L’Autonomia differenziata è legge, referendum annunciato

Con l’approvazione definitiva in Senato del Ddl Calderoli si delinea il quadro complessivo delle riforme istituzionali annunciate dal governo Meloni. Primi segnali contrari da Forza Italia, mentre le opposizioni annunciano il ricorso al referendum. La necessità di un dialogo nel merito di una questione complessa che chiama in gioco l’unità del Paese. Vedi Focus Autonomia differenziata
Autonomia differenziata. ANSA / UFFICIO STAMPA PD (npk)
ANSA/CLAUDIO PERI

Come da programma, dopo le elezioni europee di inizio giugno è arrivato il voto definitivo del Senato che ha approvato il Ddl Calderoli sull’Autonomia differenziata e quello della Camera sulla riforma del Premierato. Due riforme che, assieme a quella della Giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati, rientrano nel disegno complessivo annunciato dalla maggioranza politica espressa dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Si tratta di materie complesse che toccano l’interpretazione degli equilibri di potere definiti in Costituzione e quindi richiederebbero un percorso condiviso tra le forze politiche, ma il governo uscito rafforzato dalle elezioni europee, pur segnate da un preoccupante astensionismo, si delinea per il tratto distintivo del “fare” che va dalle grandi opere fino alle riforme istituzionali.

D’altra parte la stessa solida maggioranza parlamentare di cui gode l’alleanza tra FdI, Lega e Forza Italia è il frutto di una legge elettorale contestata perché distorsiva della rappresentanza ma che nessuno, neanche tra le opposizioni, ha reale interesse a cambiare.


ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Alla vigilia del voto definitivo della riforma sull’Autonomia differenziata si è tenuta a Roma una manifestazione unitaria dei partiti di minoranza nella piazza Santi Apostoli che, nelle sue dimensioni ridotte, ha il vantaggio di essere riempita con facilità. Ma l’opposizione politica nel suo complesso, dai liberal liberisti di Calenda Renzi e Bonino fino alla sinistra frammentata passando per il Pd e 5Stelle è divisa su tanti fronti. Può accadere, ad ogni modo, che un obiettivo comune si presti a compattare anime divise in una battaglia condivisa, ma il messaggio deve essere chiaro e facilmente comprensibile in vista di ciò che appare ormai inevitabile e cioè la proposta di un referendum abrogativo.

L’esibizione vittoriosa da parte dei leghisti delle bandiere colorate regionali dopo il voto definitivo dell’aula potrebbe aiutare a consolidare l’immagine della “secessione dei ricchi” proposta dallo studioso Gianfranco Viesti per far capire il pericolo di una riforma in grado di spaccare il Paese come hanno detto più volte anche alcuni vescovi del Sud e la stessa Cei con il presidente cardinale Matteo Zuppi facendo emergere una frattura con un governo che si presenta, invece, vicino sui temi sensibili di carattere bioetico.

Tra i vessilli regionali esposti era presente anche quello della Calabria, ma il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, esponente di Forza Italia, ha già annunciato di essere contrario ad una riforma strutturale destinata ad impoverire un territorio che già manifesta inaccettabili diseguaglianze con le regioni del Nord.

Gli accenni di uno scontro che può essere sempre più acceso si sono visti, proprio nei giorni di commemorazione dell’assassinio Matteotti, con i tafferugli avvenuti alla Camera e deplorati dal presidente della Repubblica Mattarella. Il deputato 5Stelle Leonardo Donno ha denunciato per lesioni alcuni colleghi della Lega e di FdI.

La presidente Meloni appare tuttavia tranquilla e sicura, dopo il successo di immagine raccolto nelle riunioni del G7 nel resort pugliese di Borgo Egnazia, e ha annunciato che non si farà da parte anche in caso di sconfitta in un’eventuale referendum sulle riforme istituzionali promosse dal suo governo.

Matteo Salvini, uscito ridimensionato dal voto per il Parlamento europeo dove è affiancato alla forza crescente dei francesi di Le Pen, ha espresso la propria soddisfazione per una riforma in grado di realizzare «un’Italia più efficiente e più moderna, con meno sprechi e più servizi a tutti i cittadini, da Nord a Sud» aggiungendo che «dopo tanti anni di battaglie e di impegno, nonostante le bugie e gli attacchi della sinistra, grazie alla Lega ed al governo l’Autonomia richiesta da milioni di italiani è stata approvata questa mattina anche alla Camera ed è finalmente legge».

Roberto Calderoli, ANSA/FABIO FRUSTACI

Lo stesso Salvini, che può contare sulla perizia legislativa del ministro Roberto Calderoli, è l’artefice di un partito passato da una posizione apertamente secessionista ad una visione nazionale raccogliendo consensi significativi anche al Sud e pertanto definisce il voto definitivo sull’Autonomia differenziata «una vittoria di tutti gli italiani».

La messa in pratica di questa riforma, comunque, richiede diversi passaggi ad opera delle Regioni nella richiesta delle competenze da gestire direttamente e prevede la definizione per legge dei Livelli essenziali di prestazione (Lep) da assicurare per tutti. Una quadratura del cerchio che si presenta molto difficile da attuare considerando l’avvio annunciato della procedura di  infrazione da parte dell’Unione europea in forza delle regole del ripristinato patto di stabilità: in parole povere si annunciano tagli  alla spesa pubblica mentre il rapporto Caritas lancia l’allarme per l’aumento della povertà.

Come abbiamo cercato di mettere in evidenza su Città Nuova con l’intervista allo storico Filippo Sbrana, la questione della frattura tra Nord e Sud del Paese ha radici antiche che vanno tenute presenti nel dibattito pubblico che deve precedere ogni cambiamento istituzionale che può aprire a rotture insanabili.

La questione dell’Autonomia differenziata è molto complessa come si può vedere nelle interviste fatte a Marco Esposito e Giovanni Guzzetta, studiosi di opposto parere in materia.

Da parte nostra si tratta di dare spazio come sempre ad un dialogo aperto e attento che è alla base di una sana democrazia, prestando sempre attenzione ai valori fondanti della Costituzione che pone tra i compiti della Repubblica di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Si vedano i contributi contenuti sul Focus Autonomia differenziata.

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