Le dimensioni politiche dell’amore

A proposito dell'articolo "Dall'odio alla collaborazione" apparso su Città Nuova n.1/2010.
Roberto Maroni e Anna Finocchiaro
Ingenuità?

Gentilissima Mucciconi,

devo confessare che non condivido per nulla le sue considerazioni sulla politica italiana, in particolare quando riconduce le cause dei mali al fatto che l’odio e non l’amore sia alla base del conflitto tra maggioranza ed opposizione. Odio che è culminato nell’aggressione a Berlusconi, atto sconsiderato di una persona non completamente in sé. La stampa e la televisione berlusconiana l’hanno poi confezionata ad arte per trarne vantaggio politico e ciò credo sia sotto gli occhi di tutti e non merita altro commento.

Penso che tra opposizione e maggioranza di governo sia assolutamente salutare, per la democrazia di un Paese, una dialettica serrata anche al limite dello scontro, a condizioni che il dibattito riguardi problemi generali e che soprattutto si realizzi in un contesto di onestà intellettuale e non di ipocrisia.

Non so se Berlusconi sia colpevole degli innumerevoli reati per i quali è stato varie volte rinviato a giudizio, questo dovrebbe accertarlo la magistratura. Come cittadino ho però il diritto di sapere se chi governa il mio Paese è un corruttore di lungo corso oppure no. Trovo altresì inaccettabile che si faccia scempio della nostra Costituzione e si usino leggi ad personam per impedire l’accertamento di questa verità.

In una situazione del genere, che è molto più drammatica e grave di come la si vuol fare apparire, invocare più amore in politica lo trovo a dir poco ingenuo oltre che inutile.

Annunziato Labate (detto Tito)

 

Il cuore della Sua lunga lettera, sintetizzata per ragioni di spazio, riguarda l’inutilità (oltre che l’ingenuità) di proporre l’amore in politica. Ma quale amore vogliamo? Non certo un sentimento romantico, né un richiamo solamente propagandistico, bensì l’unica risorsa umana capace di “bucare” la barriera dell’odio e: costruire dove quello distrugge, unire dove divide, liberare dove sopraffà.

Vi è una particolare attitudine politica dell’amore, è la progettualità: riguarda la fraternità, l’unità della famiglia umana ed insieme la capacità di vedere il bisogno e trovare la soluzione. Dimensioni “politiche” che, quando sono state attuate, hanno inciso nella storia. Non è quindi ingenuo, né inutile, l’amore in politica. Certo, è costoso, perché si va decisamente controcorrente. Ma cambia persone e cose.

Pensiamo ai partiti (fossero pure integralmente corrotti, il che non è mai): proprio l’amore può aiutare ognuno ad incarnare la propria vera vocazione politica. I lati oscuri delle realtà umane non sono mai un impedimento all’amore; essi paradossalmente ne reclamano una qualità più matura e capace di verità, perciò più grande.

Iole Mucciconi

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