L’arcobaleno oltre le sbarre/2

Continua il viaggio nel mondo delle carceri alla scoperta di altri spiragli di speranza: un terrorista diventa idraulico, mentre Città Nuova finisce nella cella di un detenuto politico
Carcere Paliano

Don Francesco ha fatto conoscere alla nostra amica detenuta tante persone di Anagni e spesso è stata ospite di alcune famiglie. Nel carcere di Paliano, tra i reclusi, la semilibertà di Fulvia non è passata inosservata. Altri due ex terroristi, questa volta di estrema destra – molto noti alle cronache –, in carcere gli avevano scritto affinché aiutasse anche loro a trovare un lavoro all’esterno. Uno sapeva fare l’idraulico e l’altro chiedeva di fare il manovale in un cantiere edile. Don Francesco, coadiuvato dalla comunità parrocchiale, ha trovato per il primo un locale ad Anagni per fargli esercitare la professione di idraulico, mentre per il secondo un’impresa edile disposta a farlo lavorare.
 
Ma il giudice di sorveglianza non ha concesso ai due di fruire di questi benefici e sono rimasti in carcere. Questi due giovani hanno confessato a Fulvia che era la prima volta che incontravano persone come Tonino, Maria e don Francesco disposte a scommettere per loro. «È la prima volta che incontriamo persone che amano gli altri con tutto il cuore come voi». Uno è stato trasferito nel carcere di Bergamo, ma ogni volta che ha ottenuto un permesso per uscire, ha fatto un lunghissimo viaggio ed è sceso ad Anagni.
 
Maria riprende il racconto: «Don Francesco ci ha inviato ogni anno l’elenco dei detenuti di Paliano a cui mandare singolarmente l’abbonamento a Città Nuova, in quanto era stato anche invitato dal direttore del carcere a far parte dell’equipe direttiva con la qualifica di volontario e a fare i colloqui con i detenuti che lo richiedevano. Dopo qualche tempo ci ha scritto che il clima e i rapporti nel carcere erano cambiati: erano improntati a maggiore comprensione e apertura ai valori umani. Don Francesco, essendo parroco, aveva sensibilizzato molto la sua comunità parrocchiale ad amare concretamente i carcerati e nelle festività più solenni dell’anno venivano offerti loro pasti ben preparati e confezionati dalle signore della parrocchia».
 
«Ovviamente non tutti erano d’accordo – ci ha spiegato Tonino –. Ad esempio nel carcere c’era anche un detenuto politico – A.S. – che aveva detto agli agenti: “Non mi mandate preti in cella”. L’avevamo abbonato a Città Nuova lo stesso. Leggendo nella rivista del viaggio di Chiara Lubich in Brasile (1991) con il lancio dell’Economia di Comunione, è rimasto molto colpito e con la rivista in mano ha voluto incontrare don Francesco. Nella prima parte del colloquio ha parlato sempre lui. Poi ha preso la parola don Francesco e ha raccontato la sua esperienza. Il brigatista non ha più parlato. Ha ascoltato attentamente, ha cominciato ad annuire conquistato e ha iniziato un cammino di approfondimento».

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