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Mondo > Tendenze

Le ferite invisibili dei bambini siriani

di Giulia Martinelli

- Fonte: Città Nuova

Ci sono oltre 3 milioni di bambini in Siria, nati negli ultimi 6 anni (la rivoluzione siriana, inserita nel più ampio contesto delle Primavere Arabe, ha avuto inizio nel 2011), che non conoscono altro se non la guerra, la violenza e la distruzione. Ma le ferite più profonde sono quelle “invisibili”, come riportato in un rapporto di Save The Children

Dopo 6 anni dall’inizio del conflitto siriano sono 5,8 milioni i bambini che hanno bisogno di aiuto e vivono ancora sotto i bombardamenti. In uno su 4, la guerra ha causato devastanti conseguenze sulla salute mentale. Sono questi i dati drammatici riportati da Save The Children in un rapporto pubblicato all’inizio di questo mese, che indaga sulle “ferite invisibili” dei bambini siriani, che da anni ormai vivono sotto i bombardamenti, hanno visto morire familiari e amici, hanno assistito alla distruzione della propria casa o sono stati costretti a lasciare il proprio Paese. Ferite dell’anima che non si possono dimenticare, difficili da elaborare per tutti ma principalmente da coloro ai quali è stata rubata l’infanzia.

Uno dei problemi principali, come emerge dal report, riguarda proprio la fine, traumatica, dell’infanzia. Molte famiglie non possono occuparsi dei propri figli così le bambine vengono date in spose molto piccole, per i maschi invece la situazione è differente, per sopravvivere ed avere anche un solo pasto al giorno, molti sono costretti ad arruolarsi nei gruppi armati e a diventare dei baby combattenti. La violenza diventa così quotidianità e secondo quanto riportato dagli oltre 450 adulti e bambini intervistati, sono tantissimi i giovani che riprendono a fare uso di alcool e droghe per affrontare la situazione di stress e gli abusi in famiglia. La mancanza di un progetto educativo e di un supporto psicologico rendono infatti i ragazzi più vulnerabili. Molti sono i bambini che hanno smesso di parlare o che vivono paralisi temporanee degli arti causate da shock, secondo i dati due su tre ha infatti perso una persona cara. Da alcune interviste emerge anche come i bambini si sentano confusi, tristi e arrabbiati, a questo si aggiungono gli atti di autolesionismo e la paura che rende difficile anche il sonno.

I bombardamenti non hanno risparmiato neanche le scuole, dall’inizio della guerra sono stati registrati infatti oltre 4 mila attacchi alle scuole siriane e oltre 150 mila, tra educatori e insegnanti, hanno lasciato il Paese, così molti bambini non conoscono neanche l’alfabeto. Commenta Zainab, 11 anni, proveniente da al-Hasakah: «Abbiamo bisogno di tornare a scuola ed avere un’educazione, mio fratello di 9 anni non sa fare le più semplici addizioni. Io da grande voglio fare l’insegnante ma ho già perso due anni di scuola, come farò a diventare qualcuno?». La mancanza di un’educazione scolastica crea una generazione ineducata e isolata, che sarà in un futuro incapace di prendere in mano le redini del Paese. Inoltre, per aiutare le famiglie in difficoltà, molti minori si ritrovano in strada, alla ricerca di un lavoro, con il rischio di essere reclutati dai gruppi armati.

C’è bisogno allora di supporto psicologico per aiutare le nuove generazioni nel breve e lungo termine, a ritrovare serenità. Ma nel report si leggono anche parole di speranza: «I bambini siriani sono incredibilmente resilienti, continuano a sperare in un futuro migliore, nell’arrivo di medici e insegnanti che possano riportare la pace e la prosperità in Siria».

Un pensiero va allora a questi piccoli uomini e donne, nelle mani dei quali è il futuro del proprio Paese e che magari un giorno potranno trovare il loro riscatto ricostruendo e riportando la pace in questi luoghi feriti.

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