Le nonne impiccione

“Caterina, la mia nipotina di tre anni, è molto attenta, consapevole, gioiosa, affettuosa, giocosa… Impara facilmente a memoria filastrocche e canzoncine. Ha un solo grande difetto: dice sempre “no”… è poi molto attaccata alla madre. Ai suoi no come reagire o agire? Sono preoccupata perché temo una predisposizione famigliare di cui conosco le conseguenze negative”. Nonna di Terenzano Mi scuso innanzitutto per il titolo, un po’ polemico ma non certo offensivo, che però esprime una certa tendenza, tipica di nonne e zie, a intromettersi nell’educazione dei nipotini. Come in questo caso, in cui vengono considerati difetti dei comportamenti assolutamente normali. Mi riferisco ai “no”, che a questa età sono frequenti nel linguaggio infantile e fan parte di quella fase psicologica che va sotto il nome di “crisi di opposizione” . Spesso in questa fase abbonda anche la parola “mio”… Sono fasi importantissime, attraverso le quali il bambino ha esperienza della sua individualità, esprimendo il contrasto con gli altri. Caterina resta giustamente attaccata alla madre, e questo è positivo, mentre la nonna lo vede come un difetto. I nipotini, a volte, sono oggetto di questi “affetti contesi”, mentre dovrebbero maturare, liberi, con i loro genitori. Da qui il titolo. Quanto poi alle “predisposizioni” negative, mi si permetta di dire che siamo alla fantascienza. Questa divagazione su presunti difetti offusca il rapporto nonno-nipote, che invece è una delle note più armoniose e benefiche della famiglia. Occorre però che avvenga in punta dei piedi, discretamente. Fortunati quei nipoti che hanno nonni umili e pazienti che fungono da lubrificante tra i complicati ingranaggi famigliari. A nonni simili bisognerebbe fare un monumento.

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