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In profondità > Chiesa cattolica

Le emozioni nella fede: una nota dottrinale dei vescovi spagnoli

di Javier Rubio

- Fonte: Città Nuova

La Commissione spagnola per la dottrina della fede, un organo composto di 12 vescovi nell’ambito della Conferenza episcopale spagnola, ha pubblicato nei giorni scorsi un interessante documento

Un momento di preghiera comunitario. (ph Pixabay)

La Conferenza episcopale spagnola ha pubblicato in data 3 marzo 2026 un documento dal titolo: Cor ad cor loquitur. Nota dottrinale sul ruolo delle emozioni nell’atto di fede. Argomento di grande attualità: il cuore parla al cuore. Affrontato però dai vescovi sotto un profilo “dottrinale”, frutto dalla Commissione spagnola per la dottrina della fede, un organo composto da 12 vescovi, che hanno voluto chiarire alcuni aspetti sul fatto di credere oltre l’emozionalità, oggi imperante in diversi ambiti ecclesiali. Nella “motivazione”, il documento spiega: «Negli ultimi anni si sono registrati segnali di una rinascita della fede cristiana, soprattutto tra i giovani […]. La Chiesa apprezza la creatività delle diverse iniziative di primo annuncio che lo Spirito Santo ha suscitato in molti movimenti e associazioni ecclesiali per facilitare l’incontro con Cristo o la rivitalizzazione della fede di tante persone». C’è però un rischio: «Molti, anche tra i promotori di queste esperienze, hanno messo in guardia dal rischio di un riduzionismo “emotivista” della fede, che porta molte persone a diventare consumatori di esperienze d’impatto e insaziabili ricercatori della gratificazione del sentimento spirituale». La nota si sviluppa quindi lungo tre direzioni: Credere col cuore, Criteri teologico-pastorali per il discernimento, Con cuore di pastori.

Nel primo punto si cerca di mettere a fuoco il contesto sociale, affermando che «nel postmodernismo si è assistito a un’assolutizzazione dell’affettività, riducendola a sentimenti ed emozioni, arrivando persino a rivendicarne l’irrazionalità, fenomeno che è stato definito “emotivismo”». La persona postmoderna si percepisce «disorientata perché si lascia trasportare dalle sue emozioni in ogni momento, senza alcun orizzonte, e s’identifica con esse». E, pur essendo vero che le emozioni non possono essere trascurate perché intrinseche all’esistenza, «nella vita spirituale è fondamentale trovare un equilibrio tra gli aspetti intellettuali, volitivi ed emotivi». È nella mancanza di equilibrio dove può presentarsi un grave rischio: «L’emotivista è più facilmente manipolabile. Molti discorsi sociali e politici attuali fanno spesso appello alle emozioni per generare determinati comportamenti e alleanze. Anche nella vita spirituale c’è il pericolo di tentare di suscitare determinati comportamenti attraverso il bombardamento emotivo, che potrebbe essere considerato una forma di abuso spirituale».

Il secondo punto offre criteri per «arricchire l’esperienza di fede delle nuove iniziative di evangelizzazione emerse di recente nel campo del primo annuncio». Anche se non è mai esplicito nel documento, è chiaro che si allude soprattutto ai recenti e sempre più diffusi ritiri Emmaus, Effatà e Bartimeo, rivolti rispettivamente ad adulti, giovani e adolescenti, che stanno avendo una crescita significativa in Spagna e America Latina. I tre ritiri condividono un formato e una funzione simili: durante un fine settimana intenso, favoriscono un incontro profondo e personale con l’amore di Dio. Sei sono i criteri su cui punta la nota: il centro della fede cristiana, cioè la Trinità («Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»), la dimensione personale, la dimensione oggettiva della fede, la dimensione ecclesiale, la dimensione etica e caritativa, la dimensione celebrativa. Alcune affermazioni di questo capitolo sono più che chiarificanti: «Un vero incontro con Cristo non solo trasforma la vita interiore del credente, ma lo spinge anche a un impegno concreto verso la Chiesa e il mondo». «Le iniziative di evangelizzazione devono fare attenzione a non promuovere una preghiera disincarnata e “spiritualistica” o celebrazioni liturgiche intime e superficiali. C’è il rischio di ridurre la liturgia a mero “devozionalismo” che alimenta un soggettivismo sentimentale a scapito dell’aspetto comunitario, oggettivo e sacramentale».

L’ultimo punto è un semplice e sincero invito dei vescovi a popolo cristiano: «Vi esortiamo ad abbracciare la fede in tutte le sue dimensioni, riconoscendo e valorizzando l’importanza delle emozioni e dei sentimenti nel quadro di una sana affettività nell’esperienza della fede».

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