Migranti, Lampedusa al collasso

Continui sbarchi di migranti a Lampedusa anche se il turismo è in ripresa. Il sindaco Totò Martello chiede lo stato di emergenza.

Quindici sbarchi in 24 ore. L’isola di Lampedusa è al collasso. Nel centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, che dovrebbe accogliere non più di 95 persone, ieri ce n’erano 800. Questa mattina altri 200 migranti sono stati trasferiti a Porto Empedocle: nel centro sono rimaste 650 persone. Qualche giorno fa erano addirittura 950. La situazione è in continua evoluzione.

Agli sbarchi di migranti si verificano con i cosidetti “approdi autonomi”, che però in una piccola isola come Lampedusa vengono presto individuati. La Capitaneria di Porto è riuscita ad individuare 103 persone, approdati con i “barchini”, provenienti da Tunisia, Libia, Bangladesh.

A Lampedusa i migranti rimangono per pochi giorni. Oggi e domani si stano trasferendo sulla terraferma. Per i trasferimenti si utilizzano anche i traghetti di linea che operano in direzione di Porto Empedocle.

A Lampedusa è arrivata la ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, che ha concordato alcuni interventi con la Prefettura e l’amministrazione locale. Lamorgese ha assicurato che saranno eseguiti i test sierologici su tutte le persone che sbarcano a Lampedusa. Poi è arrivato anche l’ex inquilino del Viminale Matteo Salvini. Salvini, accolto da alcuni supporter, ha filmato in diretta alcuni approdi al molo Favarolo, poi ha rilasciato dichiarazioni pesanti. Questi non sono naufraghi, c’è un vergognoso traffico di esseri umani. Questa non è immigrazione, ma caos, è un business». Ha attaccato il governo definendolo «complice degli scafisti» ed ha aggiunto: «Non vedo l’ora di tornare al governo con gente seria per richiudere i porti ai delinquenti e riaprirli alla gente perbene».

Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello ha chiesto alla ministra Lamorgese la dichiarazione dello stato di emergenza. «Ci aspettiamo che il governo accolga la nostra richiesta – spiega Martello – l’isola ha bisogno di un’attenzione particolare e non comprendiamo perché ciò non accade».

Intanto, dopo il lockdown, l’isola ha ripreso la sua normale attività. Nel periodo clou per i flussi turistici, gli alberghi sono nuovamente pieni di turisti. Nell’isola, l’attività economica è in ripresa, anche se c’è il timore che la presenza dei turisti, provenienti da varie parti d’Italia e d’Europa, possa portare con se qualche rischio in un’isola che, per tutto il periodo del’emergenza, non ha fatto registrare nessun caso di Covid-19.

«La nostra isola – spiega l’ex sindaco Giusi Nicolini – ha sofferto molto a giugno. Mancavano i collegamenti, i biglietti aerei avevano un costo eccessivo, la ripresa è stata molto timida. Oggi, la stagione turistica sembra essere in ripresa: vedremo solo più avanti quali saranno i dati statistici. Riscontriamo, purtroppo, la negligenza del governo nel non adottare un piano nazionale serio in questo frangente di pandemia. La soluzione delle navi da quarantena, che hanno costi molto alti, non è ottimale. Si spendono oggi 60.000 euro al giorno. Si tratta di cifre che potrebbero essere investite nell’allestimento di strutture che potrebbero essere utilizzate anche dopo. Ad oggi, invece, finita la quarantena, rimane per il governo il problema di dove collocare questi migranti».

Nicolini teme anche per l’ordine pubblico. «Abbiamo saputo di molte fughe. Purtroppo è normale che accada. Al naturale senso di disorientamento che sempre accompagna chi sbarca in Sicilia, si aggiunge l’incertezza sul loro destino. Non è chiaro per loro perché devono rimanere reclusi e per quanto tempo. Le fughe, purtroppo, sono un fenomeno fisiologico e non si riesce ad arrestarle. Manca un piano serio per l’accoglienza dei migranti in condizioni di sicurezza».

Per la sua isola, che ha governato per cinque anni, fino al 2017, Nicolini chiede un piano di interventi serio. «L’isola ha bisogno di interventi particolari che permettano di affrontare e risolvere i problemi dell’insularità. I nostri problemi non sono legati ai migranti, che rimangono isolati nel centro di Imbriacola e poi vengono trasferiti. Non serve un piano emergenziale per un’emergenza che, per ora, non c’è.  Serve un piano di interventi mirati ed un programmazione a lungo termine per superare l’insularità, per una migliore condizione della vita e dei servizi che devono essere garantiti».

Intanto, la vita prosegue e, con essa, anche la programmazione amministrativa. Stamattina, il sindaco Martello si è occupato della “Porta d’Europa”.  «Il monumento è ormai un simbolo della mostra isola e della nostra storia di accoglienza – spiega – è necessario anche un intervento di restauro. La Coop di Firenze ha dato la sua disponibilità per un intervento mirato alla raccolta fondi. Stiamo programmando gli interventi con l’artista Mimmo Palladino. Abbiamo appena concluso una videoconferenza per mettere a punto tutto quanto necessario».

 

 

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