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Cultura > Itinerari

L’Anticristo secondo Solov’ëv

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Il grande filosofo russo presagì la crisi del cristianesimo verso la fine del XX secolo e prima di morire scrisse per i credenti in Cristo uno sconcertante racconto ammonitore

Vladimir Sergeevic Solov’ëv. Immagine di dominio pubblico proveniente da Wikimedia Commons.

Nel Nuovo Testamento l’Anticristo – colui che, opponendosi al padre e al figlio, si innalza sopra ogni essere vivente proclamandosi Dio – è evocato esplicitamente nella prima e seconda lettera di Giovanni, e nella seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi; e, implicitamente, nell’Apocalisse di Giovanni, sotto le immagini simboliche delle due bestie e dei falsi profeti che contrastano il disegno divino prima della fine.

A occuparsi in epoca moderna di questa misteriosa figura di seduttore dei popoli è stato il massimo filosofo russo Vladimir Sergeevic Solov’ëv, artefice di una sintesi armonica tra fede e ragione, tra teologia e filosofia, e autore di capolavori come le Lezioni sulla Divinoumanità, I fondamenti spirituali della vita e soprattutto I tre dialoghi e Il racconto dell’Anticristo: il suo testamento spirituale, in quanto poco dopo, il 31 luglio del 1900, si spegneva a soli 47 anni. Tre anni prima si era distaccato dalla Chiesa ortodossa per aderire a quella cattolica fondata sulla pietra che è Pietro.

Ritenuta unanimemente il capolavoro filosofico e letterario di Solov’ëv, quest’opera – alla portata di tutti per lo stile facile, tipico di una conversazione mondana – rientra tra i “dialoghi”, un genere letterario perfezionato se non inventato da Platone. Dopo essersi incontrati casualmente nel giardino di una villa nel sud della Francia, sulle coste del Mediterraneo, 4 personaggi russi discutono di questioni teologiche, filosofiche e morali dando voce ciascuno alla propria “verità”: il generale, l’uomo politico, il principe, la dama di mezza età e infine il signor Z., portavoce dello stesso Solov’ëv.

Cristiano senza compromessi, presago della grande crisi che avrebbe colpito il cristianesimo negli ultimi decenni del ‘900, nonché fervente sostenitore della riconciliazione fra l’Oriente e l’Occidente cristiani, nel sorprendente Breve racconto dell’Anticristo letto dal signor Z., che conclude i Tre dialoghi – racconto che segue la traccia dell’Apocalisse di Giovanni ma è ambientato nell’attuale epoca secolarizzata –, Solov’ëv delinea con lucidità la figura di un superuomo dotato di ogni sapere e virtù, uniti ad una spiccata capacità di trovare soluzioni pratiche. Si tratta di un acuto esegeta laureato ad honorem dall’università di Tubinga, autore del saggio La via aperta verso la pace e la prosperità universale, che gli ha procurato fama e consenso universali; un filantropo apparentemente in linea con i valori cristiani, il cui messaggio tuttavia – basato sul trionfo del bene apparente – nasconde un abisso di male; un ecologista, un ecumenista impegnato anche nel dialogo interreligioso, che si è assunto il compito di pacificare l’umanità e di ridare unità ai cristiani divisi da secoli. Con così tante benemerenze, chi gli negherebbe un Premio Nobel, benché non abbia citato nemmeno una volta il nome di Cristo?

In realtà, questa figura carismatica che vuol far progredire l’umanità per un cammino facile e piacevole, è venuta a “correggere” la dottrina del figlio di Dio, a suo avviso troppo esigente per poter essere messa in pratica. Non importa se questa felicità a buon mercato contraddice il vero messaggio evangelico. Sollecitato dall’ambizione sfrenata di vedere il mondo intero prostrato ai suoi piedi, il superuomo viene eletto prima presidente degli Stati Uniti d’Europa e poi acclamato imperatore a Roma. Riuscirà perfino a convocare a Gerusalemme un concilio ecumenico con l’intento di unificare le diverse confessioni in una sola entità guidata da lui. Senonché, nel momento stesso della sua apoteosi, verrà smascherato come l’Anticristo da pochi veri credenti: lo starets (guida spirituale, ndr) ortodosso Giovanni, il teologo protestante Ernst Pauli, e il papa Pietro II, che incarnano le diverse anime della cristianità.

Nei Tre dialoghi va letta in trasparenza anche la polemica di Solov’ëv nei riguardi di Tolstoj, che negli stessi anni di stesura di quest’opera si era fatto banditore di un “nuovo cristianesimo” che, rifiutando la risurrezione di Cristo, riduceva il messaggio evangelico a ideologia, a una serie di norme morali da seguire, benché attinte dalle Beatitudini.

Chiariscono meglio lo scopo dell’autore questi brani dalla sua Prefazione: «È forse il male soltanto un difetto di natura, un’imperfezione che scompare da sé con lo sviluppo del bene oppure una forza effettiva che domina il mondo per mezzo delle sue lusinghe sicché per una lotta vittoriosa contro di esso occorre avere un punto d’appoggio in un altro ordine di esistenza? Questo problema vitale può essere studiato con chiarezza e venire risolto soltanto all’interno di un completo sistema metafisico. Per quanto io abbia già cominciato a lavorare su questo argomento per coloro che hanno attitudine e sono inclini alla speculazione, tuttavia sento quanto il problema del male sia importante per tutti».

«Questo racconto (da me letto preventivamente in pubblico) ha suscitato e nella società e sulla stampa non poche perplessità e varie interpretazioni di cui la causa principale è molto semplice: l’insufficiente conoscenza da parte nostra della rivelazione della parola di Dio e delle tradizioni della Chiesa circa l’Anticristo».

«Del resto io sono profondamente convinto che il discorso per lo smascheramento della menzogna deve essere condotto fino in fondo e se anche al momento non producesse alcun influsso benefico su chicchessia, tuttavia al di sopra del soggettivo adempimento di un dovere morale da parte di colui che parla, rimarrebbe ancora una misura sanitaria, spiritualmente apprezzabile nella vita della intera società e ad essa sostanzialmente utile e nel presente e nel futuro».

Un testo affascinante da meditare, un monito per l’oggi, specie per quanti si lasciano incantare da sedicenti costruttori di un paradiso terrestre totalmente umano, senza Dio.

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