L’attentato di Nizza, Macron e la trappola delle vignette

Attacco terroristico oggi in Francia: un uomo ha ucciso tre persone a Nizza, nella basilica Notre-Dame de l’Assomption. Il presidente francese Macron, già schiacciato col suo governo dall’inarrestabile invasione pandemica del Covid-19 e contestato dal mondo musulmano, ribadisce la massima fermezza contro gli islamisti, già riaffermata dopo la barbara uccisione del professore di Conflans-Saint Honorine  

Verso le 9 di questa mattina, un giovane di 21 anni di origini tunisine, armato di coltello e con il volto coperto, ha fatto irruzione nella basilica Notre-Dame de l’Assomption di Nizza, nel centro della città, uccidendo tre persone, due donne e un uomo. Bloccato dagli agenti, è ora in gravi condizioni nell’ospedale cittadino.

Una guardia del consolato francese è invece stata ferita a Gedda, in Arabia Saudita. Gli attentati, condannati con forza nel Paese, anche dai rappresentanti del mondo islamico, si sono verificati nel giorno in cui il mondo musulmano celebra il Mawlid al-rasul, il compleanno del profeta Maometto.

L’attentato segue dunque le grandi polemiche dei giorni scorsi e l’avvio di un boicottaggio nei confronti dei prodotti francesi dopo una nuova vignetta satirica della rivista Charlie Hebdo che prendeva di mira il presidente turco Erdogan.

attacco-terroristico-in-chiesa-a-nizza-francia-foto-di-daniel-cole-per-apDomenica sera, il presidente francese Emmanuel Macron ha scritto su Twitter: «La nostra storia è quella della lotta contro tirannie e fanatismi. La continueremo». E ancora: «La libertà, l’adoriamo; l’uguaglianza, la garantiamo; la fraternità, la viviamo con intensità. Niente ci farà tornare indietro, mai». Infine: «Continueremo. Rispettiamo tutte le differenze in uno spirito di pace. Non accettiamo mai l’incitamento all’odio e sosteniamo un dibattito ragionevole».

Parole sagge e condivisibili. Ma le pecore erano ormai uscite dall’ovile. Il suo atteggiamento intransigente, il suo voler difendere a tutti i costi le vignette di Charlie Hebdo facendone addirittura in qualche modo un simbolo della liberté à la française, cioè quei disegni satirici all’origine della rivolta di gran parte del mondo musulmano, che si è sentito offeso da un atteggiamento denigratorio nei confronti della religione del Profeta, sta dando fuoco alle polveri.

In effetti Emmanuel Macron è da diversi giorni oggetto di forti critiche da parte del mondo musulmano. Durante un tributo reso mercoledì alla Sorbona al professore di storia e geografia assassinato, Samuel Paty, aveva così promesso di «non rinunciare» alle vignette. Un oltraggio per certi leader politici e religiosi islamici, ma anche per comuni cittadini. Risultato, un invito a boicottare le merci provenienti dalla Francia.

La quale Francia ha chiesto però ai governi arabi e musulmani di «fermare gli appelli al boicottaggio dei prodotti e delle manifestazioni francesi», provenienti, secondo Macron, da una «minoranza radicale». Le autorità francesi vogliono anche che i governanti musulmani si impegnino a «garantire la sicurezza» dei francesi che vivono sul loro suolo.

proteste-in-turchia-contro-il-presidente-francese-macron-e-contro-la-francia-foto-di-emrah-gurel-per-apIn Algeria, il capo del Partito islamista per la giustizia e lo sviluppo ha in effetti per primo chiesto il  boicottaggio dei prodotti francesi e ha chiesto la convocazione dell’ambasciatore francese. In Marocco, il ministero degli Esteri ha comunicato che il regno «ha condannato fermamente la continua pubblicazione di vignette oltraggiose per l’Islam e il Profeta», denunciando «atti che riflettono l’immaturità dei loro autori» e affermando: «La libertà di alcuni si ferma dove iniziano la libertà e le credenze degli altri». In Libia dei manifestanti hanno calpestato una bandiera francese. E così in Turchia. Scene simili sono state viste nella Striscia di Gaza. Un richiamo simbolico al boicottaggio è avvenuto anche a Bab Al-Hawa, in Siria, ma anche a Damasco e a Idlib, tenuta dai filo-turchi. In Giordania, il ministro degli Affari islamici ha affermato che «offendere i profeti non è una questione di libertà personale, ma un crimine che incoraggia la violenza».

Minori proteste invece in un Libano tramortito dall’immobilismo dei suoi governanti. Ancora, in Kuwait, il ministro degli Esteri Sheikh Ahmed Nasser Al-Mohammed Al-Sabah ha incontrato l’ambasciatrice francese: «Hanno parlato del crimine odioso di cui è stato vittima un insegnante di francese», ma il ministro ha sottolineato «l’importanza di porre fine agli attacchi alle religioni monoteiste e ai profeti in certi discorsi ufficiali». In Iraq, Rabaa Allah, l’ultima delle fazioni armate filo-iraniane, si è detto pronto a rispondere a quello che ha definito «un insulto a un miliardo e mezzo di persone». Infine, in Pakistan il primo ministro Imran Khan ha accusato Macron di «attaccare l’Islam», spiegando che il presidente francese «avrebbe potuto giocare alla pacificazione invece di creare ulteriore polarizzazione ed emarginazione che inevitabilmente porta alla radicalizzazione». Discorso a parte per Erdogan, il presidente turco, da tempo acerrimo nemico di Macron, che addirittura ha messo pubblicamente in dubbio la «salute mentale» del capo di Stato francese. Come risposta, Parigi ha richiamato in patria l’ambasciatore francese in Turchia. L’Unione europea, va detto, ha sostenuto fortemente Macron, schierandosi contro le dichiarazioni di Erdogan.

Mi si permettano tuttavia tre considerazioni semplici semplici, che introducono qualche piccolo dubbio, salutare credo, nel muro di appoggio che l’Europa ha giustamente offerto al presidente francese, visto l’eccesso delle reazioni di taluni leader del mondo arabo-musulmano che non possono essere certo considerati dei campioni di democrazia, di libertà, uguaglianza e fraternità.

In primo luogo, perché affiancare le vignette a simbolo della libertà propugnata dall’Occidente alla stregua di Notre-Dame, della dichiarazione dei diritti dell’uomo, della grande costruzione europea? Non c’è qualcosa che stride?

In secondo luogo, Macron, come riportato all’inizio, ha detto: «La libertà, l’adoriamo; l’uguaglianza, la garantiamo; la fraternità, la viviamo con intensità». Frase ad effetto, che mi si permetta di discutere: per i credenti, in effetti, solo Dio è oggetto di adorazione; e poi l’uguaglianza la si cerca di garantire, ma con risultati non sempre soddisfacenti; infine e soprattutto, la fraternità forse non è proprio vissuta con l’intensità sbandierata, qui in Europa.

In terzo luogo, Macron si era impegnato, in testa a una “implicita coalizione”, perché il Libano riuscisse a uscire dall’impasse istituzionale in cui si era infilata dopo l’esplosione del 4 agosto. Per settimane è riuscito a far sperare in un cambiamento. Purtroppo, con questa uscita si è screditato definitivamente agli occhi di quei musulmani, sciiti e sunniti, che lui stesso voleva coinvolgere nella soluzione del puzzle libanese.

Tutto questo, tuttavia, non giustifica in alcun modo quanto accaduto a Nizza e a Gedda. Attacchi inaccettabili e inammissibili, ai quali, ha detto papa Francesco, bisogna «reagire uniti al male con il bene».

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