L’avvento delle biblioteche digitali: croce e delizia degli italiani

Gli e-book reader cominciano a colonizzare le italiche coste, suscitando curiosità sia fra gli entusiasti dell’high-tech che fra gli scettici e i tradizionalisti.*
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Magari in spiaggia, fra sabbia e creme solari, è più comoda la versione cartacea, ma a sbirciare sotto gli ombrelloni se ne vedono già alcuni. Gli e-book reader cominciano a colonizzare le italiche coste, suscitando curiosità sia fra gli entusiasti dell’high-tech che fra gli scettici e i tradizionalisti. Ma che apparteniate all’una o all’altra categoria, o siate nel mezzo, non fa differenza: ormai tutti dobbiamo prepararci a un futuro dove l’editoria tradizionale sarà affiancata da quella digitale, con versioni impalpabili dei nostri libri preferiti e la possibilità di avere sotto gli occhi, in un clic, i pezzi più antichi delle più prestigiose biblioteche. Lo scenario futuro del libro è stato tratteggiato in occasione del Forum mondiale dell’Unesco sulla cultura e le industrie culturali, a Monza dal sei all’otto giugno. Un meeting che ha radunato 200 partecipanti da tutto il mondo per riflettere sull’impatto della rivoluzione digitale nell’editoria. «Quando si parla di biblioteche digitali – ha spiegato Antonia Ida Fontana, membro del comitato scientifico del Forum – si parla da un lato della digitalizzazione del patrimonio, spesso antico, prezioso e a rischio di danneggiamento, e dall’altra delle opere native digitali, che in Italia sono un fenomeno soprattutto degli ultimi sei mesi». Un fenomeno giovane anche per i tanti nodi da sciogliere. Come quello dei costi, enormi per la digitalizzazione del patrimonio esistente, e quello del copyright, che riguarda la maggior parte delle opere del Novecento, visto che il diritto d’autore conserva la sua validità per 70 anni dopo la morte dello scrittore. Ma in questo caso possiamo imparare dai cugini europei: in Norvegia, Germania e Francia è lo Stato che investe denaro per la conservazione del suo patrimonio librario stipulando accordi con le biblioteche. Non basta? Resta la chance del “fai da te”: un appassionato di Joyce è riuscito a digitalizzare l’Ulisse col contributo di centinaia di utenti: 140 battute a testa. A costo zero.

 

 

Identità

Reale e virtuale

Esiste per i giovani una «netta continuità tra dimensione offline e online della relazione. Non si costruiscono mondi paralleli, in rapporto problematico tra loro – intesi come surrogato o sostituzione – ma esiste un unico spazio reale di esperienza, diversamente articolato». È quanto emerge da una ricerca sulle “Relazioni comunicative e affettive dei giovani nello scenario digitale”, curata da Chiara Giaccardi, docente all’Università Cattolica di Milano, per conto dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei. Secondo lo studio «non è l’ambiente tecnologico che determina i modi delle relazioni, ma è la relazione che dà forma all’ambiente, unificando spazi diversi in un unico mondo relazionale»; nella dinamica online/offline l’individuo costruisce la propria identità, «attraverso una gestione misurata delle proprie tracce identitarie, nella relazione con gli altri». Per approfondire si consiglia la lettura di Abitanti della rete. Giovani, relazioni e affetti nell’epoca digitale, a cura di Chiara Giaccardi (Vita e Pensiero).

 

Salute in diretta

Accendi la tv

Ha il patrocinio della Società italiana di medicina generale (Simg) il programma tv in onda in queste settimane, di lunedì su Rete4, dedicato alla salute. Un’iniziativa che intende spiegare come funziona “dietro le quinte” la sanità del nostro Paese e insegnare a conoscere meglio, prevenire e curare le più importanti malattie e i piccoli disturbi. Il progetto muove dai dati di una ricerca promossa dal sito www.ilritrattodellasalute.org, secondo cui sebbene otto italiani su dieci promuovano il sistema sanitario nazionale, nel concreto i cittadini sottovalutano l’impatto dei singoli comportamenti sulla loro salute e sul sistema stesso: il 59 per cento degli italiani non utilizza mai le scale se ha a disposizione l’ascensore, il 35 per cento usa l’auto anche per tragitti brevi (circa un km), solo il 12 per cento consuma le cinque porzioni raccomandate di frutta o verdura al giorno. Una guida, televisiva, “certificata”, al benessere non può che far bene.

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