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Cultura > Arte e Spettacolo

L’Assunta di Toledo

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

El Greco nelle ultime fasi della vita dipinge una Madonna verticalizzata e sinuosa con colori forti ed elettrici, quasi a dire la dimensione celeste dell'umanità, mai annullata nella sua pittura

Assunta di El Greco

Molti, alla fine della vita, dicono le parole più scarne. E perciò più vere. Nel campo della pittura, fra i tanti ricordiamo Michelangelo, Tiziano, Rembrandt. A Toledo, luogo d’incontro fra romanità, islam ebraismo e cattolicità, ha detto la sua ultima parola El Greco.

Era il 1613, tre anni prima Caravaggio aveva detto la sua di parola estrema, in un Davide e Golia che è uno dei lamenti più dolorosi dell’intera storia dell’arte. El Greco invece dipinge un’Assunta sinuosa e verticalizzata, come sono le sue figure. In molti hanno parlato di misticismo, di surrealismo a proposito del suo stile, ed hanno ragione.
Ma non c’è solo questo. Le figure del pittore, a ben vedere, non sono larve spirituali accese da colori forti ed elettrici, sempre in un  moto ascensionale. Gli angeli che danno un concerto accogliendo Maria a cui va incontro la colomba dello Spirito – non il Padre, come in Tiziano –e la portano verso di lui sorreggendola, quasi spingendola, hanno sotto le vesti dei corpi torniti, dei veri corpi.
E Maria stessa, donna di una bellezza bianco-bruna tipica delle ragazze del luogo, in adorazione dello Spirito non è solo mormorio estatico, ma anch’essa corpo.Trasfigurato.

E qui viene in evidenza la peculiarità del Greco: egli porta ad una dimensione celeste l’umanità, sempre. E’ forse questo il significato profondo delle sue figure allungate, dei colori accesi e innaturali, del movimento ascensionale che domina  ogni composizione. Il corpo non è eluso, nascosto, ma reale: questo corpo  viene tuttavia trasfigurato, trasferito i n una dimensione sovrumana senza per questo perdere la sua plasticità, se non per sublimarla in luce.
La luminosità del Greco, che emana da quella dell’arte bizantina e dal Tintoretto,è luce di vita, è un fiotto di un mistero che si fa reale e al contempo trasumanato.

Accade anche nel frammento paesaggistico sotto il gruppo sacro. Una veduta di un plenilunio su Toledo. La luna squarcia il cielo e le nuvole, ed appare, simbolo di purezza, abbagliante nel suo chiarore. Così che la città lievita come un fantasma accarezzato dalle  ombre. Mirabile. Come il mazzo di rose e gigli stesi da una pennellata grassa e fuggitiva, impressionistica, che dice dei fiori la sostanza e la bellezza,
Anche la natura per il Greco è trasfigurata. Ma non se ne perde la “grazia” e l’odore, come di Maria non si perde l’anima immacolata come il corpo. El Greco in definitiva parla sempre di resurrezione.
 
Toledo, Museo di Santa Cruz

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