Le lacrime di Pierrot

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C’era una volta un Pierrot, mio amico. Di solito i Pierrot hanno una maschera triste e delicata, con una bella lacrima disegnata sul volto. Ma non tutti i Pierrot sono uguali. Quello che conosco io non voleva saperne di quella cosina triste disegnata là. Non si sentiva per niente così infelice. Nel suo abito vaporoso era amico di tutti, faceva compagnia a bambini e a vecchietti, preferiva il gelato alla fragola e giocava a nascondino con le farfalle… Dovete anche sapere che il mio amico abitava in un casa meravigliosa, veramente speciale, che si poteva vedere dopo un temporale, se non si ha troppa fretta: Pierrot abitava sull’arcobaleno e andava e veniva dalla Terra su una nuvola sempre pronta. Insomma, si capisce perché non poteva fare a meno di pensare che quella lacrima sul viso era proprio una nota stonata. Così, una mattina di carnevale particolarmente serena, Pierrot si alzò festoso e gridò a tutte le altre maschere: “Oggi mi laverò via la lacrima!”. Raggiunse la fontana del parco, ma per quanto si fregasse, la lacrima era sempre lì, non se ne andava. “Forse potrei tentare con la gomma con cui si cancellano gli errori sui quaderni… o con qualche detersivo, di quelli potenti…”. Ma non risolse il suo problema: frega, frega… non successe niente. Tornando verso casa un po’ deluso, incontrò Fatina, un’altra famosa maschera, che gli chiese: “Posso aiutarti? Mi sembri così a terra!”. Pierrot le spiegò il suo desiderio di cancellare quel segno di tristezza, che portava grigiore intorno a sé. “Caro Pierrot – spiegò Fatina -, non è semplice esaudire questo tuo desiderio… Vi riuscirai solo se farai scomparire la tristezza dal volto di qualche essere umano. Pensaci, non sarà facile!”. Pierrot pensò e ripensò, ma non sapeva proprio come affrontare la situazione: doveva far piangere qualcuno? Doveva forse accordarsi con qualche anima triste? Sbuffò rumorosamente, salì sulla prima nuvola di passaggio e poi scese verso terra, a divertirsi nel parco che di solito a quell’ora era pieno di bambini. …E invece era deserto! Tutti infatti erano alla festa del carnevale. Solo un ragazzino vagava lungo il vialetto lì davanti e Pierrot incuriosito lo raggiunse e lo salutò: “Ciao!”. “Ciao” ricambiò Tonino con gli occhi lucidi. Si vedeva che aveva pianto. “Piangi?”. “No”. “Però hai pianto…”. “Sì”. “Perché?”. “Tutti i miei amici hanno avuto una bella maschera per questo carnevale. Io invece no, perché ho dovuto aiutare il papà fino a tardi e non ho potuto procurarmela. In piazza ormai la festa è cominciata”. Pierrot sospirò. Poi con un balzo improvviso si affiancò a Tonino e si incamminò con lui. Saltellandogli intorno gentilmente, gli chiese: “Ti andrebbe un costume da Pierrot?” “Siiii! Sarebbe bellissimo, ma dove lo trovi?”. “Sull’arcobaleno, è là che io abito”. “Sull’arcobaleno?”. “Se ti fidi di me ti porto a casa mia in un momento… chiudi gli occhi e dammi la mano…”. Tonino chiuse gli occhi e gli sembrò di sognare, di essere entrato in una favola. Con un balzo Pierrot lo condusse sulla prima nuvola di passaggio, fino all’arcobaleno. Poi in un lampo furono di ritorno. Tonino riaprendo gli occhi, si guardò e quasi non si riconosceva neppure nel nuovo costume da Pierrot. Abbracciò festoso quell’amico un po’ magico e corse alla festa, mentre Pierrot pensava che sarebbe stato bello partecipare alla sfilata, se non fosse stato per quella lacrima… Commentando fra sé e sé il fatto, si sporse sullo specchio della fontana ed esclamò: “Ohhhhh!”. Disse solo “ohhh”, perché rimase senza parole: la lacrima non c’era più, al suo posto invece luccicava una stellina. Pierrot sorrise, era proprio bella e come si sentiva felice e commosso per quel regalo! Il suo desiderio si era avverato, come aveva detto Fatina. …E una lacrimona di gioia scivolò giù, lungo il viso di Pierrot e cantò nell’acqua, creando tanti cerchi concentrici che avevano proprio il colore dell’arcobaleno.

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