Le malizie di Paisiello

Il Barbiere di Siviglia. Musica di Giovanni Paisiello. Moltepulciano, 34° Cantiere internazionale d'arte.
Le malizie di Paisiello
Dimenticare Il Barbiere di Rossini. Sensuale, satirico, travolgente. Mai un attimo di pausa, anche quando si canti una serenata, perché c’è sempre il sospetto che arrivi qualcuno – Figaro, in particolare – a scatenare duetti, rapimenti, tentate fughe e formidabili “calunnie”. Naturale che un vortice così parossistico, e furbo, non conosca tramonto. E abbia eclissato uno dei suoi predecessori, il più famoso, ovvero Il Barbiere che il tarantino Paisiello ha musicato nel 1782.

Si è dunque ascoltato e visto il dramma giocoso in due atti, tratto dall’omonima commedia di Caron de Beaumarchais.

Occorre subito dire che della forte satira socio-politica della commedia francese non c’è nulla in Paisiello e ben poco in Rossini, il quale si concentra su Figaro, vero fenomeno umano e vocale, quintessenza del “terzo stato”, ma senza alcuna allusione a desideri rivoluzionari. I quali invece, a ben vedere, formavano l’ossatura, più o meno nascosta, del Francese.

 

Paisiello è di tutt’altra pasta. È amabile, brillante, cantabile. Esordisce con una sinfonia così melodiosa nel rapporto archi e legni che introduce subito un’aria di commedia, si direbbe goldoniana: con quell’ironia bonaria che non fa male a nessuno, se non a chi voglia proprio cercarne significati reconditi (che in Goldoni ci sono).

Nel Barbiere del 1782 siamo quindi ancora nell’Ancien régime, si musica una commedia per sospirare, scherzare, divertirsi. Rosina non è sensuale come in Rossini, però maliziosetta lo è: le sue arie con i puntuali “da capo”, le fioriture leggiadre e la dolcezza melodica incantevole non nascondono qualche puntura di spillo ai danni altrui. Lindoro gigioneggia amabilmente come si addice ad un Grande di Spagna, senza i sussulti impetuosi della musica rossiniana, è tutto cipria, ma le sue occhiatine furbe le sa dare. Certo, Figaro è altra cosa dall’omonimo rossiniano, non si può nemmeno paragonare: lui vorrebbe essere uno scrittore, addirittura, invece ripiega a fare il barbiere…

La sensibilità di Paisiello non acutizza nulla, sciorina i suoi ritmi vivaci, le dinamiche capricciose e i colori melodiosi che fanno tanto ben sollevare il cuore. L’orchestra è curata, trasparente, i violini e i legni cantano con trasporto melodie serene.

È il Settecento che ci piace, equilibrato, dinamico, languido anche. Tanto si sa che l’amore contrastato alla fine vincerà: ma è così bello che val la pena raccontarselo ancora, ovviamente senza celare punte furbette che non mancano mai, specie alle donne…

La regia di Caterina Panti Ludovici ha movimentato tutto questo, anche grazie alle proiezioni multimediali, facendo scattare lo spiritello astuto tipicamente settecentesco, aiutata dalla curata direzione di Roland Boer alla guida dell’Orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester e dai dinamici cantanti-attori, tutti giovani spiritosi e dalle voci fresche.

Insomma, questo Barbiere è da rimettere in circolazione.

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