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Persona e famiglia > Famiglia

L’attesa di un bambino

di Elena Cardinali

- Fonte: Città Nuova editrice


La gravidanza. Una nuova vita "prende forma". Come vivere questo momento con serenità e consapevolezza? Come entrare in dialogo con il nascituro? Tre domande a Gino Soldera, autore de Mamme e papà (Città Nuova, 2014) sull'affascinante mondo della vita prenatale.

Mamme e papà

D: Che cos’è l’educazione prenatale?

Gino Soldera: L’educazione prenatale è un valido e concreto aiuto per i genitori: attraverso semplici e precise informazioni sulla vita prenatale e sulle sue implicazioni, li si aiuta a realizzare un legame significativo, pieno di amore e di affettuosità con il loro bambino. Il nascituro va riconosciuto come un interlocutore vero proprio e come un protagonista della sua esistenza, ma anche come una persona dotata di  valori ed esigenze proprie da rispettare, con un progetto di vita da realizzare.                                                                              

Sappiamo che egli manifesta, a suo modo e fin dall’inizio, sensibilità e competenze straordinarie: gli è stata riconosciuta un'intenzionalità nell’azione, per la quale riesce ad apprendere molte cose già nella culla materna. Con queste premesse va ricordato che uno sviluppo armonioso del bambino in questa fase può essere favorito prevalentemente da un’azione educativa creativa, aperta e non formale da parte dei genitori.

D: Che ruolo ha in essa la madre? E quale il padre?

Gino Soldera:Il ruolo della madre è fondamentale, in quanto ella è per il suo bambino il primo nido, la prima casa: più precisamente il primo ambiente nel quale il nascituro fa le sue prime esperienze e dove riceve tutti i materiali fisici e psichici necessari alla sua formazione. La madre è anche la mediatrice tra il piccolo e il mondo: tutto ciò che ella vive, lui lo vive con lei.

Il ruolo del padre durante la vita prenatale è proteggere e garantire il benessere della madre e del figlio. Inoltre con la sua presenza concorre alla formazione del nascituro mettendo a sua disposizione energie e forze complementari a quelle materne: questo, come è stato dimostrato, rende i figli più sicuri, socievoli e dinamici.

D: Molti genitori non conoscono l’importanza dell’educazione prenatale. Come recuperare “dopo” quanto non si è vissuto “prima”?

Gino Soldera: E’ probabile che molti genitori continueranno ancora per tanto tempo a non conoscere l’importanza dell’educazione prenatale: questo perché sembra esistere una sorta di pregiudizio culturale verso questo periodo della vita che, al momento, non è stato ancora adeguatamente compreso. Anche le neuroscienze, come l'epigenetica, stanno  dimostrando che il periodo prenatale rappresenta il più importante nella vita dell’essere umano, nel quale vengono poste le basi fisiche e psichiche per la formazione dell'individuo. Ciò che più conta è che in questa fase della vita, così sensibile e delicata, il bambino venga preservato da esperienze particolarmente stressanti e traumatiche e che, al contrario, gli vengano garantiti l’amore, l’affetto e la protezione dei suoi genitori. Ovviamente non è possibile dare dopo la nascita quello che non si è dato prima, poichè ogni fase della vita ha ruoli e funzioni ben precise: a questa regola non sfugge nemmeno la fase prenatale. Quello che possono fare i genitori, in qualsiasi momento, è  cercare di entrare quanto prima in relazione con il proprio figlio, comunicare con lui,  provare a capirlo, conoscerlo, amarlo senza riserve e accompagnarlo lungo il suo cammino. L’educazione prenatale, in realtà, non è altro che un mezzo dei nostri tempi per permettere ai genitori di esprimere tutto il loro amore al figlio, senza il quale egli non può vivere, ma attraverso il quale egli può riempire di fiducia e di speranza il suo futuro.

Gino Soldera, Mamme e papà, l'attesa di un bambino (Città Nuova, 2014; pp. 202; € 13,00)

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