L’arte d’allenare

Alla vigilia delle Classiche del nord, incontriamo Luca Guercilena, tecnico e preparatore atletico.
Luca Guercilena

Un caffè, una spremuta d’arancia e si entra subito nel vivo. L’agenda di Luca Guercilena è fitta d’impegni. 39 anni da compiere e un fisico atletico, “tirato” come si dice nel gergo delle due ruote, che da qualche parte nasconde la vena di chi, in bicicletta, ci è salito con assiduità e che tutt’ora non tradisce un passato da corridore di livello nelle categorie giovanili.
Luca Guercilena, è il direttore sportivo del team RadioShack-Nissan, una delle formazioni più titolate del panorama ciclistico mondiale, una sorta di Barcellona a due ruote, solamente che gli assi questa volta non si chiamano Messi, David Villa o Iniesta, ma Cancellara, Bennati, Andy e Frank Schleck.
Accantonato il ciclismo pedalato, Luca la passione per la bicicletta l’ha messa a frutto durante gli anni di studio presso l'Istituto superiore di Educazione fisica della Lombardia, iniziando ad allenare prima giovani ciclisti, per approdare in seguito al “Centro Mapei” di Castellanza, in provincia di Varese, per seguire la preparazione atletica di noti professionisti del pedale: Pozzato, Boonen, Musseuw, Virenque, Rogers,  Paolo Bettini solo per citare i “pezzi d’artiglieria”.
 
Negli anni Guercilena, ha riscosso stima e ammirazione, grazie al suo stile pacato, mite, capace, mai al di sopra delle righe. Non a caso dal novembre 2010 è presidente dell’Associazione direttori sportivi italiani, massimo organo di rappresentanza dei tecnici legati al mondo del ciclismo. Se c’è un titolo che Guercilena si è guadagnato sul campo, è quello di “professionista della metodologia d’allenamento applicata al rapporto umano”.
«Il Giro delle Fiandre, la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne-Liegi – spiega Luca – sono alcune delle Classiche – monumento del ciclismo. Corse di un giorno, dove non esiste una prova d’appello: un errore difficilmente può trovare rimedio. Per questo è indispensabile preparare queste gare già durante l’inverno, perché tutto possa funzionare al meglio. Ci sono i materiali da testare, gli obiettivi da focalizzare e di conseguenza si stabilisce la preparazione più adeguata».
Il discorso avanza fluente: «Un atleta lavora per mesi in funzione di un obiettivo, per questo il dialogo personale con il direttore sportivo gioca un ruolo fondamentale. Bisogna stabilire un contatto umano con il corridore, per capire se vive una vita privata serena e stabile; ma è opportuno mantenere anche il giusto distacco che porta a volte a dire dei “no”. È un gioco d’equilibrio».
«Il tecnico del ciclismo sa che il suo lavoro è volto ad ottenere il massimo da ogni atleta; ma ad avere la priorità è sempre e comunque la squadra. I frutti si raccolgono con le vittorie e ad alzare le braccia al cielo è sempre un singolo. È una dinamica complessa, perché è in quel momento di individualità che emerge il lavoro di gruppo».
 
In sintesi fare squadra significa garantire ad ognuno il raggiungimento di un obiettivo personale, per realizzarsi attraverso il proprio lavoro, sentendosi allo stesso tempo parte di un risultato: «Solo in questo modo la vittoria aggiunge un valore formativo, perché insieme molte persone condividono le stesse sensazioni. Non esiste scienza esatta che porta a costruire un successo. La matematica non basta. Bisogna lavorare applicandosi anche sull’ambito umano».
«Per creare tutto questo il tecnico deve avere carisma», incalza Guercilena tra un messaggio e la telefonata di Oliver Zaugg, vincitore dell’ultimo Giro di Lombardia. «Esiste una diversa predisposizione all’essere e da qui si delinea la figura del direttore sportivo che può diventare più o meno amico, compagno, maestro o figura professionale. Nel mio lavoro nutro sempre un grande rispetto per la fatica degli atleti, perché sono persone in grado di sopportare stati di fatica e di stress inimmaginabili».
Se poi gli chiedi quali sono state le soddisfazioni più grandi della sua carriera da tecnico, Luca risponde: «Portare alla vittoria i corridori con una minor dose di talento, perché questi sono i successi ottenuti riuscendo a tirar fuori da un corridore il 110 per cento delle proprie capacità. Lavorando in questo modo si è portati a dare tanto, ma allo stesso modo si riceve».

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