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Italia > Politica

Le elezioni europee non sono solo affar nostro

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova


Anche i giornali esteri si occupano ampiamente della questione. Dentro e fuori l'Ue, in America e in Australia

elezioni europee
Anche nel resto d'Europa – e oltre i confini dell'Europa stessa – le elezioni europee in corso di svolgimento godono di ampia attenzione da parte dei media. A colpire i lettori d'oltreoceano, a quanto pare, sono soprattutto i movimenti euroscettici.

 

Il New York Times vi dedica un articolo dal titolo «La destra e la sinistra europee in marcia verso il populismo», il cui elemento più significativo probabilmente non è il testo ma la foto: il nostro Beppe Grillo avvolto da una bandiera europea. «Le elezioni europee di domenica – afferma Jim Hardley – saranno il miglior indicatore del livello della rabbia nell'Europa del sud». Per quanto infatti l'euroscetticismo abbia fatto presa anche nel Nord Europa, osserva, «la posta in gioco è certamente più alta al Sud. Soprattutto in Italia e in Grecia i governi hanno dato cattiva prova di sé, e ciò potrebbe portare ad elezioni anticipate. Questo tipo di instabilità preoccupa i leader europei e i mercati». Del resto, «gli elettori hanno ampia scelta nell'esprimere la propria rabbia: Syriza e Alba Dorata in Grecia, la Lega Nord o Grillo in Italia». Nulla che già non sapessimo, ma il risultato è comunque – secondo Hardley – quello di uno spostamento verso le aree estreme dello spettro politico.

 

L'australiano The Age porta invece l'attenzione su quella che definisce «la lotta per il potere che incombe sui leader europei», ossia quella per la presidenza della Commissione. «Il problema – osserva Vince Chadwick – è che, nonostante settimane di campagna elettorale, i candidati sono di fatto sconosciuti ai più, tanto che in Italia solo lo 0,48 per cento della popolazione ha seguito i dibattiti televisivi. E con i movimenti euroscettici in ascesa, nominare uno sconosciuto potrebbe essere pericoloso».

 

Per quanto riguarda invece l'Europa, il madrileno El Paìs titola a gran voce: «I due partiti principali affrontano le urne con un pareggio totale». Sottolinea come «non c'è mai stata una mobilitazione per la campagna elettorale così bassa: e di fronte ad una partecipazione tanto ridotta, anche i sondaggi sono difficili». In Spagna i due partiti maggiori sembrano quindi arrivare ad armi pari all'appuntamento di domani, e la certezza è una sola: «Nessuna campagna elettorale si è mai chiusa con un'incognita tanto grande».

 

Anche in Francia, osserva le Figaro, si è trattato di «una campagna elettorale che non ha mai trovato il suo vero ritmo: si è parlato meno di Europa che del Front National (il partito euroscettico guidato da Marine Le Pen), di astensionismo, e di pollo americano lavato col cloro». Il risultato è che «sono stati gli euroscettici a dare il loro tono alla campagna: si è parlato degli svantaggi dell'Euro per quanto solo il FN abbia proposto di uscirne, percepito come la fonte di tutti i mali in un periodo di crisi». Insomma, del silenzio hanno approfittato coloro che sostenevano posizioni più radicali.

 

In casa belga invece, almeno a leggere Le Soir, l'attenzione è più concentrata a livello nazionale che europeo: il giornale dedica infatti un intero speciale ai «programmi dei partiti francofoni», con tanto di test per capire a quale si è più vicini. Che siano proprio i belgi, con le istituzioni europee a casa loro, i più ripiegati entro i confini nazionali?

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