, la pressione fiscale è aumentata del 4 per cento per le case a basso valore catastale, diminuita del 7,7 per cento per quelle di medio valore e del 19,6 per cento per gli immobili di maggiore pregio.

 

Analizzando invece la tassa rifiuti che nel 2015 prendeva il nome di Tari (prima era Tarsu e poi Tares) anche qui le famiglie hanno dovuto fare i conti con i rincari di tariffe. Infatti con l’approvazione del decreto Enti Locali si è stabilito che il conto della Tari doveva coprire tutte le “componenti di costo fisse” e, tra queste, c’era anche l’imposta non riscossa negli anni precedenti. In pratica, i comuni, dovendo portare “a pareggio” il bilancio del settore rifiuti, hanno dovuto “spalmare”, su tutti i contribuenti, le quote di Tari evase da chi non aveva pagato. Il che ha significato che i cittadini virtuosi hanno dovuto sborsare la tassa due volte: una prima per il proprio consumo, e una seconda per coprire i deficit delle casse comunali derivanti dall’evasione dei morosi. Il decreto “Enti Locali” considerava, infatti, un “costo” della Tari le mancate riscossioni del passato, in quanto la tariffa doveva garantire la “copertura integrale dei costi” e dunque, anche quelli dei mancati pagamenti da parte dei contribuenti inadempienti. Insomma, chi ha versato l’imposta sui rifiuti del 2015, ha pagato anche una piccola aggiunta che costituisce una quota di quanto non è stato pagato dagli altri.

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