L’Aquila, a Collemaggio il papa concede l’indulgenza plenaria per un anno

Una visita carica di significato in occasione della Perdonanza celestiniana per i parenti delle vittime del sisma, la comunità dei fedeli e i carcerati. Il messaggio di solidarietà per il Pakistan e di pace per l’Ucraina.
Papa Francesco apre la porta santa della basilica di Collemaggio, L'Aquila. Foto LaPresse.

È un rituale antico, quello della Perdonanza celestiniana nella basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila. Giunto alla sua 728 sima edizione ha avuto, domenica 28, l’onore di ricevere papa Francesco in occasione dell’apertura della Porta Santa. Un evento storico, dato che si tratta della prima volta che il rito di apertura della porta viene officiato da un pontefice.

Papa Bergoglio è arrivato alle 8:45 e ha incontrato dapprima i fedeli in piazza Duomo – e tra loro i terremotati del 2009 –, per poi recarsi nel piazzale di Collemaggio per le celebrazioni e il rito dell’apertura della Porta Santa nella basilica restaurata dopo il terremoto dell’aprile 2009 in cui persero la vita 309 persone.

Prima tappa della giornata ed anche della visita pastorale, come dicevamo, a piazza Duomo, con i terremotati del capoluogo abruzzese. Papa Bergoglio, che fa seguito alla prima visita di Benedetto XVI agli aquilani immediatamente dopo il sisma nel 2009, ha espresso così la sua vicinanza ai familiari delle vittime: «Voi, gente aquilana, avete dimostrato un carattere resiliente. Radicato nella vostra tradizione cristiana e civica, ha consentito di reggere l’urto del sisma e di avviare subito il lavoro coraggioso e paziente di ricostruzione». Ha poi richiamato la necessità di fare una ricostruzione non solo materiale, ma anche «spirituale, culturale e sociale della comunità civica e di quella ecclesiale».

Ha infine invitato la popolazione «a fare tesoro del dolore» e a pensare ad un impegno per la ricostruzione «lungimirante». Tra le personalità presenti, il cardinale Giuseppe Petrocchi, oltre al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio ed al sindaco Pierluigi Biondi. L’arcivescovo metropolita de L’Aquila più tardi, nella stessa giornata, ha raccontato in tal modo la sua comunità: «Insieme al terremoto geologico si sono registrati sciami sismici di tipo spirituale, psicologico, relazionale, che hanno prodotto ferite profonde nella mente e nei sentimenti della nostra gente, sconvolgendo tradizioni e stili di vita consolidati. La popolazione non si è arresa davanti alla tragedia, ma ha reagito».

Sempre nella stessa piazza il papa ha salutato, inoltre, una delegazione di 20 persone tra detenuti ed ex detenuti, indicandole come «segno di speranza nella ricostruzione umana e sociale», anche se ancora «nelle carceri ci sono tante, troppe vittime».

Dopo una visita privata, con caschetto in testa, alla cattedrale di San Massimo a Forcona, ancora inaccessibile a causa del sisma e accompagnato dal cardinal Petrocchi, il papa ha incoraggiato la cittadinanza con un affettuoso: «Jemo ‘nnanzi’ (“andiamo avanti” in aquilano, ndr.)».

Arrivato nella piazza di Collemaggio, blindata per l’occasione e accessibile soltanto a quasi 5mila persone, si è svolto il rito della Perdonanza. Istituita il 29 settembre 1294 con la “Bolla Inter sanctorum solemnia” da papa Celestino V e anticipazione del Giubileo del 1300 sotto Bonifacio VIII, la Perdonanza si avvale di un rito affascinante e al tempo stesso carico di significato: tre colpi alla Porta Santa della basilica con il bastone d’ulivo del Getsemani.

A precedere il gesto, la celebrazione eucaristica e l’Angelus, durante i quali papa Francesco ha affermato: «L’Aquila sia davvero capitale di perdono», ma ha anche detto «non solo una volta all’anno, ma sempre, tutti i giorni. È così, infatti, che si costruisce la pace, attraverso il perdono ricevuto e donato» proprio in virtù dell’immenso dono che Papa Celestino V le ha lasciato.

Inoltre, il pontefice ha voluto accennare alla figura di Pietro da Morrone, non come quella del papa del “gran rifiuto” di Dante, quanto di un uomo del “sì” e profondamente umile.

Inoltre, Francesco ha ricordato le alluvioni in Pakistan e la guerra in Ucraina, ma anche gli altri conflitti nel mondo, ed ha affermato: «Troppe volte si pensa di valere in base al posto che si occupa in questo mondo. L’uomo non è il posto che detiene, ma è la libertà di cui è capace». Ha poi continuato: «Finché non comprenderemo che la rivoluzione del Vangelo sta tutta in questo tipo di libertà, continueremo ad assistere a guerre, violenze e ingiustizie, che altro non sono che il sintomo esterno di una mancanza di libertà interiore». A tal proposito gli ha fatto eco anche il cardinal Petrocchi che a termine della celebrazione ha detto: «La Porta Santa della Perdonanza verrà aperta non solo ai pellegrini che visiteranno questi luoghi, ma sarà spalancata sul mondo intero. Speriamo che tutti i popoli, specie quelli lacerati da conflitti e da divisioni interne, possano varcarla, idealmente, e ritrovare le vie della solidarietà e della pace».

Poi alle 11.45 l’elicottero con a bordo papa Francesco ha lasciato L’Aquila, non senza l’ultimo e prezioso dono del pontefice alla comunità aquilana e cristiana tutta. Riguarda l’indulgenza plenaria che per concessione papale non terminerà la sera del lunedì 29, con la chiusura della Porta Santa come previsto della Bolla celestiniana ma si prolungherà fino alla prossima Perdonanza del 2023. Fino al 28 agosto del prossimo anno, infatti, sarà concesso ai pellegrini che si recheranno a Collemaggio, di ottenere la remissione dei peccati o prendendo parte ai ai riti in onore di San Celestino V o raccogliendosi in preghiera «al cospetto delle spoglie del Santo per un congruo spazio di tempo».

Per approfondire leggi: “Quando un papa si dimette (la storia di Celestino V)” di Mario Dal Bello.

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