L’aneurisma e la grazia

A58 anni la mia vita era ancora intensa, molto attiva, a volte un po’ frenetica. Con due figli, un marito molto occupato, una mamma anziana e negli ultimi anni malata, il tempo non era mai sufficiente. Nella settimana di Pasqua del ’94 io e mio marito siamo andati alcuni giorni al lago, una piccola vacanza che desideravamo da anni. Noi due soli. Ero serena, contenta, potevamo godere insieme un po’ di riposo, facevamo progetti. Improvvisamente, senza motivo apparente, ho provato un forte malessere, seguito da dolori lancinanti alla testa. Ho subito capito che il problema era serio. Siamo tornati immediatamente in città. Sono arrivata in ospedale ormai priva di coscienza. Si trattava di un aneurisma cerebrale, nella sua manifestazione più grave, quella che concede pochissime possibilità di sopravvivenza. I medici dubitavano fortemente di potermi salvare, ma sono stata immediatamente operata. Dieci ore di intervento, miracolosamente riuscito, come dissero i medici. Sono seguiti un mese in rianimazione, senza mai riprendere coscienza, un altro in terapia intensiva e infine quindici giorni in corsia. Non riuscivo ancora a reggermi seduta sul letto, ma ho cominciato a riconoscere i miei figli e mio marito che dovevano venire a imboccarmi, non essendo io ancora in grado di farlo. Sono stati poi necessari ricoveri in ospedali di riabilitazione. Solo a ottobre ho potuto tornare a casa. Cominciavo a capire qualcosa e a dire qualche parola, ma l’aiuto determinante è venuto dalla presenza e dall’amore dei miei cari. Mia figlia era ancora in casa, stava terminando gli studi e mi seguiva continuamente. Si erano rovesciati i ruoli, mi abbandonavo a lei come fosse mia madre. Lentamente ho ripreso a parlare, intense terapie di riabilitazione, anche dolorose nei primi tempi, mi hanno riportato a un minimo di mobilità. A Natale riuscivo a muovere qualche passo in casa con il girello, a parlare e soprattutto a gioire ancora, proprio io, che avevo sempre considerato non vita quella di chi era costretto in carrozzella. I primi passi sono stati possibili dopo una lunga riabilitazione in un noto centro della mia città, dove sono venuta a conoscenza di una grande varietà di casi, dai più semplici ai più dolorosi, quelli che vedi solo in qualche flash televisivo. Una realtà che resta sconosciuta alla maggioranza e che vista dal vivo ha tutt’altro impatto. Lì incontri proprio il Cristo sofferente. Ad alcuni puoi donare solo il sorriso e la tua vicinanza fisica. Ad altri puoi parlare. In questo caso mi sono accorta che sapevo dire parole che certamente non venivano da me. Di alcuni sono diventata amica e ancora ci vediamo e ci sentiamo. Ho acquisito una capacità di ascolto e una comunicativa che non avrei mai immaginato al punto di pensare qualche volta: Non sono io che parlo… Negli anni seguenti molte cose sono avvenute e la mia vita è molto cambiata. La prova più difficile ho dovuto affrontarla tre anni dopo, quando è mancato mio marito: sembrava impossibile per me continuare a vivere. Ci eravamo conosciuti quando eravamo ancora studenti. Come mio marito, ho avuto fin dall’infanzia una formazione religiosa nell’ambito dell’Azione cattolica. Poi, ormai universitaria, ho frequentato la Fuci. Lì l’ho conosciuto: allora era il presidente della sezione della città. Sono rimasta subito attratta da quel giovane intelligente, colto e molto impegnato anche nel sociale. Presto è scattata da parte di entrambi una forte simpatia. Abbiamo collaborato in molte iniziative. Insieme frequentavamo incontri e corsi di studi in diocesi. Ci siamo sposati, abbiamo avuto due figli, la nostra vita ci sembrava completa e gratificante, nonostante i problemi che non risparmiano nessuno. Senza di lui mi sembrava di essere diventata un automa. L’unica sensazione che rimaneva viva era un dolore muto per un distacco che non riuscivo ad accettare. Ma ancora una volta mi sono resa conto che Dio è fedele e non può lasciarti sola. È stato in questo periodo che un’amica mi ha parlato di un gruppo della Parola di vita. Ora gli incontri si svolgono a casa mia. Infine, a rendere completa la mia gioia, sono arrivati tre splendidi nipotini. La vita può sempre sorprenderci.

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