Laurearsi al tempo del Covid-19

La laurea è il momento conclusivo del percorso di studi accademico, il giorno che tutti gli studenti attendono con trepidazione. Ma cosa succede se scoppia una pandemia? Lo abbiamo chiesto ad alcuni giovani che si sono laureati nel mese di aprile, durante l’emergenza sanitaria

In un momento così tragico e difficile per il nostro Paese e per il mondo, la vita e i progetti di molti giovani trovano ugualmente una via per potersi realizzare. È il caso delle migliaia di studenti universitari italiani avevano programmato di laurearsi nelle sessioni di laurea primaverili del 2020, quelle che solitamente si svolgono nei mesi di marzo e aprile. Con lo scoppio della pandemia il loro sogno di concludere il proprio percorso universitario è stato messo a dura prova, ma grazie alla tecnologia le università italiane hanno organizzato sedute di laurea telematiche, valevoli quanto le tradizionali lauree in presenza.

Questa soluzione è stata un compromesso sicuramente valido, che ha permesso a molto studenti di terminare la propria carriera accademica e non risultare fuoricorso. Ma come hanno vissuto questa esperienza gli studenti? Si sono sentiti valorizzati come si aspettavano? Lo abbiamo chiesto ad alcuni neolaureati.

Come è stato laurearsi in via telematica?
«È stata un’esperienza abbastanza triste», racconta Mattia Vassalli, neolaureato in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Bergamo. «Penso che la laurea sia un momento che tutti gli studenti universitari attendono per anni e che purtroppo mi è sembrato quasi di non aver vissuto».

Anche Sara Scolari, sua compagna di corso laureatasi insieme a Mattia, non è soddisfatta della sua esperienza. «È stato molto frustrante», dice Sara. «Ero sola davanti al computer con solo alcuni membri della mia famiglia. Mi è mancato in particolare mio padre, che si trovava al lavoro e che non aveva il permesso di assentarsi per un evento del genere. È stato davvero molto triste».

Sono di un altro avviso Beatrice Azzolari e Sara Papasodaro, due neolaureate del corso di laurea magistrale in Progettazione e Gestione delle Politiche e Servizi sociali presso l’Università di Milano Bicocca. «È sempre un’emozione, è il raggiungimento di un traguardo importante che ha segnato la fine del mio percorso di studi», racconta Beatrice. «Laurearsi in via telematica porta meno ansia. Alla fine, è solo una formalità. È anche vero che però ho sentito molto la mancanza degli amici», aggiunge Sara Papasodaro.

Quali sono i pro e i contro di questa tua esperienza?
«L’Università ci ha fornito un link per permettere ai nostri cari di collegarsi in streaming durante la proclamazione quindi un aspetto positivo di questa esperienza è che ho potuto condividere questo momento con molte persone che, in una situazione di normalità, sarebbero state impossibilitate a partecipare fisicamente alla cerimonia», dice Mattia Vassalli.

«Io ero meno agitata perché ero sola e più tranquilla», ammette Beatrice Azzolari. «Mi è mancata però tutta quella adrenalina che si prova prima di andare in aula a discutere la tesi, ma soprattutto, per come ho vissuto l’università, ciò che mi è spiaciuto maggiormente è stato non vivere questo giorno con i miei compagni, ai quali sono molto legata».

«Un altro lato negativo è che tutti devono però avere strumenti tecnologici adeguati a sostenere una situazione del genere e il rischio è che ci si preoccupi troppo di questo aspetto più tecnologico e organizzativo anziché concentrarsi sul momento», aggiunge Sara Papasodaro.

Pensi che questa modalità telematica abbia valorizzato comunque il tuo percorso di studi?  Se potessi tornare indietro avresti comunque scelto di laurearti ora oppure avresti aspettato la sessione successiva?
«No, mai e poi mai avrei aspettato la sessione successiva. Al massimo avrei fatto di tutto per laurearmi ad ottobre scorso, e quello l’ho rimpianto davvero molto perché non solo ho perso mezzo anno di magistrale, ma mi sono presa pure questa “botta morale”. Inoltre, avendo perso mia zia poco tempo fa, se mi fossi laureata ad ottobre avrei potuto festeggiare anche con lei», racconta Sara Scolari.

«Io invece avrei probabilmente aspettato la sessione successiva», dice Mattia Vassalli. «Quello che conta per me è il percorso e la proclamazione è semplicemente un momento di festa, ma comunque il mio sogno era vivere un giorno di gioia e celebralo come si deve. Certamente però non è solo un momento di festa in compagnia a spiegare il valore del mio percorso universitario».

«Ciò che mi è piaciuto è che i professori si sono dimostrati come sempre seri e preparati e hanno trasmesso l’importanza del momento che stavamo vivendo», ha aggiunto Beatrice Azzolari.

Hai festeggiato in qualche modo? Hai intenzione di festeggiare prossimamente?
«No, non ho fatto niente di niente. Non avere nessuno accanto fisicamente per me è stato devastante e sapere di non aver festeggiato con le persone a me care ma da sola non avrebbe reso giustizia a un percorso portato a casa con moltissimo sudore», ha raccontato Sara Scolari.

«Io ho festeggiato con la mia famiglia – ha risposto Mattia Vassalli -. Tutti si sono vestiti bene e hanno vissuto comunque con gran solennità questo momento, mi ha fatto molto piacere».

Una sorta di festa ha vissuto Beatrice Azzolari grazie ai suoi amici. «Mi hanno organizzato una videochiamata su zoom con dei giochi insieme e mi hanno preparato una torta che mi hanno fatto recapitare a casa. Poi rispettando le restrizioni e usando i dispositivi di sicurezza individuale, ho portato un pezzo di torta ai miei vicini di casa. Non appena tutto sarà finito vorrei organizzare una festa con le persone a cui voglio bene».

 

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